Le riforme istituzionali che non risolvono nulla

Diciamolo con le parole di Francesco Cundari: “L’ideologia della Seconda Repubblica, il miraggio di una palingenesi fondata su bipolarismo maggioritario, federalismo e presidenzialismo (semipresidenzialismo, premierato o giù di lì), continua ad accomunare destra e sinistra, al di là di divisioni tattiche come quelle che hanno portato la Lega a contestare la riforma federalista del centrosinistra nel 2001, per poi attuarla nel 2024, e il centrosinistra a fare l’inverso. Negli ultimi tre decenni una folta schiera di commentatori ha stigmatizzato tali occasionali divisioni, senza invece mai mettere in discussione la fondamentale unità di vedute di tutti i protagonisti del dibattito. E così tutto può procedere come sempre, da un fiasco all’altro, senza che nulla cambi, se non nella sempre maggiore ostinazione con cui gli stessi progetti, gli stessi argomenti, gli stessi slogan vengono rilanciati ogni volta. Nel frattempo, intorno a noi, è cambiato il mondo”.

Cosa aggiungere? Che la moltiplicazione dei centri di potere (regioni innanzitutto) svincolati da una responsabilità effettiva di fronte ai cittadini è uno dei problemi reali che bloccano l’Italia. C’è poi una propensione al sottosviluppo evidenziata dallo stato critico delle infrastrutture, dalla frammentazione delle attività economiche, dallo spreco sistematico della spesa pubblica e una rappresentanza troppo condizionata da una molteplicità di interessi non convergenti con un interesse generale. Nessuna meraviglia, quindi, che le regioni più ricche disconoscano una solidarietà nazionale che non porta risultati

21 giugno 2024

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