La grande sconfitta dell’Occidente

Il febbraio del 2022 sarà probabilmente ricordato nei libri di storia come una delle tappe rivelatrici di un grande fallimento strategico del cosiddetto Occidente ovvero dell’alleanza guidata dagli Usa con l’Europa al seguito (più di questo una unione di stati priva di unità politica non può fare). Nel 1997 il promotore della politica di contenimento dell’Urss, George Kennan, scrisse: “L’allargamento della Nato è il più grave errore della politica americana dalla fine della guerra fredda… questa decisione susciterà tendenze nazionaliste e militariste anti occidentali spingendo la politica estera russa in direzione contraria a quella che vogliamo”. Da allora, l’allargamento della Nato non si è mai fermato arrivando a disegnare un semicerchio intorno alla Russia. Perché? Se lo domandava Putin fino a pochi anni fa. Un’alleanza militare difensiva nata per opporsi ad un nemico ormai scomparso continuava a reclutare nuovi membri. Evidentemente Putin si rispose da solo e andò nella direzione che aveva previsto Kennan imboccando la via del ristabilimento di una deterrenza e di una presenza militare che servisse a ripristinare le distanze tra Russia e Occidente. Putin ha impostato una strategia facendo leva sulle due armi a sua disposizione: le materie prime, gas e petrolio innanzitutto; le forze armate e l’arsenale nucleare (la Russia è rimasta la seconda potenza nucleare del mondo).

La logica geopolitica dell’attacco all’Ucraina è fin troppo semplice: costruire un’area di separazione tra territorio russo e stati europei membri della Nato. È probabile che nel medio periodo la Russia cercherà di allargare tale area senza entrare in conflitto con la Nato, ma arrivando a sfiorare come mai accaduto prima, la possibilità di un conflitto con gli Usa.

Perché proprio adesso? Perché oggi l’Occidente e gli Usa in particolare sono depotenziati rispetto al passato. Troppo fiduciosi nelle virtù della globalizzazione hanno sottovalutato la crescita di nuove potenze e il peso, anche demografico, di aree importanti come l’Africa e l’America del sud nelle quali, non a caso, la Cina ha costruito solidi punti di riferimento. La Russia di Putin ha colto questa trasformazione e si è inserita con spregiudicatezza e lucidità prima con le guerre nelle turbolente repubbliche caucasiche, poi con il successo dell’annessione della Crimea e infine lanciandosi in una proiezione verso il Medio Oriente (Siria), la Libia e il centro dell’Africa dove ha sostituito i francesi nel Mali. A differenza della Cina e non avendo nulla da offrire sul piano economico (la Cina porta miliardi e costruisce infrastrutture prendendosi le materie prime), ha puntato sullo strumento militare, regolare e irregolare.

La strategia è ben spiegata da Dmitrij Suslov direttore del Centro di studi europei e internazionali di Mosca in un’intervista al Corriere della Sera.  Il disegno è di “ristabilire l’unione dei tre paesi slavi, ma non si tratta di ridare vita ad un impero russo o all’Urss”. È un obiettivo che vale per le generazioni future mentre sanzioni e contrapposizione sono temporanee. E, per quanto riguarda il contesto internazionale, Suslov ricorda che “Il mondo è più grande dell’ Occidente che non lo domina più. Non c’è dubbio che la Russia sarà politicamente isolata dal mondo occidentale e i loro rapporti saranno ostili per molti anni. Ma non ha senso parlare di isolamento russo nella comunità internazionale. Cina, India, Medio Oriente, Africa, America Latina non la isoleranno”.

Ecco lo scenario che prefigura il nuovo mondo nel quale si svolgerà la competizione nei prossimi decenni. La Russia di Putin ha fatto la sua scelta e troverà l’aiuto che serve in paesi troppo grandi per essere boicottati dagli Usa con le sanzioni. Ovviamente nel lungo periodo Putin cercherà il dialogo, ma dalle posizioni di forza che avrà conquistato. Il momento per legare la Russia all’Europa è passato. Gli Usa nella loro smania di onnipotenza non lo hanno capito e l’hanno perso. Si terranno la loro Nato allargata e davanti troveranno non più solo la Russia con il suo status di potenza nucleare, ma più di metà del mondo guidato dalla Cina che vuole vincere la competizione con gli Usa in tutti i campi. Questo, Kennan non l’aveva previsto, ma qualcuno dopo di lui poteva pure accorgersi che il tempo delle chiacchiere stava finendo

Claudio Lombardi

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