Vitalizi, anziani, pensioni, giovani, futuro

anziani

Dunque, se il governo dice che non poteva restituire ai pensionati l’adeguamento al costo della vita tolto nel 2011 a chi prendeva più di 1450 euro mensili perché si sarebbe trattato di sborsare 18 miliardi di euro allora ciò significa che solo da questi pensionati lo Stato ha ricevuto un contributo straordinario di 18 miliardi di euro per risanare i conti. Solo da loro e solo per il mancato adeguamento. E tutto il resto? Quanto sono costate agli italiani le manovre finanziarie che si sono succedute da allora ad oggi?

Qualunque sia la cifra si può dire che grida vendetta l’esistenza di vitalizi che vengono corrisposti a consiglieri regionali o parlamentari con le vecchie regole ovvero senza limiti di età e per qualsiasi durata del loro incarico. I nostri legislatori hanno trovato il modo di stravolgere il sistema dei diritti acquisiti e le aspettative di decine di milioni di italiani, ma si sono trincerati dietro l’intoccabilità di privilegi assolutamente ingiustificati.

arrabbiati contro i vitaliziQuesta storia deve finire e per questo gli italiani dovrebbero scendere in piazza a protestare. Chi prende vitalizi non coperti da una giusta contribuzione è un parassita qualunque sia il suo partito. Ovviamente c’è differenza tra il deputato che è stato in carica venti anni e la sgargiante ragazza di 41 anni ex consigliera della Sardegna cui regaliamo oltre 5mila euro al mese per aver occupato per un breve periodo un seggio in Regione. Ed è pure vero che magari quel deputato è andato in pensione quando anche nel pubblico impiego bastavano 20 anni di servizio (o anche meno), ma insomma sempre di privilegi si tratta. Lo vogliamo dire chiaro e forte?

Sullo sfondo di questa saga tutta italiana dei parassiti che succhiano i soldi pubblici c’è, però, un problema oggettivo per il quale non ci sono soluzioni facili. Se la spesa pensionistica in rapporto al Pil già oggi è più elevata in Italia rispetto a tutti i paesi avanzati (Giappone incluso) cosa succederà con l’aumento dell’aspettativa di vita ovvero con la crescita del numero degli anziani?

peso pensioni passateIntanto bisogna dire che oggi chi lavora paga milioni di pensioni che vengono dal passato quando sistematicamente erano più alte dei contributi versati. Parliamo di tante pensioni: dai braccianti ai commercianti, dagli artigiani ai tanti privilegiati di fondi pensionistici di categorie ricche e potenti. Parliamo anche dei prepensionamenti con i quali sono state risolte crisi industriali e aziendali a iosa. Parliamo del pubblico impiego per il quale, per anni, non sono stati versati dal datore di lavoro (lo Stato) i contributi perché erano considerati una partita di giro e così oggi si traducono in debito pensionistico.

Già se depurassimo il capitolo pensioni da questi pesi del passato frutto della mediazione corporativa pagata a debito dai governi passati la situazione sarebbe diversa. Ma il problema di fondo resta legato al numero di anziani che nel futuro dovranno essere mantenuti dai lavoratori attivi.

Sì certo, ci sarebbe il sistema contributivo e l’integrazione dei fondi pensione. Ma questi ancora non sono a regime e, comunque, saranno sempre garantiti dallo Stato perché non vi può essere certezza che assicureranno rendimenti stabili per decenni.

decisioni sul futuroSoluzioni facili non ci sono. Se imponiamo alle persone di restare più a lungo al lavoro togliamo posto ai giovani ed esponiamo gli ultra 60enni al rischio di essere licenziati perché poco produttivi. Se gli permettiamo di andare in pensione prima ci saranno pochi soldi per pagare le pensioni che dovranno essere di molto inferiori a quelle attuali cioè, spesso, al livello di povertà.

Che fare?

Ci vorrebbe una classe dirigente in grado di studiare soluzioni nuove tipo un mix programmato di pensione e lavoro con percorsi riservati a chi ha superato i 60 anni. Ma c’è qualcuno al vertice che sta progettando il futuro?

Claudio Lombardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *