Il pacifismo di oggi che scivola nel putinismo

  1. Famoso è il Teorema di Merton delle Profezie che si auto avverano cioè sono valide nelle loro conseguenze al di là delle intenzioni dei soggetti coinvolti.
  2. Da quando Putin ha invaso l’Ucraina i pacifisti di diversa estrazione hanno assunto posizioni che favoriscono l’iniziativa di Putin, gli creano un sostegno indiretto, lo aiutano nel suo folle disegno egemonico e di potenza. Troppo spesso quello che Putin e Lavrov dichiarano trova eco nelle posizioni dei pacifisti nostrani. Al di là delle intenzioni dei soggetti coinvolti.
  3. Putin ha attaccato l’Ucraina il 24 febbraio dopo aver spergiurato che non lo avrebbe mai fatto. I pacifisti erano tra i più scettici sulla possibile invasione, addirittura questi ultimi accusavano i servizi segreti americani di voler soffiare sul fuoco perché denunciavano le reali intenzioni di Putin. Sappiamo ora che l’invasione era stata pianificata minuziosamente da mesi e che le azioni di guerra elettronica contro il governo ucraino andavano avanti da anni.
  4. Putin ha utilizzato la messa in scena del soccorso alle repubbliche autoproclamate (non riconosciute da nessuno) e della guerra a bassa intensità iniziata nel 2014 per giustificare l’aggressione. Una fetta di pacifisti ha fatto propria questa narrazione ed ha accusato il legittimo governo ucraino di essere autore della provocazione verso Putin. Naturalmente questi incauti pacifisti negano la volontà del popolo ucraino che ricorda il 2014 come una rivoluzione democratica di fronte ai tentativi di Putin di insediare un governo fantoccio stile Bielorussia. In realtà la Russia avrebbe potuto/dovuto rivolgersi alle Nazioni Unite (dove Mosca siede nel Consiglio di sicurezza con diritto di veto). Senza dire degli accordi di Budapest del 5 dicembre 1994 con i quali l’Ucraina accettò di rinunciare alle armi nucleari in suo possesso (il terzo arsenale al mondo dopo Usa e Russia!) aderendo al trattato di non proliferazione in cambio della promessa (mai mantenuta dai russi) di rispettare la sua integrità territoriale. I garanti di quell’accordo erano proprio inglesi e americani che non sono intervenuti nel 2014 quando Putin ha invaso e, di fatto, annesso la Crimea (a conferma che chi cerca a guerra e chi la evita sono sempre i paesi Occidentali).
  5. Putin, ben conoscendo la natura del pacifismo nostrano e dei rimasugli veterocomunisti casarecci, ha giustificato la sua azione come una operazione speciale di denazificazione. Putin sa benissimo a chi rivolgersi, i suoi destinatari ignorano di essere nel mirino delle campagne di disinformazione. Accertato che c’è meno nazismo in Ucraina che nel resto dei paesi europei, che i metodi di Putin sono quanto di più vicino ai comportamenti del regime di Hitler, ancora oggi c’è chi crede alla balla spaziale della denazificazione.
  6. I pacifisti si sono sbracciati per motivare la guerra d’invasione di Putin, derubricata ad azione speciale, come tentativo di rompere l’accerchiamento della Nato. In nessuna ricostruzione viene sottolineato il carattere difensivo della Nato, che la Russia ha il 14% del territorio mondiale e che Putin dispone a Kaliningrad di decine di testate nucleari puntate contro i principali obiettivi europei in grado di colpirli in mezzora.
  7. Una parte dei pacifisti si sono concentrati su Zelensky per denigrarlo. Ma Zelensky ha rifiutato l’offerta di fuggire all’estero ed è giudicato l’eroe della resistenza da tutto il suo popolo.
  8. Putin conduce da oltre 2 mesi una guerra di sterminio, basata sul terrore, sui bombardamenti indiscriminati, sulle azioni contro i civili con stragi, saccheggi, assedi, stupri e torture. Putin e Lavrov hanno sempre, di fronte a ogni brutalità, usato 3 livelli di negazione: a) non è vero; b) non erano i civili gli obiettivi, ma sono gli ucraini a coinvolgere i civili per farne scudi umani; c) le stragi sono state fatte dagli ucraini per far ricadere la responsabilità sui russi. Una serie di fake spesso condivise dai pacifisti alle quali ha abboccato anche l’Anpi con un vergognoso comunicato su Bucha in cui si aspettava una commissione d’inchiesta internazionale prima di esprimere una posizione a riguardo.
  9. Di fronte alle brutalità compiute dai russi si è fatta strada in una zona del pacifismo la lettura che attenuava le responsabilità dei russi annacquando le specifiche responsabilità russe nella generica condanna della guerra.
  10. L’Occidente, di fronte all’invasione si è mostrato compatto, non senza naturali distinzioni. Ma i principali paesi si sono mossi con sufficiente omogeneità. Una parte dei pacifisti punta a rompere il fronte dei paesi democratici. La narrazione putiniano-pacifista è stata quella di una Europa succube delle scelte scellerate degli Usa, di interessi divergenti tra noi e gli americani, di conseguenze maggiori per il Vecchio continente. Dato per scontato che la guerra si svolge in Europa, non dimentichiamoci che la effettiva distanza tra Usa e Russia è di appena 95 km (stretto di Bering con due isole che distano tra loro solo 4 km). Il pacifismo strabico si è sempre dimenticato di ricordare che durante le Guerre mondiali, per 2 volte, gli americani hanno pagato un alto prezzo per darci la possibilità di vincere e sconfiggere chi voleva ridurci in schiavitù.
