Un tempo per esserci e io ci sto! Appello ai precari (di Rossella Aprea)

Riproponiamo dal sito www.lib21.org il primo di una serie di articoli dedicati a precari. Che le persone svolgano un lavoro dignitoso e che dia i mezzi per vivere non è solo un affare privato dei singoli individui, ma è un fondamento della nostra Repubblica. Per questo il lavoro è uno dei caratteri essenziali della condizione di cittadino. Il lavoro non è un tema da economisti, sindacalisti o esperti di politica. Il lavoro è un tema per cittadini.

Noi non ci siamo e nessuno perde occasione per approfittarne, per utilizzarlo a proprio vantaggio. Non ci siamo, anche se siamo tanti. Milioni. Non ci siamo, eppure gran parte dell’economia di questo Paese si regge su di noi. Non ci siamo, anche se saremo noi il futuro di questo Paese. Non ci siamo, siamo solo dei figli, a cui nessuno concede il diritto e il rispetto di diventare grandi. Non ci siamo per l’economia, per il governo, per gli altri, per chi un lavoro ce l’ha, forse persino per i nostri genitori, che ci mantengono. Non ci siamo né come singoli, né come entità, come categoria. Non ci siamo quando si parla di diritti e di tutele e non ci siamo nemmeno quando si parla di abusi e sfruttamento. Assistiamo alla nostra realtà immersi in una serie di assenze che dovremmo percepire come intollerabili, ma delle quali non siamo ormai neanche più consapevoli. Assenze, mentre questo è un tempo per esserci. Assenza di fiducia, assenza di futuro, assenza di opportunità, assenza di rispetto, assenza di cultura, assenza di civiltà. Assenza di vita. E in tutta questa assenza ci sentiamo soli. Noi siamo soli. Così, soli e confusi, ancor più rassegnati, ci accontentiamo di sopravvivere e non di vivere, ci accontentiamo del poco che ci viene concesso senza pretendere, senza costruire per ottenere di più di quello che ci permettono in questa vita.

E invece quanto mi piacerebbe smentire, sorprendere, far ammutolire quanti hanno saputo usare solo parole critiche e offensive nei nostri confronti, specie in questi giorni. Quanto mi piacerebbe vederli cambiare atteggiamento passando dalle offese alle blandizie, perché siamo diventati degli interlocutori reali, forti e risoluti. Quanto mi piacerebbe che tutti noi ci rendessimo conto di quanto sia insensato e stupido perseguire solo i nostri piccoli interessi, lasciando che sopravvivano particolarismi e frammentazioni, che ci rendono solo deboli e inconsistenti. E quanto mi piacerebbe non sentirmi più così sola, ed essere parte di un grande movimento collettivo, che riaccenda la speranza nel presente e nel futuro. Come mi piacerebbe, perciò, che ogni singolo precario, e tutta la miriade di organizzazioni settoriali di precari, grandi e piccole, rispondessero a questo appello con una sola frase. IO CI STO! Ecco, questo diventerebbe il nostro tempo per esserci, e non saremmo più soli, confusi, avviliti, derisi e sfruttati, ma ci saremmo anche noi in questa società. Un grande movimento sociale, che potrebbe cominciare a cambiare la realtà. Ci si salva solo a patto che lo si faccia insieme, io non vedo altro. E dalle labbra di coloro che pronunciano solo prevedibili parole di sfiducia, vorrei potessero venire parole come quelle di Aldo Capitini: “Mi vengono a dire che la realtà è fatta così, ma io non accetto” e ancora convincersi e convincere gli altri che “Non è detto che sia immutabile la realtà dove il pesce grande mangia il pesce piccolo”. Chi accetta questo mondo, non ne diviene forse responsabile? Io non lo accetto e voglio esserci. Questo è il mio tempo e tutto comincia da ciascuno di noi, perciò prima di chiedere a voi, comincio io a rispondere a questo appello, per creare una grande rete di uomini e donne precari, che sfruttando la rete virtuale, riescano finalmente a costruire insieme iniziative concrete per cambiare. IO CI STO! E tu?

Una precaria

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