Pacifismo: i buoni propositi, la dura realtà

Domani a Roma andrà in scena una gigantesca rappresentazione di buoni sentimenti e di nobili ideali. Una manifestazione “quattro stagioni” adatta per tutti gli usi, ma ambigua e opaca se rapportata alla concreta situazione che si sta vivendo in Ucraina dal 24 febbraio.

Saranno in tanti a manifestare con punti di vista molto diversi eppure tutti accetteranno il “cappello” unificante della Rete pace e disarmo e, in questo modo, porteranno acqua a quale mulino? Di sicuro non a quello giusto.

Prima di svolgere altre considerazioni è necessario considerare i punti salienti del documento che incornicia e definisce la manifestazione. Ogni associazione e ogni persona avrà le sue motivazioni, ma la giornata avrà il senso di supportare questo documento e non è poca cosa visto che gli organizzatori esigono sia fatto proprio dalle nostre istituzioni e le impegni alla sua piena affermazione in ogni sede europea ed internazionale.

La minaccia nucleare incombe sul mondo. È responsabilità e dovere degli stati e dei popoli fermare questa follia. L’umanità ed il pianeta non possono accettare che le contese si risolvano con i conflitti armati”.

“Questa guerra va fermata subito. Condanniamo l’aggressore, rispettiamo la resistenza ucraina, ci impegniamo ad aiutare, sostenere, soccorrere il popolo ucraino, siamo a fianco delle vittime. Siamo con chi rifiuta la logica della guerra e sceglie la nonviolenza. L’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato nel cuore dell’Europa la guerra.

L’Italia, l’Unione Europea e gli stati membri, le Nazioni Unite devono assumersi la responsabilità del negoziato per fermare l’escalation e raggiungere l’immediato cessate il fuoco. È urgente lavorare ad una soluzione politica del conflitto, mettendo in campo tutte le risorse e i mezzi della diplomazia al fine di far prevalere il rispetto del diritto internazionale, portando al tavolo del negoziato i rappresentanti dei governi di Kiev e di Mosca.

L’umanità ed il pianeta devono liberarsi dalla guerra. Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite di convocare urgentemente una Conferenza Internazionale per la pace, per ristabilire il rispetto del diritto internazionale, per garantire la sicurezza reciproca e impegnare tutti gli Stati ad eliminare le armi nucleari e ridurre la spesa militare.

Le guerre e le armi puntano alla vittoria sul nemico ma non portano alla pace. Bisogna invece far vincere la pace, ripristinare il diritto violato, garantire la sicurezza condivisa. Non esiste guerra giusta, solo la pace è giusta. La guerra la fanno gli eserciti, la pace la fanno i popoli”.

Cosa dire di fronte ad un tale miscuglio di buoni sentimenti e di astrazione?

In primo luogo la minaccia nucleare arriva dalla Russia che ha scatenato una guerra di aggressione e di conquista. E poi la guerra e la pace non possono essere nominati come soggetti autonomi scollegati dalla realtà delle forze che ne muovono le leve. Se un documento simile fosse stato prodotto nel 1939 avrebbe avallato la guerra di Hitler e avrebbe portato gli stati che vi si sono opposti all’immobilità e forse oggi vivremmo in un regime nazista. O forse non esisteremmo perché le dittature imperialiste hanno la guerra come strumento permanente di politica internazionale e il nazismo si sarebbe scontrato con gli Usa e ne sarebbe scaturita una guerra nucleare in Europa. Per fortuna non si saprà mai perché contro la Germania nazista è stata condotta una guerra totale e il nazismo è stato annientato. Poi è arrivata la pace nella libertà. La pace si fa dopo le guerre e fotografa non le migliori intenzioni degli uomini di buona volontà, ma i risultati raggiunti sul campo di battaglia.

Il documento della Rete pace e disarmo è algido, indifferente, astratto e, in definitiva, utile solo come manifestazione di buone intenzioni. Buono per educare i bambini a livello elementare e poco più. Ha un valore di rappresentazione dei sentimenti che tutti gli esseri umani dovrebbero coltivare, ma, rapportato alla guerre reali va nella direzione della resa alle aggressioni. Nel caso dell’Ucraina, spinge chiaramente per il riconoscimento delle conquiste militari della Russia.

Oggi Putin ha bisogno che arrivi questo riconoscimento perché deve portare in avanti le sue frontiere, ricostituire le forze e, nel prossimo futuro, riprendere l’offensiva per gli obiettivi imperialisti e di guerra all’Occidente che non ha mai smentito e che, chissà perché, non vengono presi sul serio dai predicatori di pace.

In sostanza la Rete pace e disarmo ripropone con parole diverse ciò che i pacifisti, veri e finti, hanno detto fin  dall’inizio della guerra: resa alla superiore potenza russa per evitare guai peggiori.

Se la guerra è sempre sbagliata non si capisce come ci si possa difendere da un aggressore.

In coerenza con questa impostazione il documento esprime rispetto per la resistenza ucraina e vicinanza con il popolo, ma sotto il chiaro principio del rifiuto della guerra e della non violenza.

Non c’è nulla di logico e di razionale in questa posizione. C’è solo l’inazione e la sottomissione a chi voglia farsi avanti e usare la forza contro persone vincolate alla non violenza.

La conclusione è inevitabile: la manifestazione dei pacifisti non è solo un’inutile esibizione, ma è anche un oggettivo aiuto alla Russia laddove pretende che la linea di condotta dell’inazione contro l’aggressione sia la guida dell’Italia in Europa e nei consessi internazionali. L’invocazione della diplomazia e del negoziato di fronte ad una guerra di conquista non ha nessun senso e, infatti, Putin ha detto più volte che nessun negoziato può prescindere dai suoi obiettivi di sottomissione dell’Ucraina. Se potesse, lui li abbraccerebbe a questi pacifisti e forse lo farà veramente se riusciranno ad incrinare la linea della fermezza dei governi occidentali

Claudio Lombardi

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