I poveri e lo scempio delle truffe sui fondi covid

Il Data Room di Marco Bonarrigo e Milena Gabanelli dedicato alle truffe sui provvedimenti del governo Conte a sostegno dei cittadini nel corso dell’emergenza Covid (decreto rilancio 2020) è stato pubblicato sul Corriere della Sera lunedì 17 ottobre  (qui la versione integrale). Lo stesso giorno la Caritas ha presentato il Rapporto povertà 2022. Una coincidenza assolutamente casuale, ma quanto mai appropriata. Da un lato abbiamo un gigantesco spreco di soldi pubblici letteralmente rubati da truffatori ai quali sono state aperte porte e finestre grazie alle direttive dei vertici politici del governo che hanno escluso ogni tipo di controllo preventivo. Ammesso e non concesso ovviamente che la parte legittimamente assegnata dei fondi rispondesse ad effettive situazioni di bisogno. Per saperlo occorrerebbe l’intervento della magistratura contabile accompagnata da un’indagine amministrativa, ma l’intuito suggerisce che la dilapidazione dei soldi pubblici durante la pandemia abbia raggiunto livelli inimmaginabili e che i partiti che erano al governo faranno di tutto per tenerla ben nascosta.

Dall’altro lato la Caritas richiama l’attenzione sulla crescita della povertà e sull’inefficacia degli interventi pubblici che avrebbero dovuto contenerla. La critica degli estensori del Rapporto sulla povertà si concentra sul Reddito di Cittadinanza, strumento oggetto da anni di intense polemiche. Mal pensato, mal definito ha attirato frotte di imbroglioni che tuttora vengono scoperti a cadenza settimanale con somme sottratte sempre dell’ordine dei milioni di euro. Seguendo le cronache e inseguendo le voci sembra che tutti abbiano avuto accesso al RdC senza controlli e senza limiti. E invece no, ci dice la Caritas, moltissimi poveri veri non godono di una misura assistenziale che innanzitutto a loro dovrebbe essere dedicata.

Bastano pochi cenni alla ricerca di Bonarrigo e Gabanelli per dare l’idea dello spreco che si è realizzato in base ad una precisa volontà politica. “Dieci miliardi di euro di fatture gonfiate, sei di crediti fiscali illegittimi di cui 1,8 già incassati e dileguati. I bonus Covid previsti dal Decreto Rilancio 2020, e in particolare quello sugli affitti non residenziali, bonus facciate e bonus sisma, hanno generato truffe vertiginose. Chi le ha ordite non ha nemmeno avuto bisogno di complicarsi troppo la vita con autorizzazioni e acquisti di materiali come per il Bonus 110%: qui un buon numero di abili truffatori, una rete intermediari e un plotone di prestanome hanno sfruttato una legge nata per essere aggirata con estrema facilità”.

Come caso esemplare i due giornalisti portano quello di due piccole società immobiliari che “hanno potuto fatturarsi a vicenda canoni di affitto e lavori di adeguamento sisma (non realizzati) per 2 miliardi prima che la magistratura le fermasse”, ma almeno 250 milioni sono stati fatti sparire. Lo schema è semplice: fatture false, totale assenza di controlli e crediti girati più volte e poi venduti ad intermediari finanziari che hanno sborsato senza chiedere nulla centinaia di milioni.

Nel Data Room si spiega il meccanismo che ha reso possibili le truffe.

Con il Decreto Rilancio approvato a maggio 2020 dal governo Conte, si concede «un credito d’imposta del 60% dei canoni di locazione degli immobili commerciali o industriali, e fra l’80 e il 90% sui lavori di rifacimento facciate e adeguamento sisma». Il credito, detraibile dalle tasse, è girabile ad un numero infinito di soggetti, o incassabile subito vendendolo con sconto a istituti di credito. In particolare, l’articolo 28 sugli affitti è stato emendato 40 volte da maggioranza e opposizione per allargare i benefici a ogni tipologia possibile di affitto, dalle cabine balneari ai distributori automatici di bevande.

Durante l’iter la Ragioneria dello Stato avverte: troppe cessioni di credito d’imposta possono innescare un’economia parallela e fittizia. L’Agenzia delle Entrate il 12 maggio solleva la stessa obiezione, ma la direttiva politica è quella di far girare l’economia e i controlli si fanno dopo. Il Decreto Rilancio viene approvato il 9 luglio 2020. A settembre 2020 sul sito di Poste si legge: «Per poter accedere al servizio di cessione del credito di imposta di Poste Italiane gli interessati non dovranno presentare alcuna documentazione per istruire la pratica (..) chi ha maturato il credito riceverà la liquidità sul proprio conto».

Per i truffatori la via è aperta. In tutta Italia parte l’assalto ai crediti statali e per oltre un anno nessuno interviene sul vorticoso giro di fatture false che generano enormi crediti fiscali. Perché? Semplice: perché nessun controllo era previsto dalla legge nemmeno sull’esistenza e sulla qualità degli immobili per i quali si chiedevano i crediti. Nessun controllo sui lavori eseguiti per i richiedenti di bonus sisma o rifacimento facciate. Ad incassare il cash era spesso un disoccupato, un ambulante o un incapiente che dal punto di vista legale non rischia nulla perché la legge si rivale solo su chi ha generato la truffa.

Soprattutto Poste e Cassa Depositi e Prestiti hanno erogato centinaia di milioni a prestanome e poiché sono due società dello Stato ora toccherà a questi ripianare le perdite.

Si è detto che gli organi tecnici avevano avvertito il governo dei rischi che si correvano, ricevendo la precisa direttiva politica che non bisognava ostacolare l’erogazione dei fondi con nessun tipo di controllo.

Ebbene se le cose stanno come descritto nella ricostruzione di Bonarrigo e Gabanelli il principio di legalità impone che chi ha causato un danno allo Stato aprendo la strada alle truffe risponda di ciò che ha fatto. Ne risponda politicamente, contabilmente e penalmente. A chi bisogna chiedere conto per questo disastro? Ai partiti che governavano nel 2020: innanzitutto al M5s che aveva le chiavi del governo avendo il Presidente del Consiglio (Conte) e la maggioranza relativa in Parlamento, al Pd che aveva un suo esponente al ministero dell’economia (Gualtieri) oltre a diversi altri ministeri, ed anche alle formazioni minori di Liberi e uguali e Italia Viva. Tutti sono corresponsabili degli atti del governo e tutti in un mondo civile dovrebbero essere puniti per i danni che hanno fatto e per lo scempio delle risorse pubbliche che hanno causato

Claudio Lombardi

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