La transizione ecologica e i suoi problemi

Prima parte: la situazione attuale

Tutti pronti per la transizione ecologica? Pronti per il raddoppio del prezzo della benzina, del gasolio, del GPL e del metano? In qualche modo bisogna rendere più convenienti le risorse rinnovabili e il prezzo è lo strumento più semplice da usare. No, forse però così non piace a nessuno. E allora come si dovrebbe spingere questa transizione ecologica?

Se ho capito bene quello che si vorrebbe ottenere dalla transizione è il cambio del nostro modo di consumare, di produrre, di vivere, in modo che il risultato finale sia, soprattutto, la riduzione, fino all’eliminazione, della produzione di CO2 per fermare il riscaldamento globale e questo in tutto il mondo e non solo in Italia perché l’atmosfera è di tutti e tutti contribuiamo a produrre CO2.

Fondamentalmente si tratta di una conversione energetica perchè si dovrebbe passare dai combustibili fossili a metodi di produzione e fonti alternativi.

Vediamo allora quali sono le attività più energivore e responsabili della produzione di CO2.

Produzione di energia elettrica. In Italia, ma anche nel resto del mondo, l’energia elettrica viene ancora prodotta per un buon 70% bruciando combustibili fossili.

Produzione di cemento. Richiede l’uso di grandi quantità di energia che si ottiene bruciando carbone o gasolio, inoltre le reazioni chimiche del ciclo generano anche moltissima CO2 che ci sarebbe in ogni caso indipendentemente dalla fonte energetica utilizzata.

Produzione di acciaio. Vale lo stesso discorso del cemento: se si parte dal minerale, è inevitabile che si formi della CO2 a causa delle reazioni chimiche che portano alla formazione del ferro.

Produzione dell’alluminio. Un materiale che sta sempre più sostituendo l’acciaio in molti utilizzi, ma senza vantaggi energetici. Infatti, la produzione dell’alluminio è una delle attività più energivore in assoluto ed è richiesta solo energia elettrica cioè energia di altissima qualità, ovvero la più cara.

Riscaldamento domestico. Si utilizzano ovunque i combustibili fossili, gas, gasolio e dove non sono disponibili si utilizza il legno con ulteriori problemi di deforestazione, desertificazione dei terreni e inquinamento ambientale (pare che il caminetto inquini più di un diesel).

Trasporti. Anche se sembra il più evidente non è il problema più grave. I trasporti si dividono in due:  il trasporto privato delle persone,  essenzialmente automobilistico e quello industriale delle merci e delle persone che comprende navi, treni, autotreni, camion e furgoni, poi c’è l’aviazione civile passeggeri e merci.

Attività produttive industriali, agricole, zootecniche, artigianali. Tutte assorbono una bella fetta dell’energia consumata, sia sotto forma di energia elettrica che di combustibili fossili.

Ma la CO2 non arriva solo da questi. Ci sono i disboscamenti estensivi e gli incendi. E poi le emissioni da parte degli animali, quelle degli impianti di compostaggio e degli impianti di incenerimento rifiuti.

Questo è il quadro di partenza. Da dove bisogna iniziare? E soprattutto come?

Le proposte che si sentono più frequentemente soprattutto tra gli ecologisti sono quelle di smettere di estrarre carbone, petrolio e gas naturale. Con l’unica alternativa di fotovoltaico ed eolico.

Il fatto è che è semplice smettere di estrarre gas e petrolio, mentre non è affatto semplice produrre più energia in modo alternativo.

Una delle soluzioni che spesso si sente proporre in Italia è chiudere gli impianti più energivori ed inquinanti in termini di CO2 come cementifici e acciaierie. Però di cemento e acciaio ne abbiamo bisogno e quindi si finirebbe semplicemente per trasferire all’estero tutta la produzione. Poiché i primi destinatari sarebbero i  paesi più poveri, meno avanzati tecnologicamente e meno attenti ai problemi ambientali il risultato sarebbe un peggioramento dell’inquinamento globale senza alcun vantaggio in fatto di emissioni di CO2.

La verità è che per ora non si può fare molto, non ci sono le tecnologie per ovviare a tutti i problemi. Vediamoli in dettaglio. Per il trasporto aereo non esistono ancora le alternative. Ci sono solo prototipi e pure di difficile realizzazione. Anche per il trasporto marittimo la situazione non è molto diversa. Per grandi navi, petroliere, porta container, navi da crociera, pescherecci etc. non ci sono alternative al motore a combustibile fossile.

Il trasporto su terra presenta problemi analoghi, attualmente la tecnologia sta lavorando molto sulle auto ibride ed elettriche, ma c’è poco per furgoni e camion. Il problema è soprattutto relativo alle batterie, pesano molto, tolgono spazio riservato alle merci, hanno una breve autonomia, tempi di ricarica piuttosto lunghi e non ci sono per ora stazioni di ricarica rapida sulla rete viaria. In Germania è allo studio l’elettrificazione della prima corsia delle autostrade in modo da far funzionare i tir come dei filobus con doppio motore, diesel ed elettrico: sulle strade normali si userebbe il diesel, in autostrada quello elettrico collegato con un pantografo ai fili della corrente. Sistema costoso ma fattibile.

Per l’acciaio si può utilizzare l’energia elettrica e già si fa per il rottame di ferro ma quando si tratta di produrre acciaio da minerale la presenza di un riducente chimico è indispensabile per le reazioni chimiche coinvolte, oggi si usa carbone, in futuro si pensa al metano e in un futuro ancora più lontano all’idrogeno. Con il metano sarebbe possibile avere produzioni più pulite e con meno emissioni di sostanze inquinanti ma l’emissione di CO2 è inevitabile. Anche per il cemento non è possibile eliminare completamente l’emissione di CO2 perché è la stessa reazione di calcinazione ad emetterla anche se si usassero forni elettrici, l’alternativa sarebbe sostituire il cemento con qualcosa d’altro che per ora non abbiamo.

Come si vede chiaramente alcuni processi che oggi emettono CO2 potrebbero essere sostituiti con l’energia elettrica, altri per ora no. Quindi, la chiave per l’abbattimento della CO2 passa inevitabilmente per l’aumento della produzione dell’energia elettrica prodotta da fonti alternative ai combustibili fossili

Pietro Zonca

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