Il problema? Pochi immigrati in Italia non troppi

L’emergenza migranti, in Italia, non c’è. Nonostante il déjà vu dello scontro con le ONG, i proclami del governo Meloni su «umanità e fermezza», la nave Ocean Viking dirottata verso la Francia e lo strappo diplomatico con Macron, il vero problema italiano è che ci sono pochi immigrati. Troppo pochi per le necessità di manodopera delle nostre imprese. Le associazioni di categoria lo hanno ripetuto qualche giorno fa alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, proprio mentre centinaia di naufraghi attendevano l’attracco in porto sulle navi delle ONG nel corso del braccio di ferro con Piantedosi.

OLTRE GLI SLOGAN. Da Nord a Sud, dalle campagne ai cantieri, manca personale. E il decreto flussi del 2021, nonostante avesse dato l’ok all’arrivo di 69.700 migranti lavoratori, si è rivelato insufficiente. Servono più regolarizzazioni e semplificazioni sulle norme del lavoro stagionale, ha detto il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

Cosa è successo? Nei due anni di pandemia, i lavoratori stranieri sono stati i più penalizzati, tant’è che molti di loro si sono spostati altrove, altri hanno deciso di tornare nel Paese d’origine o di non farsi raggiungere dai familiari. E il blocco degli arrivi ha lasciato scoperti interi settori. Soprattutto i servizi di cura (dove lavora il 34,4%), l’agricoltura (dove è impiegato il 18%), l’edilizia (dove lavora il 15,5%) e la ristorazione (con il 15,3%).

Per fare un esempio: nel momento della raccolta, la Coldiretti ha stimato quest’anno una richiesta di 100mila lavoratori, ma ne sono arrivati soltanto 10mila.

INSICUREZZA MADE IN SALVINI. Secondo il rapporto 2022 della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori stranieri in Italia sono in calo. E il loro contributo al Pil si è ridotto dal 10 al 9 per cento. Gli immigrati regolari restano circa 5,2 milioni: gli occupati sono 2 milioni 257mila, 379mila le persone in cerca di lavoro e un milione e 238mila gli inattivi. Gli irregolari sono 500mila, ed è qui il problema. Anche perché i decreti sicurezza hanno accresciuto l’emergenza che avrebbero dovuto sanare. Le persone accolte in Italia sono diminuite del 42%, ma gli irregolari sono aumentati perché è stata abolita la protezione umanitaria e i rigetti delle richieste di asilo sono schizzati dal 66,7% del 2018 all’80,8% del 2019.

CERVELLI MIGRANTI. Non solo, come si legge su www.lavoce.info , l’Italia è anche tra i Paesi che hanno rilasciato meno permessi di lavoro per immigrati qualificati. Nonostante gli slogan anti-immigrazione, uno dei provvedimenti che il nuovo Parlamento dovrà approvare riguarderà la semplificazione delle procedure di ingresso per alcune categorie di immigrati tramite la Blue Card europea, al di fuori del decreto flussi. Sono quei lavoratori con qualifiche professionali che servono al sistema produttivo italiano, ma noi non li facciamo entrare. Le Blue Card tedesche sono il 16,6% del totale degli ingressi, quelle italiane dal 2013 al 2020 sono state l’1 per cento. Non è un caso quindi se la presenza straniera nel mercato del lavoro italiano si concentra proprio nelle posizioni di bassa qualifica. «Non sono gli immigrati a rubare il lavoro agli italiani, è l’Italia che ruba il lavoro agli stranieri», scrive Repubblica.

GIRAVOLTE. A maggio, con la stagione estiva alle porte, l’ex ministro leghista del Turismo Garavaglia chiedeva di allargare le maglie del decreto flussi per compensare la carenza di manodopera nel settore. Con un decreto del 22 giugno 2022, poi convertito in legge, sono state previste delle semplificazioni per i flussi d’ingresso. Ora, però, la Lega ha presentato un emendamento per sopprimerlo.

(tratto da www.linkiesta.it)

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