Quello che dovremmo sapere di Putin

Ci si sforza di decifrare cosa abbia in testa Putin per cercare di capire fino a dove possa arrivare.

Ma se invece di affidarci alle sintesi dei media, di programmatica superficialità, avessimo studiato più attentamente il pensiero e le conseguenti azioni di Putin negli anni scorsi, non ci troveremmo nella condizione di chi scopre improvvisamente di essere colpito da un male micidiale e forse incurabile.

Questo studio non si può certo richiedere ad un cittadino comune, al quale andrebbe comunque offerta una informazione meno cialtrona della nostra. Ma a quasi tutti i politici sì. Con l’eccezione di chi sconta l’ostracismo organizzato.

Se avesse “studiato” la politica avrebbe scoperto da anni, come oggi – studiando – scopriamo noi cittadini comuni, che Putin ha raccontato da tempo e a più riprese, con precisione millimetrica, da dove viene e dove vuole arrivare, quale è la sua filosofia politica, chi sono e cosa sostengono i filosofi e i politologi che lo ispirano, quale sia l’assetto definitivo che persegue per l’Europa e il mondo.

Comprovando l’autenticità del suo pensiero con azioni concrete: dalla Siria, alla Libia, alla Crimea e oggi in Ucraina. Intende con tutte le sue forze realizzare un disegno lucido. Il suo obbiettivo si chiama Eurasia, un nuovo, unico dominio nel quale è tutta l’Europa ad essere compresa, da Lisbona a Vladivostok a Tbilisi a sud, nel quale l’Italia sarebbe totalmente rinchiusa.

Una enorme estensione territoriale, in parte da conquistare militarmente, in parte da assoggettare alla sua soffocante influenza politica, come lo erano i vecchi paesi satelliti del Patto di Varsavia.

Si tratta di propaganda filo occidentale? Assolutamente no dato che nessuno può negare che Putin abbia, più volte, dichiarato esplicitamente questa sua volontà. Come ad esempio nella sua conferenza stampa di fine 2019, quando dichiarò, a corollario del suo progetto Eurasia, che non c’era Russia senza Ucraina, tutta, non solo il Donbass, e che l’indipendenza dell’Ucraina era, letteralmente, “una stupidata”. E che abbia concretamente operato – con azioni militari o con la guerra ibrida: dallo sfruttamento delle forze politiche di opposizione nei Paesi avversari, al condizionamento dei loro media, dalla disinformazione di massa all’uso dei social e del web più in generale – per condizionare gli orientamenti politici dell’opinione pubblica occidentale e le sue scelte elettorali. Finanche negli Usa e in particolare in Italia.

Operazioni codificate nella dottrina sulla guerra ibrida dell’attuale Capo di Stato Maggiore, generale Gerasimov, tra i principali collaboratori di Putin, esplicitata nella relazione tenuta all’Accademia delle Scienze Militari di Mosca nel 2013.

Il progetto Eurasia di Putin poggia su una nuova ideologia, teorizzata dal filosofo politologo Alexandr Dugin con la sua “Quarta ideologia”, che combatte non solo quella liberale, ma anche quelle nazifascista e comunista. Ispiratore di Putin e del suo nuovo impero, che la nuova Russia di Putin si è data il compito storico di costruire, Dugin spiega la sua visione ideologica e il progetto Eurasia che la realizza, in una serie di seminari, tenuti all’Università di Mosca tra il 2011 e il 2013, nonché in una conferenza tenuta a Lugano nel 2019, dove spiega che “l’Europa che vogliamo noi russi non è quella dell’unità attuale, inaccettabile, fondata sul liberalismo e i diritti umani che non riconosciamo come universali”.

E’ significativo che le idee del teorico Dugin e del pratico Gerasimov si integrino e producano nel 2014, la conquista della Crimea e l’inizio della guerra nel Donbass.

