Ora unione politica ed esercito per l’Europa

Le vicende afghane (guerra, occupazione e ritirata degli americani) hanno molto da insegnarci. In primo luogo mostrano che le guerre per instaurare regimi democratici in territori che sono solo un coacervo di tribù, etnie, signori della guerra e del narcotraffico, gruppi religiosi non servono a nulla. Con la guerra non si costruisce uno stato da zero. L’occupazione militare Usa non ha fatto nascere un nuovo Afghanistan, ma ha solo allevato una élite corrotta che, infatti, si è dissolta appena è stato chiaro che il suo grande protettore e pagatore aveva deciso di andarsene. Una piccola minoranza della popolazione ha conosciuto una relativa libertà che adesso si è rivelata per quello che era: un’illusione. Bisogna dire che grazie al lavoro di tante Ong una parte di questa minoranza ha potuto apprezzare uno stile di vita diverso e cercherà di fuggire da Kabul. Vanno aiutati sia accogliendoli che favorendo il trasferimento in altri paesi dove siano al sicuro.

Abbiamo anche imparato che gli Stati Uniti pensano innanzitutto ai loro interessi. Ciò che a noi può apparire un immenso spreco e cioè le migliaia di miliardi spesi per l’Afghanistan, da altri punti di vista può essere considerato un buon affare. È noto come negli Usa conti molto il complesso militare industriale nonché il settore della difesa con il suo corollario di centri studi, incarichi, consulenze, carriere ben pagate di ogni tipo. Cosa farebbero se non si impegnassero ogni tanto in qualche guerra, soprattutto se motivata da nobili ideali? Non scandalizziamoci perché qualcosa del genere succede in molte altre strutture di potere nei più svariati settori. Essere autoreferenziali cioè pensare a se stessi è una caratteristica comune.

Tuttavia le conseguenze per l’Europa sono serie. In primo luogo nessuna entità politica può fare a meno di una forza armata. Finora la Nato, cioè gli Usa, sono stati lo scudo dei paesi europei. Creata quando il mondo era diviso dalla “cortina di ferro” e quando gli interessi tra stati europei e Stati Uniti convergevano, la Nato ha cambiato la sua natura allargandosi a molti stati e senza più una missione chiara. Basti pensare che la Turchia ne fa parte e non si capisce in nome di quale missione comune con gli altri paesi. Così la Nato si è ridotta ad andare al traino degli Stati Uniti fino ad essere del tutto ignorata nella decisione di trattare con i talebani e di ritirarsi dall’Afghanistan. Gli accordi di Doha risalgono al febbraio 2020, ma non risulta che l’Europa abbia avuto voce in capitolo.

Secondo il generale Camporini “L’Afghanistan segna una cesura con il passato, la Nato non sarà più la stessa. Dovremo ridiscuterne gli obiettivi strategici. Come europei sarebbe l’ora di crescere e assumerci le responsabilità che ci competono riformando e rafforzando le istituzioni politiche a Bruxelles e dotandoci di uno strumento militare che ci consenta di non dipendere più dagli americani e di intervenire, se necessario, nelle aree di nostro interesse: Mediterraneo, Africa e Medio Oriente”.

L’Europa e l’area più sviluppata e coesa dei paesi che condividono l’euro dovrebbe prendere atto che è una potenza continentale e che ha assoluto bisogno di una coesione politica e di uno strumento militare se vuole essere presa sul serio. Afghanistan, Iraq, Siria e i pasticci combinati nel nord Africa all’inseguimento di spericolati idealismi e di concreti interessi economici da parte della Francia, del Regno Unito e degli Usa hanno portato alla catastrofe in Libia e ad una presenza turca e russa ai confini dell’Italia della quale nessuno si interessa. E’ solo una delle dimostrazioni dei danni che l’assenza sulla scena internazionale dell’Europa come entità politica può recare ai singoli paesi che ne fanno parte.

Le decisioni in Europa sono lente ed impacciate dai troppi paesi che hanno aderito alla UE senza condividerne la missione. Bisogna che un’iniziativa parta da un gruppo più determinato e di maggior peso economico. Il punto di riferimento non possono che essere i paesi fondatori dell’Unione europea ed innanzitutto Germania, Francia, Italia, Spagna. Da loro deve arrivare la spinta a superare l’indecisione. È in corso la Conferenza sul futuro dell’Europa. Un’ottima occasione per assumere un’iniziativa

Claudio Lombardi

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