  11. La compattezza dell’Occidente è stata sbeffeggiata da Putin e da molti pacifisti secondo cui le sanzioni adottate nei confronti della Russia avrebbero finito per ritorcersi contro gli europei e che avrebbero colpito soprattutto i cittadini russi. I disagi dei russi, però, sono poco o nulla rispetto a quello che stanno patendo da mesi gli ucraini.
  12. I pacifisti -al pari di Putin- sono rimasti spiazzati dalla resistenza ucraina che ha fatto fallire il tentativo di guerra lampo con l’eliminazione di Zelensky e la sua sostituzione con un fantoccio di Mosca. Ha costretto la macchina da guerra russa a ripiegare nel Donbass che rimane l’obiettivo finale di Putin: il controllo della zona sud dell’Ucraina -straricca di materie prime- fino alla Trasnistria e gli sbocchi a mare di Kiev. Una reazione che è stata possibile solo grazie agli aiuti militari dell’Occidente e a una ferrea volontà del popolo ucraino di resistere all’invasore.
  13. Surreale è stato il dibattito in occasione del 25 aprile quando è andata in scena la diatriba “armi sì, armi no”. Su questo i pacifisti hanno dato il peggio, aggrappati a vuoti slogan che vorrebbero il disarmo unilaterale degli ucraini come avvicinamento alla pace. Non dando le armi ai resistenti la guerra finirebbe sicuramente prima, ma con un genocidio e con la vittoria dell’usurpatore. Un precedente pericolosissimo per la pace nel mondo di fronte a un dittatore sanguinario. Il secondo capitolo sulle armi è di questi giorni nella versione armi leggere sì, armi pesanti -o offensive- no. Offensive di chi? Del territorio russo? Dei civili russi? Ma i pacifisti non sanno che questa guerra è una invasione e si sta conducendo in Ucraina? Nel dibattito sulle armi spiccano politici ambigui, legati in qualche modo a Putin o al suo partito, come Salvini e Conte. Diamogli le armi per continuare a farsi ammazzare purché non si mettano in testa di cacciare l’invasore!
  14. Con l’esclusione dell’ala cattolica del pacifismo, c’è stata una salita sul carro di Papa Bergoglio di insospettabili mangiapreti. Anche quelli che hanno sempre visto la chiesa come un covo di pedofili ed evasori fiscali si sono improvvisamente svegliati vestiti di bianco e di giallo pur di sposare la causa del disarmo a senso unico. In realtà Francesco ed altri importanti esponenti della Chiesa hanno sempre condannato senza tentennamenti l’aggressione chiedendo una tregua che la Russia non ha mai nemmeno preso in considerazione.
  15. I pacifisti-putiniani più sfrontati sono quelli che invitano a distogliere lo sguardo dall’invasione dell’ucraina richiamando ogni fatto cruento accaduto o in corso nel mondo. Utilizzano a piene mani il meccanismo del senso di colpa per far vacillare coloro che invocano solidarietà e aiuti per il popolo aggredito. Richiamano Yemen, Siria, Libia e Palestina (senza dire che in molti scenari è presente l’esercito russo) e dimenticandosi di citare i paesi africani che -grazie ai mercenari filonazisti della Wagner agli ordini di Putin- in cui ci sono stati 6 tentativi di colpo di stato di cui 5 riusciti. Vorrebbero che tutti i conflitti fossero uguali senza considerare il peso che ha un conflitto in Europa. Non a caso la Russia ha minacciato solo in questo caso una guerra nucleare.
  16. Pacifisti che indeboliscono il fronte Occidentale, questa è l’unica, palpabile conseguenza delle loro azioni. Dato che in Russia non può esistere una opposizione, non c’è libertà di stampa né di navigazione in rete, i russi vengono tenuti all’oscuro della situazione reale della guerra. Quello che viene mostrato è ogni crepa nel fronte Occidentale, ogni dubbio, ogni opposizione che vengono amplificati dalla macchina della propaganda. Da questo punto di vista i pacifisti diventano gli utili idioti di un regime totalitario e guerrafondaio. E poco cambia se questo avviene in buona o malafede.
  17. Criticate le sanzioni, aborrito l’invio di armi, i pacifisti pongono una inesistente prospettiva legata alle trattative quale unica strada per uscire da conflitto. Non sanno, o fingono di non sapere, che tutti i tentativi di un accordo e di una trattativa sono stati rifiutati da Putin. Zelensky si è offerto subito di incontrare il suo assalitore che ha sempre rifiutato, Macron ha chiamato ogni giorno Putin senza ottenere nemmeno un cessate il fuoco di qualche ora, da Erdogan a Orban in molti si sono proposti come mediatori senza avere alcun via libera da Mosca. Gli appelli di Francesco sono stati ignorati anche sotto la Pasqua.
  18. Dal primo giorno d’invasione Putin e i suoi hanno terrorizzato il mondo paventando l’uso di armi terribili fino a quelle nucleari, lo spettro di una Terza guerra mondiale, il lancio di missili ipersonici ed esibizioni muscolari di nuove armi in piena guerra, sconfinamenti nello spazio aereo europeo, manovre ai confini con la Finlandia. Nessuna condanna da parte dei pacifisti, ma solo un più pressante invito alla resa dell’Ucraina.
  19. L’equazione non è + armi = + guerra, ma esattamente il contrario. Solo una sconfitta in Ucraina può fermare le mire espansionistiche del Macellaio, può innescare dei meccanismi di risveglio della società civile e degli oligarchi russi contro i disegni di morte di Putin.
  20. Il Teorema di Merton applicato alla guerra recita “I pacifisti diventano putiniani nelle loro conseguenze”.

Pino Nazio

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