Evitare un nuovo lockdown dipende anche da noi

Sento da settimane ripetere “non possiamo permetterci un nuovo lockdown “, ma continuare a dire che non possiamo rallentare le attività economiche non aumenterà nemmeno dello 0,5% la probabilità di evitare misure radicali e, almeno nel breve, dolorosissime.

Quando ti trovi a con 10 posti liberi in terapia intensiva in tutta la regione e con i servizi cimiteriali al collasso non hai altra scelta che fermarti, non esistono considerazioni economiche.

Siamo di fronte ad un mostro che ha scavalcato il nostro progresso e le nostre tecnologie.

Certo avremmo potuto, come sosteneva il professor Crisanti, passare questi mesi a fare centinaia di migliaia di tamponi al giorno. Crisanti il 31 agosto scriveva sul Corriere della Sera che occorreva un piano per portare la capacità complessiva delle regioni  da 90.000 a 400.000 tamponi al giorno. Non l’abbiamo fatto, abbiamo sbagliato.

Adesso non abbiamo altra possibilità, se vogliamo evitare misure radicali e dannose, di fare scelte equilibrate.

Anzitutto laddove si manifesteranno focolai, dovremo creare senza indugio zone rosse. In altre parole, dovremo avere il coraggio di fare quello che non abbiamo fatto ad Alzano e Nembro, a prescindere dalla rilevanza delle imprese che operano in contesti con potente diffusione del virus. Fermare totalmente 2, 3, 4 aree con poche centinaia di migliaia di abitanti avrà certamente minori ripercussioni sull’economia di un lockdown nazionale.

Nelle grandi città si dovranno trovare in fretta soluzioni, che temo saranno anche impopolari, per evitare che il trasporto pubblico locale diventi una vera bomba sotto i nostri piedi.

E poi molto conteranno i comportamenti individuali. Durante la prima ondata la gestione di Vincenzo De Luca, personaggio che io non amo, è stata da manuale. Giocando sulla psicologia ha inibito certi comportamenti errati della popolazione che governa e ha evitato la diffusione del virus che sarebbe stata un’ecatombe in una regione che viene da molti anni di commissariamento della sanità.

Allo stesso modo più di recente il ministro Speranza voleva stimolare una sana paura nei cittadini con le sue affermazioni sulle cene con oltre 6 commensali e con le sue infelici  richieste di delazione.

È forse, quindi, il caso di protestare perché in proporzione alle nostra popolazione facciamo meno tamponi della Francia e della Spagna, ma anche di capire che tanto dipende anche da noi.

Sarebbe il caso a proposito di evitare di fare battute sulle cene con 6 commensali. Se questo numero 6 gira in tanti provvedimenti e in tante posizioni forse è figlio di un modellino che usano molti esperti.

E come dice il sindaco di Praga,  Zdenek Hrib, laureato in medicina e già manager nel comparto della sanità e oggi in prima linea nella lotta al Covid19, i modellini talvolta sbagliano ma sono sempre preferibili alle ipotesi dei cialtroni.

Farebbe forse meglio il ministro Speranza ad andare in TV e spiegare in modo semplice a noi tutti cosa dicono questi modellini. Cosa suggeriscono esattamente gli esperti sulle cene, quante persone sarebbe meglio incontrare in una settimana, in che modo andare al lavoro.

Ma ogni provvedimento dipenderà anche da noi, da come si comporterà ciascuno di noi. Un controllo asfissiante sui comportamenti individuali che basti a fermare il Covid19 non c’era nemmeno nella DDR o nella Romania di Ceausescu

Salvatore Sinagra

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