Due parole sulla questione bonus 600 euro

Il governo ha deciso, quando ha varato un inevitabile lockdown, che i lavoratori autonomi obbligati alla chiusura dovessero percepire un sussidio senza alcun limite di reddito.

La comune percezione è stata che tale scelta è stata varata perchè non c’era tempo per studiare un provvedimento migliore. Credo che la realtà sia abbastanza diversa.

Per decenni la sinistra e anche il centro hanno interpretato la tutela dei lavoratori come tutela del lavoro salariato o, in generale, dipendente. E, devo dirlo con un certo dispiacere, la sinistra italiana di cui io faccio parte, non ha ben compreso che a partire dalla seconda metà degli anni novanta è emersa una schiera di lavoratori con contratto parasubordinato, con finta partita Iva o che hanno scelto di essere partita Iva in settori a scarso valore aggiunto (intendo a scarsi margini per il lavoratore, che non sempre vuol dire fare un lavoro di buona qualità) accomunati da una situazione di debolezza.

Diciamo che non siamo stati capaci di capire che gli avvocati che fatturano 4 milioni l’anno, i loro tirocinanti pagati 400 euro, chi apre un negozietto di consegne private o di riparazioni di cellulari e pc hanno tutti la partita Iva, ma non sono tutti uguali.

E quando dico che per me non sono uguali non do un giudizio morale o universale: Non sono uguali perchè non hanno gli stessi bisogni, non hanno le stesse fragilità e non sono esposti agli stessi rischi.

E’ emersa quindi nella nostra società la dicotomia tra protetti e società del rischio (espressione credo coniata da Luca Ricolfi).

Ora, se io dico agli autonomi “domani saracinesca giù”, di fatto limito il diritto costituzionale della libertà di iniziativa economica per tutelare il diritto alla salute. A cosa serve un sussidio quindi?

In un mondo normale io do il sussidio a quegli autonomi che hanno margini risicati e non hanno grandi risparmi.

Il governo italiano ha invece deciso che in sostanza tutta o quasi tutta la società del rischio aveva diritto a prendere il sussidio.

E, bisogna dirlo con estrema chiarezza, se vai a vedere le distribuzioni delle dichiarazioni dei redditi degli autonomi o un limite di reddito lo metti attorno ai 30.000/40.000 euro (sulla base delle dichiarazioni 2019) oppure non ha senso.

Se lo metti a 100.000 euro hai un impatto sulle risorse necessarie così basso che quasi quasi è meglio non metterlo e sperare che chi ha tre auto, la casa delle vacanze e quest’anno spederà 20.000 euro per le ferie di agosto abbia la decenza di non mettersi in coda per un sussidio.

La conclusione è semplice. Se pompi soldi in economia con lo strumento del sussidio lo fai o per salvare la gente della povertà o per mantenere alta la domanda aggregata.

Qualcuno direbbe a questo punto che la scelta di non mettere un limite di reddito è una scelta ideologica. Io non do un connotato negativo alla parola ideologia e mi limito a dire che è una scelta che politicamente può avere un senso, ma da un punto di vista economico è SBAGLIATA.

PS:

I PARLAMENTARI E CONSIGLIERI REGIONALI, COME TUTTI I PERCETTORI DI INDENNITA’ SIGNIFICATIVE CHE HANNO CHIESTO IL BONUS SONO SINTOMO DI UNA CLASSE DIRIGENTE INADEGUATA E DEVONO ANDARE A CASA . Ora, è chiaro che è fuori dal mondo che chi guadagna 10.000 euro al mese abbia un sussidio. Sarebbe stato più intelligente che il governo si assumesse la responsabilità di scrivere nella norma al di sopra di quale soglia di reddito il sussidio non poteva essere richiesto

Salvatore Sinagra

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