La trappola dell’informazione in tempi di pandemia

La libertà dell’informazione è un pilastro del nostro modello di società. Una libertà che, però, è gestita da professionisti che scelgono le notizie da far conoscere, le commentano e organizzano i dibattiti – i talk show – che hanno assunto una grande importanza per la formazione dell’opinione pubblica. Di fatto ciò che noi conosciamo oltre la nostra vita quotidiana è riferito da altri che ci “informano” e che, facendolo, orientano il nostro pensiero. La pluralità delle voci dovrebbe garantire un equilibrio, ma non sempre ci riesce perché il mondo dell’informazione è in costante ricerca di visibilità e finisce per andare tutto nella stessa direzione amplificando o riducendo la risonanza delle notizie e dei commenti che le accompagnano. Prendiamo il caso delle proteste no vax e no pass. Per alcune settimane sono state sotto i riflettori di stampa e televisioni. Così una piccola minoranza di contestatori del vaccino e delle misure di contrasto al covid è diventata la notizia principale oscurando la realtà di una grande maggioranza di italiani che ha scelto di vaccinarsi. Si è data voce in alcune trasmissioni tv di grande richiamo (quella di Giletti su La 7 per esempio) a no vax che esibivano la loro visione allucinata come se fossero degli esperti con una solida preparazione scientifica. Perché quei conduttori di talk show hanno scelto proprio di dare voce a quelle persone? Per informare correttamente? Ovviamente no. Altrimenti avrebbero dato conto delle scempiaggini dei no vax per smentirle con la voce di esperti e scienziati.

Un capitolo a parte è quello di internet che dovrebbe rappresentare il trionfo del pluralismo perché ogni voce può essere ascoltata senza bisogno di un giornale o di una tv. È diventata, invece, uno dei principali veicoli di falsità e di disinformazione perché mette tutti allo stesso livello senza verifiche e senza gerarchie. Nel mondo reale, invece, le gerarchie ci sono e nessuno può desiderare che il primo disordinato mentale si trovi allo stesso livello di uno scienziato. Una situazione paradossale nella quale la libertà viene trasformata in anarchia disgregatrice.

Con il covid l’eccesso di informazioni e di dibattiti, la competizione tra esperti nonché la concentrazione dell’attenzione su alcuni eventi ha fatto scattare una sorta di trappola dell’informazione che ha contribuito a generare confusione e disorientamento nell’opinione pubblica. Mario Monti in tv giorni fa ha auspicato una gestione dell’informazione più simile a quella che si attua in tempi di guerra. Paragone forse poco felice, ma il senso delle parole di Monti era chiaro: in una pandemia c’è un nemico comune da sconfiggere e c’è una gerarchia di mezzi per farlo; se il principale fra questi – il vaccino – dipende dalle scelte individuali di ciascuno l’informazione e il dibattito pubblico hanno un ruolo fondamentale perché possono spingere in un senso o nell’altro. Lavarsene le mani con la scusa di fornire un’informazione imparziale è deleterio.

La pandemia mette a dura prova la tenuta delle istituzioni, la coesione sociale e la fiducia dei cittadini. Chi ha come obiettivo la lotta al “sistema” in realtà lavora per la disgregazione. Non a caso l’ispirazione di fondo dei vari movimenti di contestazione è una sorta di individualismo anarchico che insegue l’illusione di una libertà assoluta che può esistere solo come perpetua lotta di tutti contro tutti fino a che non vinca il più forte.

Claudio Lombardi

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