Dugin è ben noto in Italia per gli intensi rapporti, non solo politici, con la Lega, ma anche con FdI, come stimato fondatore del “Centro ricerche sul conservatorismo” e fino a poco tempo fa anche con i vertici del M5S.

Ricordiamo la soggezione di Conte verso Putin e l’episodio inquietante dei medici militari russi che, durante la pandemia, percorrevano l’Italia da Roma a Bergamo, con al seguito un cameraman espulso dalla Lettonia per spionaggio, ma fatto entrare in Italia. Accattivarsi l’opinione pubblica del nemico con operazioni finto umanitarie e raccogliere informazioni è una delle cinque azioni di guerra ibrida teorizzate da Gerasimov nella sua dottrina per la conquista di Eurasia.

L’ideologia di Dugin, ben spiegata ai leghisti in una serie di seminari svolti alla loro scuola di partito, è un misto di nazionalismo zarista, di nazifascismo, antisemitismo e stalinismo, secondo la quale le libertà individuali e collettive, senza distinzione tra i cittadini consenzienti e dissenzienti, sono assoggettate alla volontà superiore di un élite di governo che pone l’interesse dello Stato autoritario sopra ogni altra cosa.

Questo neo statalismo parla al cuore dei reduci di destra e sinistra, ai quali fa balenare una sorta di rivalsa dalle confitte storiche, ciascuno volendo capire solo la parte che li emoziona.

In realtà è la certificazione su scala mondiale della morte delle vecchie ideologie di destra e sinistra, ai sopravvissuti delle quali è offerto il rifugio nella “Quarta ideologia”, dove a ognuno sembrerà di ritrovare pezzi del suo passato, ma  che li renderà, più o meno inconsapevolmente, più schiavi dell’odiata democrazia liberale. Si tratta delle prime vittime della guerra ibrida della Russia di Putin, Dugin e Gerasimov.

E’ con questo che abbiamo, dunque, a che fare.

Ma Putin ha un punto debole, il suo disegno è più grande della sua capacità, soprattutto tecnologica oltre che economica, di realizzarlo. E anche lui, come purtroppo l’occidente fino ad ora, ha sottovalutato la capacità di risposta dell’avversario.  Che non è solo l’Ucraina, ma tutto il mondo libero. Che tra grandi limiti ed errori, in taluni casi anche orrori, resta comunque il sistema di valori e di governo più vicino ai diritti umani sanciti dalla Carta dell’Onu che, non a caso, Putin considera non universali.

Per questo la posta in gioco, a più di settanta anni dalla sconfitta del nazifascismo, è la più alta. Non sono consentite equidistanze e ambiguità nell’appartenenza all’UE e al sistema di alleanze dell’occidente, tentennamenti nell’applicazioni delle sanzioni economiche alla Russia, nei rapporti con tutte le potenze autoritarie. Cedere ci indebolisce e non porterebbe alla pace, ma a subire un tentativo continuo di espansione, anche territoriale oltre che politico, di una nuova dittatura.

Solo la nostra capacità di reazione può determinare un arresto del disegno di dominio di Putin e l’apertura di una trattativa che, fermo restando un cessate il fuoco in Ucraina, non può essere circoscritta alla definizione del conflitto attuale. Che è una guerra di aggressione nella quale non possono essere messi sullo stesso piano l’aggredito e l’aggressore.

A chi voglia approfondire, nel mare di documenti consiglio di leggere “il progetto della Russia su di noi” di Luca Lovisolo e ascoltare, sul suo sito web, la sua audizione alla Commissione Esteri della camera dei Deputati del 6 agosto 2020 sull’ Indagine sulle influenze straniere in Italia. Mezzora di lezione imperdibile per chi voglia capire quale sia il pericolo vero che stiamo correndo insieme al popolo ucraino.

Ci ragioni soprattutto chi pensa che Putin possa avere in testa o nell’animo qualcosa di sinistra e che la pace si possa conquistare, nel quadro descritto, solo chiedendola genericamente.

Umberto Mosso (tratto da facebook)

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