Un contributo alla riforma del fisco (di Roberto Torelli Innocenti)

equità fiscaleGli imprenditori che lavorano anche per lo Stato devono essere pagati, su questo nulla da dire, ma è questa l’occasione per farsi anche una domanda: qual’ è il loro concorso alle spese pubbliche? Il MEF ci dice che: gli imprenditori, i liberi professionisti e gli autonomi concorrono alle spese pubbliche (art. 53 Cost.) con un misero 5% dell’intero gettito IRPEF pur possedendo (sommerso compreso) il 75% dell’intero reddito nazionale. La differenza di queste due cifre appartiene ai lavoratori dipendenti e pensionati. Ciò significa che queste 2 categorie di cittadini concorrono alle spese pubbliche con il colossale 95% dell’intero gettito IRPEF ma possedendo solo un misero 25% dell’intero reddito nazionale.

Ecco, se volessimo fare una battuta potremmo dire che, se gli imprenditori dovessero essere pagati con ciò che versano allo Stato, fallirebbero in un istante. A pagare il loro lavoro (se e quando saranno pagati, ovviamente) sono i loro dipendenti e tutti gli altri dipendenti e pensionati che pagano, appunto, il 95% dell’intero gettito IRPEF!

costituzione art 53Per evitare questa gravissima situazione sociale occorre ricorrere alla Costituzione applicando l’articolo 53 mettendo a imposizione non il reddito, ma la capacità contributiva. Ciò significa” comprendere, insieme a tutti i redditi comunque conseguiti, tutte quelle spese primarie occorrenti per le esigenze della vita quotidiana e sulla differenza dei loro importi applicare aliquote IRPEF progressive” ( Assemblea Costituente 23 maggio 1947 per l’approvazione dell’articolo 53 della Costituzione).

Le spese citate dimostrate dalle ricevute fiscali avranno l’effetto di fare emergere tutti i redditi effettivi di chi vende beni consumi e servizi cioè di chi concorre alle spese pubbliche con quel misero 5% dell’intero gettito IRPEF. Allora anche gli imprenditori che lavorano per lo Stato, avranno tutte le loro ragioni per chiedere il rispetto delle scadenze dei pagamenti loro dovuti. Non solo, ma facendo emergere tutto il sommerso avremmo a disposizione 260 miliardi annui per ridurre l’IRPEF a chi paga quel colossale 95% dell’intero gettito IRPEF in modo da fare avere nelle buste paga e pensioni medio basse qualcosa come 2700 euro annui netti ed a pagarli saranno gli evasori.

Così i consumi di base potranno ripartire ed automaticamente anche l’occupazione, potremo ridurre l’età pensionabile per favorire il ricambio generazionale. Non solo, ma con gli altri miliardi rimanenti, circa 180, potremo iniziare a ridurre il debito pubblico e pagare meno interessi. Potremo garantire, in modo strutturale, i diritti sociali previsti nella prima parte della Costituzione: sanità pubblica, pubblica istruzione, previdenza e assistenza, reddito minimo garantito nel periodo di disoccupazione, avviare un nuovo tipo di sviluppo applicando l’articolo 9 della Costituzione salvaguardando e sviluppo il territorio, valorizzare i beni ambientali, sviluppare la ricerca scientifica. In sintesi: l’applicazione della Costituzione economica per uscire dalla crisi economica, sociale, culturale e politica.

Roberto Torelli Innocenti

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