Voci di Bruxelles: dall’Europa dei bisogni all’Europa che bisogna (di Salvatore Sinagra)

Persino nel luogo dei federalisti più convinti, lo Spinelli Forum (gruppo che si ispira al pensiero e all’opera del maggior federalista europeo del ‘900 Altiero Spinelli, animato principalmente da alcuni parlamentari verdi e liberali e a cui aderisce anche qualche socialista) che si è svolto il 25 Marzo a Bruxelles si è dovuto prendere atto di una profonda crisi dell’Unione Europea.crisi Europa

Fra i vari punti di crisi tre sono emersi attraverso il nome di paesi nei quali l’Europa ha fallito la sua missione: Cipro (collasso del sistema bancario); Ungheria (collasso del sistema democratico con la trasformazione della costituzione); Siria (irrilevanza della politica estera dell’Unione) in politica estera.

Questi tre “punti” di emersione della crisi europea si manifestano in un contesto di crisi finanziaria ed economica che fotografa una spaccatura tra i paesi che hanno aderito all’euro. Già un anno fa, lo Spinelli forum, in piena crisi greca, lanciò l’idea di creare una federazione, che includesse almeno gli Stati dell’area euro, di mettere in comune una parte del debito pubblico degli Stati e di istituire un reddito minimo europeo, ovvero un sussidio per tutti i cittadini dell’Unione Europea senza lavoro. Niente di fatto, anzi, se possibile, i fatti sono andati in direzione ostinata e contraria.

Purtroppo non esiste un governo dell’Unione Europea e il Consiglio, sembra più un’ occasione per fare “foto di famiglia” che il luogo dove si gestisce una politica comune. Ma non è nemmeno questo il punto perché ci vorrebbe una rivoluzione democratica che mettesse al centro nel dibattito europeo la volontà dei cittadini che si esprime nel voto ai partiti. Invece, tutte le campagne elettorali per le elezioni europee, dal 1979 in avanti, nei diversi paesi si sono ridotte a meri sondaggi sui governi in carica. Non vi è  stata una sola campagna elettorale veramente europea.

Ecco il punto: occorre che i partiti europei esistano ed operino effettivamente per rappresentare idee e progetti politici europei e non solo proiezioni europee di posizioni nazionali. Certo, non è cosa facile in una Unione dove si parlano 23 lingue diverse. Partiti europei? Programmi comuni? Un bell’impegno sì, ma un obiettivo strategico soprattutto che si costruisce giorno per giorno. Se ci si crede.giovani europei

L’opinione pubblica, questa presenza reale, ma inafferrabile indica che le forze euroscettiche crescono, e ciò significa che sono sempre di più quelli che credono nel declino dell’Unione Europea. Purtroppo i riscontri sono piuttosto facili e alla portata di chiunque. Una sera a Bruxelles ho chiesto come andassero le cose a un ristoratore di origini siciliane; la sua risposta è stata chiara, lapidaria ed efficace, “ormai tutta l’Europa è malata”, e mi ha parlato delle migliaia di licenziamenti in un paese che un tempo era nel cuore del mondo benestante.

Anche l’ostilità per chi è straniero cresce. Mi ha lasciato di stucco il fatto che un barista di origini napoletane  che lavora a Bruxelles si lamentasse che ci fossero troppi “marocchini” e di uno Stato che non governa le migrazioni. Come se non fosse immigrato anche lui!

A queste paure deve rispondere l’Europa. Ma l’idea stessa di unire l’Europa nasce dalla paura. Paura che non si sanasse la frattura fra il mondo tedesco (Prussia, Impero austro-ungarico, Germania) e gli altri paesi europei che in circa 70 anni, dal 1870 al 1945, ha portato allo scoppio di tre guerre, due delle quali mondiali. Questa paura è il vero atto di nascita della spinta ad unirsi che è partita di slancio al termine della seconda guerra mondiale e che ha portato alla Comunità Economica Europea e all’Unione Europea.

economia socialeMa la nuova Europa nel suo cammino non è vissuta di paura. Il welfare europeo è un modello che sta all’avanguardia in tutto il mondo ed oggi, che è minacciato, appare in tutta la sua grandezza. L’economia sociale di mercato a cui molti ancora aspirano e origine di stabilità e di benessere non poteva che nascere in un contesto di pace europea e di libertà. Attenzione, non si tratta di concetti astratti, ma di concrete condizioni di funzionamento dell’economia e della società: mercati dinamici ed efficienti, sostenibilità ambientale, sostenibilità economica di lungo periodo, sostenibilità sociale fondata sulla lotta all’esclusione declinata in termini di istruzione e di mercato del lavoro.

E’ possibile pensare che l’economia sociale di mercato diventi il sistema che caratterizza il modello europeo? Sarebbe una base forte per pensare ad altri passi in avanti.

Fa parte del modello Europa anche un sussidio di disoccupazione generalizzato o reddito minimo europeo; non sarebbe assurdo pensare ad una direttiva che renda obbligatorio tale intervento. Oggi le diversità sono enormi: c’è la Svezia dove tutti i disoccupati sono assistiti per tutto il tempo necessario e altri paesi nei quali tre lavoratori su quattro se perdono il lavoro sono abbandonati a loro stessi. Il reddito minimo è una grande sfida soprattutto per i paesi mediterranei, ove tra l’altro è concentrata una consistente porzione dei disoccupati europei.

Guy Verhofstadt, premier belga dal 1999 al 2008, afferma che occorre garantire anche una pensione minima per tutti, che per il leader liberale non può essere inferiore al 45% dell’ultima retribuzione, una soglia che oggi in molti paesi, e tra questi anche la ricca Olanda, rappresenta un progresso benché possa apparire abbastanza bassa.

Altro capitolo, il bilancio.  E’ stato detto che l’Unione Europea, o l’Eurozona, devono avere un bilancio alimentato anche da tasse europee come per esempio una carbon tax o una tobin tax e che gli Stati membri devono armonizzare i loro sistemi fiscali, almeno per quanto riguarda le banche e le grandi imprese.

Quindi non solo unione monetaria, commerciale e bancaria, ma anche fiscale e sociale.

Soprattutto bisogna riprendere l’obiettivo di una Costituzione europea fallito pochi anni fa perché l’Europa non può continuare ad essere un gioco di equilibri fra governi. Gli equilibri prima o poi si rompono e ciò che si è messo in piedi crolla. Noi cittadini europei, invece, abbiamo bisogno di stabilità e di progresso.

Salvatore Sinagra

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *