Vitalizi regionali: una questione d’onore

Ci sono questioni di principio su cui si misura la verità delle parole e dei comportamenti. Ecco come i politici possono giocarsi la faccia. Oggi sul Corriere della Sera Stella e Rizzo tornano sulla questione dei vitalizi dei consiglieri regionali del Lazio e, giustamente, si domandano: “possiamo accettare, due decenni dopo la riforma Dini, che un deputato regionale di 50 anni vada in pensione dopo una legislatura monca d’un triennio, prendendo il doppio di un operaio inchiodato 42 anni e un mese in fabbrica? È un insulto. …

Sono anni che, strattonata dalla collera popolare, la politica giura d’essersi messa a dieta. E poi salta fuori che .. al Consiglio regionale del Lazio, grazie a un cavillo maligno passato in Parlamento, han lasciato tutto come prima. Ignorando il decreto Monti che vietava i vitalizi prima dei 66 anni e con meno di due legislature.”

Stella e Rizzo ricordano l’enorme sproporzione tra i contributi versati dai consiglieri che hanno “lavorato” pochi anni e le pensioni percepite. Mentre i normali cittadini si sono visti rinviare di anni la pensione (a 65 o 67 anni oppure con 42 anni di contributi) questi “miracolati” dalla politica se ne vanno a 50 anni con anche meno di 5 anni di contributi versati.

Come si fa a far passare come «diritti acquisiti» aberrazioni di quel tipo? Piuttosto di veder infangato il loro onore i politici dovrebbero combattere con ogni strumento legale e giudiziario per eliminare quelle pseudo norme che non hanno alcun fondamento giuridico e che legittimano un furto di danaro pubblico. Questo, ovviamente, se vogliono fare pace con gli italiani. Se poi non lo fanno allora si dimostrano ipocriti ed interessati ad imbiancare di belle parole la sostanza di un potere e di interessi personali che vogliono salvare a tutti i costi

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