Dopo i vaccini tocca all’ omeopatia

farmaci omeopatici

Dopo il caso vaccini adesso tocca all’ omeopatia. Non si tratta di discussioni accademiche, ma piuttosto legate a fatti di cronaca tragici. Un bimbo di sette anni è morto in seguito ad un’otite curata con prodotti omeopatici. Come nel caso della pretesa di esercitare una libera scelta sulle vaccinazioni anche per l’omeopatia ci si trova di fronte alla fondamentale ignoranza di chi non si domanda quali caratteristiche debba avere un farmaco per essere definito tale. Emerge una mentalità antiscientifica che ha radici profonde e che pretende di sostituire il metodo scientifico con singole esperienze personali, con impressioni, con intuizioni. Niente di sorprendente se pensiamo che nel passato si ricorreva anche a riti religiosi o magici come rimedio a fenomeni naturali, a malattie e ad epidemie.

omeopatiaUna rapida ricerca in rete aiuta ad inquadrare meglio la questione. La nascita dell’omeopatia si deve al medico tedesco Samuel Hahneman, che nel 1796 propose le sue teorie alla comunità scientifica. L’omeopatia è basata su due pilastri, ossia la legge dei simili e l’utilizzo di quantità infinitesimali di principi curativi. Il primo stabilisce che si deve dare al corpo una sostanza simile al malanno che lo affligge. Il secondo prevede diluizioni estreme del principio attivo (per esempio si diluisce una parte con 99 di diluente; da ciò che si ricava si prende una parte e la si diluisce di nuovo con 99 parti diluenti e così via per 10, 12, 15, 20, 30 volte).

È quindi abbastanza chiaro che nel prodotto finale non resti più nulla, se non l’acqua e lo zucchero che viene utilizzato come sostanza neutra per ottenere dei preparati solidi.

diluizioni omeopaticheUna delle critiche più vivaci all’omeopatia viene da Silvio Garattini che le ha dedicato un libro di recente pubblicazione ( Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia ) Nel libro, Garattini spiega le ragioni per cui  in un Paese civile, si­mili prodotti non dovrebbero essere disponibili non solo in far­macia, ma nemmeno sul mercato perché rappresentano un’ec­cezione rispetto a tutti i prodotti che si trovano in commercio. Immaginate se si vendesse acqua in bottiglia, con un’etichetta che la dichiari ‘vino in diluizione omeopatica’ ma a un costo molto superiore del vero vino”.

Garattini rivolge  un appello alle migliaia di medici che prescrivono e alle  migliaia di farmacisti che vendono prodotti che invece, in coerenza con la loro formazione scientifica e con i principi della evidence based medicine, dovrebbero bandire dalla loro pratica professionale.
Prescrivere rimedi omeopatici per una malattia, quando esistono prodotti efficaci, è una sottrazio­ne di terapia e rappresenta una grave omissione nei confronti del paziente che attende una cura” . Per Garattini sbagliano anche le farmacie che “non possono continuare a vende­re come trattamenti sanitari prodotti che non contengono princi­pi attivi. (…) i farmacisti dovrebbero rifiutarsi di vendere questi preparati”.

mentalità antiscientificaMa quanti sono i fruitori di questa pratica che di scientifico sembra avere solo il marketing con il quale viene venduta? Secondo diversi calcoli la percentuale di italiani che vi fanno ricorso oscilla intorno al 5 per cento della popolazione per una spesa di circa 400 milioni di euro l’anno.

Veniamo adesso al cuore della questione. Si parla di farmaci omeopatici, ma per essere definiti tali occorrerebbe almeno una qualche prova scientifica della loro efficacia. E, purtroppo per i suoi utilizzatori, non esiste alcuna prova dell’efficacia dell’omeopatia. Anzi, nel corso degli anni sono arrivate solo bocciature. Una delle ultime è quella del National Health and Medical Research Council australiano, che ha condotto un’analisi durata due anni in cui ha valutato 225 ricerche scientifiche sull’effetto dei farmaci omeopatici in oltre 68 differenti patologie. Il risultato? “Basandosi sui dati disponibili riguardo all’efficacia dell’omeopatia – si legge nel rapporto – l’Nhmrc conclude che non esistono patologie per le quali esistono prove di una reale efficacia dell’omeopatia”.

sperimentazione scientificaIn pratica i ricercatori australiani hanno esaminato gli studi che valutano e riassumono la letteratura scientifica esistente sul tema compresi quelli a favore dell’efficacia dell’omeopatia (con tanto di consultazione pubblica aperta alle segnalazioni dei cittadini).

Il risultato dell’analisi è quello sopra riportato e cioè che non esiste alcuna prova sull’efficacia dei farmaci omeopatici per la cura di nessuna patologia. Per questo, l’Nhmrc ha deciso di consigliare ai cittadini australiani di evitare l’utilizzo di farmaci omeopatici per il trattamento di qualunque malattia cronica, grave o potenzialmente tale. Infatti “Le persone che scelgono l’omeopatia potrebbero mettere a rischio la propria salute se rifiutano o ritardano l’assunzione di terapie per cui esistono invece prove di efficacia e sicurezza”.

Più recente è la decisione della Federal Trade Commission (FTC), l’agenzia governativa che negli Usa si occupa di tutela dei consumatori dal 1914, di imporre che si scriva sulle confezioni dei prodotti omeopatici “non vi è alcuna prova scientifica che il prodotto funziona“.

prodotti omeopaticiAlla base di questa decisione c’è la considerazione che per i farmaci omeopatici “la dimostrazione di efficacia si basa unicamente sulle teorie omeopatiche tradizionali e non ci sono studi validi che utilizzino metodi scientifici attuali che mostrino l’efficacia del prodotto“. In quanto tali, le affermazioni di marketing per questi prodotti sono fuorvianti e violano le leggi e le norme della FTC.

A questo punto bisogna chiedersi cosa convinca una persona a ricorrere a prodotti privi di qualunque principio attivo che chissà per quale fenomeno paranormale dovrebbero curare le malattie. L’effetto è più simile a quello comunemente utilizzato nella sperimentazione scientifica e chiamato “placebo” ossia il puro effetto psicologico di chi pensa di curarsi e invece assume solo un granulo di zucchero (pagato uno sproposito però).

Come ha giustamente osservato qualcuno restano due alternative: o ci affidiamo alla scienza o ci affidiamo alle superstizioni e cominciamo ad inserire astrologia e tarocchi negli ospedali.

Claudio Lombardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *