Un paese paralizzato nel vuoto di responsabilità

Coglie il segno Antonio Polito oggi sul Corriere (www.corriere.it ). Chi decide? Si domanda. Da molti anni i rappresentanti dei pubblici poteri sono paralizzati. “La paura delle Procure e della Corte dei Conti spinge chiunque abbia il potere di agire a soprassedere, a temporeggiare, ad aspettare che firmi un altro, a chiedere un «parere» che lo metta al riparo, in modo che la sua responsabilità si diluisca in quelle di altri dieci, per evitare di doverne rispondere un domani”.

Lo abbiamo visto a Venezia la notte del disastro ricorda Polito. I commissari del Mose potevano decidere di mettere in funzione le paratie facendo un collaudo straordinario nel pieno di un’emergenza. Hanno preferito non rischiare. Cosa esattamente? Come afferma in un’intervista a Repubblica il “padre” del Mose l’ingegnere Alberto Scotti le barriere si potevano alzare, ma senza certezza dell’effetto. Di fronte alla catastrofe su Venezia i due commissari non hanno voluto prendersi la responsabilità di tentare.

Scrive Polito: “La colpa della paralisi totale della pubblica amministrazione, che è molto ben visibile nello stallo delle opere pubbliche di ogni genere, non è infatti dei singoli funzionari. La colpa è del legislatore. Nel corso degli anni il Parlamento ha costruito una trama inestricabile di norme, spesso demagogiche, sull’onda della pressione dell’opinione pubblica. Una montagna di leggi-manifesto che ha avuto un duplice effetto: accrescere quella discrezionalità dei dirigenti che puntava invece a limitare, consentendo loro di scegliere come in un cesto di frutta la norma che preferiscono, o di non sceglierla affatto e aspettare; e d’altra parte allargare il ventaglio di presunte irregolarità e omissioni su cui la giurisdizione penale e amministrativa può indagare. Il risultato è la fuga dalla responsabilità”.

La burocrazia è concentrata sull’adempiere ai mille atti e procedure previste dall’enorme quantità di leggi e regolamenti in vigore, il cui mancato rispetto potrebbe un giorno condannarla, se le cose vanno male. Quantità che viene costantemente incrementata da politici che usano le leggi come manifesti elettorali incuranti degli effetti concreti. Che molto spesso dipendono da regolamenti attuativi che non vengono mai scritti dalla stessa burocrazia che dovrebbe applicarli.

Oltre a questo c’è poi la confusione dei poteri che i politici hanno creato. Il Paese è per metà federalista e per metà centralista. Su ogni singola decisione incidono così una miriade di enti, comuni, province, regioni, provveditorati, prefetture, sovrintendenze. Come esempio valgano le province, formalmente abolite, ma lasciando intatte le funzioni. Così mancano i fondi e manca chi se ne assuma la responsabilità.

Osserva Polito che “la paralisi è tale che per evitare la matassa delle norme annodata dal legislatore si finisce con il dover concedere poteri speciali per eluderle. La disgraziata storia del Consorzio Venezia Nuova, nato proprio per fare il Mose, dimostra che il rimedio può essere molto peggiore del male”. La reazione dello Stato è stata di decidere un super commissario al posto dei due commissari, la convocazione di un Comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia e la previsione che il Mose si completerà nel 2021. Forse. Tutto qui di fronte al disastro e alla possibilità che si ripeta, dati i cambiamenti climatici, per anni fino a quando il Mose entrerà in funzione. Ammesso e non concesso che funzioni veramente.

Conclude Polito: “quando i socialisti andarono per la prima volta al governo, nel secolo scorso, pensavano di poter finalmente entrare nella «stanza dei bottoni». Poi Pietro Nenni ci entrò e scoprì che non c’erano i bottoni. Oggi, mezzo secolo dopo, non c’è neanche più la stanza. È questo il nostro problema: la scomparsa della decisione”.

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