Finanza pubblica e bonus: parla l’esperto

Giuseppe Pisauro, economista e docente di Scienza delle Finanze, che ha guidato per otto anni l’Ufficio parlamentare di bilancio (organismo indipendente di vigilanza sulla finanza pubblica), ha rilasciato un’intervista a L’economia del Corriere della sera nella quale si esprime su alcuni temi di grande attualità.

Su deficit e debito ricorda che la sospensione delle regole del Patto di stabilità è servita a dare lo stimolo che serviva all’economia per superare la crisi. Infatti: “stiamo meglio: la crescita del Pil è superiore al costo del debito (per l’Italia una novità assoluta), il che, in prospettiva, riduce automaticamente l’incidenza di quest’ultimo sul prodotto interno lordo. Ma stiamo anche peggio, perché intanto il debito pubblico è molto aumentato, superando il 150% del Pil”.

Il punto cruciale è dunque che la crescita del debito sia sempre inferiore a quella dell’economia. Il problema è che per avere questa proporzione occorre utilizzare bene le risorse pubbliche. Prestazioni assistenziali, bonus e investimenti che finiscono in sprechi non producono crescita. I sussidi, in particolare, servono per superare momenti di crisi, ma devono durare poco ed essere revocabili. Se diventano diritti acquisiti si trasformano in un cappio al collo. Considerando che dall’inizio del 2020 il debito è cresciuto di quasi 200 miliardi utilizzati quasi esclusivamente per le spese legate alla pandemia e per erogare i più diversi tipi di sostegni a persone ed imprese inclusi i bonus, c’è di che essere molto preoccupati se la crescita del Pil rallenta.

Sull’attuazione del PNRR, Pisauro, sottolinea che i programmi di investimento vanno attuati con burocrazie regionali e locali in pessime condizioni. Questo il commento di Pisauro:

“Più in generale, si tratta di migliorare la capacità tecnica delle amministrazioni pubbliche, dove scontiamo decenni di errori, commessi con lo smantellamento di intere strutture — si pensi al genio civile — nell’illusione che si potesse fare tutto con le consulenze private. Ora c’è uno sforzo per reclutare rapidamente le figure professionali che servono, ma non basta trovare le persone, bisogna ricostruire intere strutture”.

Giunti all’appuntamento con una crisi terribile e ottenuto l’aiuto tanto invocato dell’Unione europea su programmi di ristrutturazione di interi settori delle politiche pubbliche ci accorgiamo che nel corso degli anni abbiamo smantellato le competenze tecniche della pubblica amministrazione. Perché? Solo per risparmiare o anche perché era meglio disporre di amministrazioni più docili e non in grado di svolgere in pieno i loro compiti? Se pensiamo alla scarsissima vigilanza sulla gestione delle autostrade o agli ispettorati del lavoro il dubbio è più che legittimo.

Sui bonus Pisauro è di una chiarezza esemplare:

Bisogna razionalizzare questa giostra dei bonus, per alcuni dei quali si fa fatica a capire la ratio, come quelli per vacanze, terme, monopattini, mentre per altri si tratta semplicemente di prendere atto che sono mal disegnati. Il caso del superbonus 110% è evidente”.

L’elenco poteva essere molto più lungo, ma quello che più di tutti riassume la filosofia di questa originale politica italiana di utilizzo dei soldi pubblici (a debito, non dimentichiamolo) è il famoso Superbonus 110%. Così ne parla Pisauro:

“Dal punto di vista dell’efficienza energetica abbiamo speso finora 20 miliardi per lavori che però interessano solo l’1% del patrimonio immobiliare italiano. Inoltre, il Superbonus elimina qualsiasi incentivo alla contrattazione sul prezzo dei lavori e infatti c’è una inflazione galoppante in questo settore.

E anche l’aspetto che sembra positivo, cioè la creazione di nuove imprese edili, in realtà non lo è perché si tratta di micro imprese di scarsissima qualità, nate solo per accedere a questi bonus.

Infine, c’è anche un aspetto distributivo: bonus e superbonus sono stati utilizzati soprattutto dalle fasce di reddito più elevate. Meglio allora rivedere queste agevolazioni, abbassandole a livelli ragionevoli, il 40-50%, e riservandole a scopi di interesse pubblico e non solo privato. Se ha senso che lo Stato incentivi l’efficientamento energetico, che senso ha sussidiare lo spostamento di un muro dentro casa?”

Altro si potrebbe dire. Per esempio: se il fine è l’efficienza energetica perché non cominciare dalle migliaia di edifici pubblici che sicuramente sono sedi di sprechi molto più ingenti delle tante villette e seconde case anche di facoltosi proprietari che hanno diritto al regalo di una ristrutturazione gratuita? Non vi è una ragione né economica né ambientale per iniziare da queste ultime trascurando l’immenso patrimonio pubblico. O, meglio, una ragione c’è ed è quella del consenso elettorale.

D’altra parte così si conclude una scheda informativa pubblicata sul sito del governo (https://www.governo.it/it/articolo/superbonus-110-case-pi-efficienti-e-sicure-costo-zero/15948):

“il cittadino può ristrutturare casa gratuitamente, ridurre il costo delle bollette e valorizzare il proprio patrimonio immobiliare”.

Che altro si può chiedere ad una politica in vena di regali?

Qualche parola viene detta anche su una questione che ha già suscitato molte polemiche e che sarà probabilmente causa di un’altra frattura tra la Lega e Draghi: la revisione del Catasto e le tasse sul patrimonio. “Se, come dicono tutti, si deve tagliare il prelievo sul lavoro, bisogna aumentarlo in qualche altra area. Quello che non è pensabile è ridurre le tasse a spese del debito”. Che è esattamente ciò che le destre chiedono da tempo. Indebitarsi per ridurre l’imposizione fiscale. Sembrerebbe un controsenso se non avesse dietro un retro pensiero: o far esplodere il debito per poi accusare i paesi più ricchi della Ue di non volerci aiutare o arrivare ad un drastico taglio della spesa sociale.

È anche interessante una recente dichiarazione di Giuseppe Conte che rivendica con orgoglio i provvedimenti imposti dal M5s negli anni di governo.

Facile riempirsi la bocca di riformismo, altro conto è cambiare l’Italia con i fatti. Le riforme e le scelte più innovative di questi anni portano il nome del M5s: superbonus, digitalizzazione, lotta all’evasione e cashback, reddito di cittadinanza, Spazzacorrotti, tagli dei costi della politica”.

Su ognuna di queste misure si potrebbe misurare l’effetto di un riformismo velleitario, astratto, superficiale. D’altra parte gli italiani li hanno votati. C’è solo da sperare che alle prossime elezioni diano un voto più saggio

Claudio Lombardi

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