L’annunciato fallimento greco

Che la Grecia non fosse in grado di pagare le rate dei prestiti ricevuti era cosa nota da tempo. Che l’unica soluzione fosse di rinviare quei versamenti al prossimo secolo pure. Che, nel frattempo qualcuno (non i mercati ovviamente, ma gli stati europei e la BCE) dovesse continuare a dare soldi alla Grecia per sopravvivere sperando che, prima o poi, partisse una ripresa economica in grado di sostenerla anche. Idem per l’assenza di una classe dirigente valida. Idem per un governo che pretende di continuare sulla strada dell’assistenzialismo a spese dello Stato perché non sa che altro fare. Possibile che decida di riassumere migliaia di dipendenti pubblici? Per fare che? Rilanciare l’economia con l’assistenzialismo? Una follia o una presa in giro.

Insomma le carte erano già tutte in tavola e, quindi, l’annuncio della prossima insolvenza greca, abbastanza scontato.

E allora cosa sperano ancora che possa accadere i governi europei, la Commissione europea e la BCE quando continuano ad invitare il governo greco a rispettare tutti gli impegni?

crisi grecaNon c’è niente da fare oggi in Grecia le tasse non si pagano, i capitali li hanno portati all’estero, la spesa pubblica è assistenziale, l’economia non ce la fa e gli impegni non si rispettano perché soldi non ce ne sono.

Chi oggi invoca la solidarietà dell’Europa dimentica che la Grecia ha già goduto di una cancellazione del debito nel 2012 per un centinaio di miliardi di euro e che il debito pubblico attuale è tutto verso gli stati europei (l’Italia ci ha messo più di 40 miliardi), la BCE e il FMI e che gli interessi sono molto bassi. Caso unico in Europa. Non ci sono biechi speculatori che stanno lucrando sulla Grecia. Casomai è la Grecia che viene mantenuta artificialmente in piedi perché è già fallita. Solo che il fallimento greco non è stato dichiarato per paura delle conseguenze.

La decisione tutta politica dei paesi europei è se pagare (ma fino a quando?) per far restare la Grecia nell’euro o farla uscire sapendo che una parte dei greci – quelli più ricchi – non muoveranno un dito per salvare il loro paese e che nessun governo riuscirà a costringerli a farlo. Il popolo alla fame non smuoverà certo le loro coscienze, ma, anzi, sarà utile per indirizzare la rabbia verso il nemico esterno.

Forse la scommessa più sensata è pagare per farla restare sperando che questo governo o il prossimo imbocchino la strada dello sviluppo dell’economia. Più di questo non si può pretendere

CL

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