Immigrazione, periferie, criminalità e bonus edilizi

I nodi vengono al pettine. Decenni di scelte politiche all’insegna dell’aggiramento dei problemi stanno producendo destabilizzazione. In alcune zone il controllo del territorio è nelle mani della criminalità. La spiegazione più diffusa è che mancano: lavoro e benessere, scuole a tempo pieno, servizi culturali e centri sportivi; assistenza per ogni tipo di bisogno. Insomma ci vorrebbe un programma pluridecennale di interventi pubblici per i quali è indispensabile il ripristino della legalità che non è mai una via semplice. La repressione, però, è una condizione per liberare la vita in quei territori, non è un fine. Sennò come si costruisce qualcuno distrugge.

Intanto l’immigrazione irregolare dilaga e l’Italia non può che subirla perché ha firmato accordi europei svantaggiosi e perché è bloccata da anni sulla diatriba “fermiamoli-accogliamoli”. Risultato: non c’è un sistema di accoglienza adeguato e non c’è una politica di inserimento dei migranti. Oggi il governo vuole aumentare i flussi dell’immigrazione regolare frenando quella irregolare attraverso accordi con i paesi africani, ma questa linea resta isolata in Europa. Manovre ostili in vista delle elezioni europee? Comunque lo Stato ha bisogno di tanti soldi per intervenire,  ma si è impegnato a pagare bonus edilizi colossali per anni a favore dei privati strozzando il bilancio. Chi ha compiuto quelle scelte oggi strepita perché mancano risorse per la scuola e per la sanità. Così è

16 settembre 2023

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