Viviana e Gioele uccisi dall’indifferenza?

Capita spesso che di fronte a un evento tragico esca fuori qualcuno che sente il bisogno di colpevolizzare a vanvera. La Stampa di oggi pubblica un articolo dello scrittore Maurizio De Giovanni che rivela un modo di ragionare di fronte a disgrazie come quella accaduta a Caronia che è fuorviante ed ipocrita.

Cominciamo dal titolo: “VIVIANA E GIOELE, gli assassini siamo noi scimmiette abilissime a guardare altrove”.

La tesi di fondo è che ad uccidere è l’indifferenza di chi non vuole accorgersi del malessere di alcune persone e sceglie di non guardare per non intervenire.

A un certo punto dell’articolo De Giovanni scrive: “Viviana e Gioele hanno chiesto aiuto. Senza essere ascoltati, senza ricevere una mano”. E poi ancora: “Viviana aveva mostrato la sua fragilità nei giorni dell’isolamento, aveva crisi mistiche, assumeva farmaci….. eppure aveva accesso all’automobile, rimaneva sola con suo figlio, poteva tranquillamente uscire di casa come ha fatto portandolo via”.

Segue un breve elenco di casi simili nei quali non ci si è accorti del disagio psichico ed esistenziale di persone che hanno poi commesso delitti atroci. La domanda che pone l’autore è se le tragedie avrebbero potuto essere evitate se fossero state ascoltate le persone che le hanno commesse.

Viviana e Gioele sarebbero stati uccisi dai fantasmi che agitavano la mente della donna “e da tutti quelli che avrebbero potuto darle ascolto, che l’hanno vista e non hanno detto niente, che non hanno chiamato qualcuno, che si sono fatti i fatti loro, che non hanno voluto farsi coinvolgere in chissà quale pazzia”.

Di qui la conclusione che parla di “scimmiette indifferenti al dolore e abilissime a guardare altrove”.

Ebbene questo modo di ragionare non serve ed è esso stesso causa di confusione che impedisce una comprensione dei fatti. Eppure lo stesso autore ha individuato la verità annegandola, però, in una melassa di buoni sentimenti e di accorate parole ispirate che non significano niente.

L’unica frase sensata è quella riportata sopra: “Viviana aveva mostrato la sua fragilità nei giorni dell’isolamento, aveva crisi mistiche, assumeva farmaci….. eppure aveva accesso all’automobile, rimaneva sola con suo figlio, poteva tranquillamente uscire di casa come ha fatto portandolo via”.

Questo è il cuore del problema. Poiché il disagio psichico della donna era stato diagnosticato (paranoia e crollo mentale dovuto a crisi mistica), scritto nero su bianco ed era stata messa in cura cos’altro occorreva fare secondo lo scrittore De Giovanni? Lui cosa avrebbe fatto se fosse stato un suo vicino di casa? Rispondo io per lui: assolutamente niente perché niente poteva fare chiunque senza un’autorità che avesse detto: niente macchina, non deve rimanere da sola col figlio, non deve uscire di casa da sola; deve essere sorvegliata a vista. Una domanda bisognerebbe farla al marito però: aveva capito di cosa si trattava, gli avevano spiegato che la moglie poteva essere pericolosa?

Se ci illudiamo che i malati di mente (la sofferenza psichica a questo porta) sono persone assolutamente normali che devono solo essere “ascoltate” stiamo tragicamente prendendo in giro l’intelligenza delle persone.

Se, però, a Viviana fosse stato impedito di gestire il figlio, di uscire in auto da sola e quant’altro avremmo ascoltato sonore proteste in nome della libertà e della “normalità” che non va imposta a chi soffre di disagi psichici. Perché? Perché vogliamo convincerci che siamo tutti buoni e che ognuno ha la sua normalità e che le malattie mentali abbiano un’origine nel rapporto individuo-società anche se la realtà smentisce questa convinzione romantico/idealista.

Se non si può impedire ad una persona di suicidarsi almeno le si può impedire di uccidere altre persone delle quali può disporre come crede. Questo è il punto. Altro che le scimmiette indifferenti partorite dalla fantasia dello scrittore

Claudio Lombardi

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