Armi agli ucraini e spese militari

Un mese di guerra. Un mese di devastazione, di massacri e di sistematica distruzione di un paese libero. Dopo l’iniziale reazione di ripulsa da parte delle opinioni pubbliche del mondo libero sono iniziati i distinguo alla ricerca di una corresponsabilità dell’Ucraina. Gli amici di Putin coltivati con cura in anni di “antipolitica”, demagogia antisistema e disinformazione prodotta a Mosca e rilanciata qui da noi, si sono attivati e già dopo pochi giorni sono giunti alla conclusione che l’Ucraina si doveva arrendere. La pseudo sinistra, il pacifismo e persino l’Anpi sono stati d’accordo: meglio cedere alla violenza del più forte. Il Papa ha dato la linea: il male sono la guerra e le armi. Intendendo ovviamente quelle per aiutare gli ucraini e per adeguare le nostre forze armate indebolite da anni di incuria.

Per fortuna non sono stati ascoltati e l’invasione russa ha dovuto rallentare grazie alla resistenza ucraina e alle armi fornite dalla Nato. Eppure resiste nell’opinione pubblica italiana un’illusione: che basti voler dialogare e trattare perché le ragioni della pace prevalgano sulla guerra. Una visione che rifiuta di riconoscere la realtà. Bisogna sapersi difendere e le chiacchiere da sole non servono a nulla. Quindi ci vuole la Nato, ci vuole l’esercito europeo e bisogna aumentare la capacità delle Forze armate italiane di svolgere il loro compito di difesa dell’Italia. E, per favore, senza se e senza ma

29 marzo 2022

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