Giustizia: referendum che non risolvono nulla

Come sempre accade per le materie complesse un sì o un no non risolvono nulla e i referendum “taglia e cuci” creano anche imbarazzo in chi è chiamato a dare il suo voto dovendo provare innanzitutto a capire quesiti che spesso richiedono competenze tecniche non comuni. L’unico senso che possono avere, quindi, è indicare una tendenza o uno stato d’animo. Nel caso della giustizia motivi di malcontento ce ne sono tanti e non possono certo essere ricompresi nei quesiti referendari. Si può creare così l’effetto di un voto che usa il quesito referendario al di là del suo valore intrinseco per dare un segnale ai decisori politici. La giustizia in tutte le sue sfaccettature è un problema da molto tempo. La sfiducia e la rassegnazione prevalgono e tutti si augurano di non dover mai ricorrere ad un procedimento civile oppure di non essere coinvolti in un’indagine penale. I tempi dilatati e l’incertezza dominano insieme, nel campo penale, all’imprevedibilità dell’arbitrio che può caratterizzare l’azione dei PM. Può succedere ed è successo tante volte che una persona sia indagata come responsabile di reati, che sia privata della libertà e dei beni sulla base di presupposti inconsistenti, per essere infine prosciolta da ogni accusa o assolta con formula piena (“il fatto non sussiste”) ritrovandosi con la vita segnata da un’esperienza che precipita nel mondo disumano del carcere e della burocrazia giudiziaria sorda ad ogni ragionevolezza e dominata da un potere insindacabile e arbitrario.

I referendum sui quali si vota domani, però, non toccano il cuore del problema oppure lo sfiorano soltanto. Vediamo se i quesiti giustificano il voto.

Abolizione della legge Severino

Viene proposta l’abrogazione delle norme che dispongono la sospensione degli amministratori locali in seguito a sentenze di condanna anche soltanto di primo grado per alcuni reati gravi (come associazione mafiosa o reati contro la pubblica amministrazione). Si tratta di norme in  evidente contrasto con il principio costituzionale di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Il quesito, però, prevede l’abrogazione dell’intera legge Severino, quindi anche delle parti che stabiliscono l’incandidabilità dei politici che sono stati condannati in via definitiva per gravi reati. I proponenti hanno messo sullo stesso piano principi opposti. Un errore o un tipico caso nel quale la revisione delle norme deve essere fatta in sede parlamentare e non per via referendaria? Inevitabile votare NO.

Limitazione delle misure cautelari

Il fine è quello di limitare i casi di applicazione delle misure cautelari (come carcerazione preventiva, arresti domiciliari, divieto di dimora ecc.). Secondo la normativa attuale il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può emettere una misura cautelare in tre casi: pericolo di inquinamento delle prove, pericolo di fuga e pericolo di reiterazione del reato. Il quesito interviene su quest’ultimo aspetto riservando il carcere per il rischio di “reiterazione del reato” solo per i delitti di criminalità organizzata, di eversione o per i reati commessi con uso di armi o altri mezzi di violenza personale. Un altro caso nel quale bisogna riscrivere la legge e non ritagliarne dei pezzetti. Anche in questo caso non sbaglia chi decide di votare NO.

Separazione delle funzioni

Attualmente i magistrati possono passare dalle funzioni di pubblico ministero a quelle di giudice per un massimo di quattro volte. Il quesito intende togliere questa possibilità. All’inizio della carriera il magistrato dovrebbe scegliere quale funzione svolgere senza possibilità di cambiarla in seguito. Il motivo è che nel processo il giudice deve essere “terzo” rispetto a difesa ed accusa, ma se appartiene alla stessa carriera la sua imparzialità potrebbe essere compromessa. Quindi stesso concorso, stesso Consiglio superiore della magistratura, stessa carriera, ma funzioni diverse. La riforma Cartabia all’esame del Parlamento prevede la riduzione dei passaggi da quattro a uno. Chi vota SI’ non sbaglia, ma può anche farne a meno dato che a breve ci sarà una normativa nuova in materia.

Valutazione professionale dei magistrati

Oggi i magistrati vengono valutati dai consigli giudiziari e soltanto dagli stessi magistrati. Il risultato sono valutazioni positive oltre il 99%. Una situazione irreale. In pratica non esiste la valutazione di professionalità dei magistrati. Il quesito prevede che anche i rappresentanti dell’avvocatura e i docenti universitari possano partecipare nei consigli giudiziari alle valutazioni dei magistrati. Votare SI’ è ampiamente giustificato.

Elezione dei componenti togati del Csm

Il quesito prevede l’abrogazione dell’obbligo per un magistrato di raccogliere almeno 25 firme per presentare la propria candidatura al Csm. Un altro caso di irragionevolezza del quesito referendario che chiede il voto su un aspetto tecnico secondario volendo incidere su una realtà – quella delle correnti – che richiederebbe interventi radicali ben diversi. Votare NO è giustificato

Da questa panoramica dei quesiti si conferma che i referendum possono anche esprimere punti di vista molto parziali non necessariamente di interesse generale. Astenersi è dunque una scelta razionale

Claudio Lombardi

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