Una lettera sulla distruzione del liceo Caetani a Roma (di Amelia Cosentino)

Caro civicolab,

sono Amelia Cosentino, lavoro nelle scuole come A.E.C. (assistente educativo culturale). Oggi 21 dicembre mi sono recata all’istituto Caetani di piazza Mazzini a Roma, dove seguo un ragazzo autistico, per riprendere il lavoro dopo un periodo di occupazione della scuola.

Quando sono entrata ho visto l’indescrivibile! La scuola completamente sfasciata tanto che, nel salire le scale, mi si sono piegate le gambe per l’impressione: sembrava come se ci fosse stato il terremoto.

Detriti, calcinacci dappertutto, puzza di escrementi dei quali, sembra, fossero pieni i corridoi fino a poco prima.

Sala computer distrutta, segreteria e ufficio di presidenza devastati, mobili e librerie divelti, poltrone tagliate, sedie catapultate giù per le scale.

Mi hanno detto che i danni sono stati calcolati in almeno 200mila euro.

Tutto ciò che è stato distrutto ha prodotto tanta di quella polvere che molti dei presenti dovevano mettere la mascherina per respirare.

I docenti, il preside, i collaboratori, tutti sono sotto shock.

Impossibile da pensare e da accettare l’idea che ragazzi di massimo 18 anni abbiano potuto esprimere tanta violenza da combinare un tale disastro. E questo senza nemmeno tirare in ballo le loro rivendicazioni e la loro protesta.

Piuttosto tutto ciò farebbe pensare alla collusione tra giovani con le idee poco chiare, sicuramente frustrati e irresponsabili, e gruppi di delinquenti e di vandali, entrati nella scuola al solo scopo di distruggere.

Qui non si tratta di proteste e di rivendicazioni; quando danni così grandi (e qualcuno dovrà prendersi le proprie responsabilità) e gratuiti sono portati alla scuola che i ragazzi dovrebbero sentire come la loro, quella che li prepara al futuro, allora occorre farsi altre domande.

Chi sono questi giovani? E le loro famiglie che fanno? Che regole abbiamo e come riusciamo a farle rispettare e, prima ancora, a spiegarle?

C’è troppa confusione! Anche da parte di chi ci governa i comportamenti e le parole non sono esemplari, nel senso proprio che non possono essere di esempio per i cittadini e per i giovani. Sembra che ognuno pensi solo ai fatti suoi.

Non si sa cosa pensare, in cosa credere e a chi e dove rivolgersi, non si sa chi ha ragione e chi ha torto. Non si sa se le leggi e le regole debbano essere rispettate e chi abbia l’autorità per farle rispettare.

Se penso a questo sento la stessa confusione che ho avvertito salendo le scale oggi del liceo Caetani distrutto.

Amelia Cosentino

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