L’illusione dei veicoli elettrici

L’età media delle auto circolanti in Italia è di circa 12 anni (https://tinyurl.com/4xtwvhcm ). Questo numero va incrociato con la durata media di un pacco di batterie di un’auto elettrica, che si calcola in 8 anni (https://tinyurl.com/3n6rcwuy). Come peraltro sappiamo, la sostituzione delle batterie è estremamente costosa, il che vuol dire, in soldoni, che il mercato dell’usato, per le auto elettriche, allo stato attuale ha poco senso.

Quando si parla dell’introduzione dell’auto elettrica al posto delle termiche, credo che in molti coltivino l’implicita convinzione che gradualmente si sostituiranno le auto a benzina e si passerà all’elettrico, senza enormi traumi o scocciature. Invece è assai probabile che non andrà così, e le auto ritorneranno, come un secolo fa, o poco meno, ad essere un bene non per tutti. E questo per una serie di ragioni:

1) La prima è il costo. Oggi un’automobile elettrica nuova costa più di una termica, ma non di troppo, soprattutto se si contano gli incentivi. La differenza vera, però, non è data dal listino del nuovo, ma dal fatto che una termica la puoi continuare a comprare e vendere di seconda mano tant’è che, come si diceva, oggi l’età media del circolante è 12 anni. Con l’elettrico questo non succederà: si comprerà l’automobile, andrà in giro per gli anni che la batteria permette, e poi verrà rottamata. Per i primi proprietari cambia poco, per tutti quelli, non benestanti, che acquistano nell’usato, cambierà tutto. Oggi girano auto di 20 anni, comprate a pochissimo, che permettono mobilità individuale a milioni di persone non benestanti. Ci saranno auto elettriche di 20 anni? Temo molto poche.

2) La seconda è la logistica. Chi ha un garage privato dove tenere la sua auto, la potrà ricaricare di notte. Chi vive in un palazzo di 10 piani, senza garage, cosa fa? La ricarica (la ricaricherebbe) alle colonnine per strada. Queste colonnine, come già sta succedendo, tolgono parcheggi, e più aumenteranno le auto elettriche, più sorgerà il problema di dove parcheggiarle, visto che, accanto ad una colonnina, ci si può fermare solo per il tempo della ricarica.

L’auto elettrica, inutile girarci attorno, è una potenziale generatrice di diseguaglianze. Potrà permettersi l’automobile chi ha soldi per comprarsi un’auto nuova e avrà possibilità di ricaricarla facilmente, nel suo garage o nella sua villetta. Chi non ha redditi sufficienti, o chi non ha logistica adatta, per esempio uno dei tanti milioni che abitano nelle nostre periferie, dovrà, assai probabilmente, rinunciare alla mobilità individuale.

Che contraccolpi sociali si verificheranno? Ricordo che la “rivolta” dei gilet gialli nacque perché il governo Macron propose una tassa ecologica di qualche centesimo sui carburanti (circa 3 centesimi per la benzina e 6 per il gasolio). Poi la protesta puntò anche ad altri obiettivi, ma la scintilla era quella: pochi centesimi al litro. La protesta, peraltro, ebbe tra le prime pasionarie una donna bretone, Jacline Mouraud, che, in varie interviste, spiegò che era costretta, per sbarcare il lunario, a più lavoretti, nessuno solido e sufficiente, e che usava il suo vecchio scassone diesel per percorrere molti chilometri al giorno per raggiungere i suoi posti (chiamiamoli così) di lavoro (https://tinyurl.com/2jxccebx). Quel piccolo aumento, in aggiunta a tutte le difficoltà che aveva, fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Se la prospettiva dell’auto elettrica è quella di rendere la mobilità individuale una prerogativa dei benestanti, che effetti avrà su ceti popolari che vivono ai margini delle città lontani da servizi e lavoro? Sicuri che si tratterà di una transizione puramente ecologica senza effetti sociali? Si potrà dire: mancano anni, è nel 2035 che verrà proibita la vendita di macchine termiche. Sino ad allora gireranno, e continueranno a girare per almeno vent’anni, macchine a benzina o diesel. Quindi è roba del 2050 o giù di lì.

Non credo. Molto presto alcune città cominceranno a proibire l’uso delle auto termiche nel circuito urbano. Contemporaneamente si installeranno sempre più colonnine che ridurranno i parcheggi disponibili: il problema si comincerà a porre ben prima del 2035, e non parliamo del 2050.

Ho parlato di un solo aspetto, l’auto elettrica, ma il discorso potrebbe essere ampliato. E riguarda, detto in sintesi, i contraccolpi sociali, e sulle diseguaglianze, della transizione ecologica. Argomento che riguarda tutti gli aspetti: la guerra in Ucraina, per esempio, ci fa toccare con mano cosa voglia dire, in termini di costi, rinunciare a fonti fossili (nella fattispecie il gas russo). Inevitabilmente significa aumento di prezzi, perché, sostituire fonti esistenti con nuove, comporta, come minimo, i costi degli investimenti in nuove fonti. Chi li paga? Chi paga gli investimenti per nuovi impianti non inquinanti, se non i contribuenti o gli utenti?

Ci riempiamo la bocca di paroloni come transizione energetica, dando per scontato che siano scelte a costo zero. Non lo sono, produrranno effetti sociali, e rischiano di aumentare le diseguaglianze. E se questo dovesse succedere, vedi gilet gialli, il rischio è che misure che comportano sacrifici troppo grandi vengano rigettate, col risultato che, alla fine, non si faccia nulla. Ovviamente non sono contrario alla transizione energetica, solo bisogna ricordarsi che non sarà un pranzo di gala, e se non si comincia a ragionare anche sui contraccolpi sociali il rischio è che venga rifiutata quando dalle generiche belle parole si comincerà a passare ai fatti.

Oggi in Italia circolano 39milioni di automobili (https://tinyurl.com/yxx5mt7c) . Ciò di cui non sono affatto sicuro (anzi) è che fra 30 anni circoleranno 39milioni di auto elettriche, per tutti i problemi detti. Quindi il parco veicoli credo che si ridurrà di molto, quindi il principio della mobilità individuale, sul quale abbiamo ridisegnato le nostre città e le nostre abitudini negli ultimi 60 anni (dal miracolo economico in poi) è destinato a mutare profondamente. E non credo che ciò avverrà in modo neutro rispetto al reddito delle persone.

Post di Jack Daniel da facebook

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