Ragioniamo sulla transizione energetica

L’ottimismo della volontà è il motore che fa procedere l’umanità: analisi, individuazione degli obiettivi, azioni per raggiungerli. Da anni il settore dell’energia è al centro della ricerca di strade alternative a quelle fin qui percorse. Viene dato per acquisito il peso che le attività umane hanno sui cambiamenti climatici in corso. Per rallentarli occorre agire principalmente sull’emissione di CO2. La transizione energetica è, dunque, la componente fondamentale di un mutamento strutturale riconosciuto dai più importanti stati del mondo. Senza nemmeno provare a criticarlo assumiamo questo schema come valido e cerchiamo di capire in che direzione si sta andando in Italia. La strategia europea e quindi italiana prevede l’abbandono dei combustibili fossili entro il 2050. Il fulcro della transizione è l’elettrificazione ovvero la sostituzione con energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili di tutti i combustibili fossili: petrolio, carbone e gas. Su questo passaggio svolge un interessante ragionamento Chicco Testa con un articolo sul Foglio del 7 gennaio. Seguiamolo.

Occorre partire dalla consapevolezza che gli usi finali dell’energia nel mondo sono solo in parte soddisfatti dall’energia elettrica. In Italia siamo al  20%. Per la mobilità, i trasporti, il riscaldamento e per la stessa produzione di elettricità cioè per l’80% degli utilizzi si ricorre ai combustibili fossili. Per sostituirli con elettricità prodotta da fonti rinnovabili c’è una montagna da scalare che in Italia significa passare dagli  attuali 320 TWh ad almeno 650 TWh, tutti prodotti con fonti rinnovabili. Bisognerebbe, quindi, installare impianti di rinnovabili per 20 mila MW all’anno fino al 2050. Come ha ricordato più volte Cingolani e molti articoli dei giornalisti specializzati (https://www.civicolab.it/la-transizione-energetica-dei-nostri-sogni/) oggi di MW da rinnovabili se ne installano meno di 1000 l’anno per le note resistenze contro eolico e fotovoltaico di regioni, comuni e comunità locali. Come si fa a colmare questo baratro tra progetti e capacità di realizzarli?

C’è anche un altro problema da considerare: sole e vento non sono costanti e si interrompono di continuo, dunque non sono affidabili per alimentare un sistema elettrico che dovrebbe presiedere ad ogni richiesta di energia. Le fonti rinnovabili oggi si integrano con gli impianti tradizionali che garantiscono la continuità dell’erogazione. Una soluzione è l’installazione di batterie per conservare l’elettricità esattamente come si fa con quelle delle auto elettriche o degli smartphone. Gli ordini di grandezza sono, però, tali che, solo per garantire la conservazione dell’energia prodotta in un ipotetico futuro in Italia, avendo rinunciato a gas e petrolio, occorrerebbe uno stoccaggio di un miliardo di kilowattora. E quante batterie ci vorrebbero in tal caso? Dice Chicco Testa, circa 3 volte l’intera produzione mondiale. Dunque un problema oggi irrisolvibile che si unisce a quello dello spazio che dovrebbero occupare impianti solari ed eolici per una produzione elettrica 100% da rinnovabili. Sognare non costa nulla, ma chi sta attuando questa strategia non si limita a questo: sta operando da anni per bloccare le ricerche e lo sfruttamento di gas naturale del quale l’Italia è ricca.

Ma non parliamo solo dell’Italia. C’è un mondo intero che, secondo i sognatori della transizione energetica, dovrebbe andare a fonti rinnovabili nei prossimi decenni. Chicco Testa fa l’esempio dell’Africa. Attualmente ha consumi procapite di energia elettrica di meno di un decimo di quelli italiani. E’ legittimo che aumentino per sostenere uno sviluppo economico e civile che tutti dovrebbero auspicare e già con la popolazione attuale saremmo ad oltre dieci volte i consumi italiani. E l’energia dovrebbe essere prodotta anche lì con fonti rinnovabili. Ma poi c’è tutto il resto del mondo che dovrebbe seguire la stessa strada. Immaginiamo la quantità di materiali necessari per produrre pannelli fotovoltaici e batterie per tutto il mondo. Siamo, evidentemente, nel campo dell’impossibilità.

Insomma la transizione sarà un processo lunghissimo che andrà ben oltre il 2050 e non si può pensare di rinunciare da subito – questo è il punto – ai combustibili fossili e al nucleare. Eppure c’è chi rifiuta persino di sfruttare i giacimenti di gas italiani in nome di una transizione da attuare subito. Sarebbe logico cominciare a costruire gli impianti per le fonti rinnovabili per mettere alla prova sia la capacità di installare tutta la potenza necessaria sia la validità dell’energia prodotta da fonti intermittenti. La riduzione del consumo di gas e petrolio dovrà andare di pari passo alla produzione di elettricità da rinnovabili con una logica di integrazione prima e di sostituzione poi.

Sul nucleare c’è invece un discorso a parte da fare. In un mondo futuro nel quale l’energia elettrica e quella da idrogeno hanno sostituito i fossili ci sarà sempre il problema della continuità e della certezza della produzione. L’unico modo attualmente conosciuto per garantirle è il nucleare. Se immaginiamo un mondo elettrificato non possiamo affidare la produzione di energia alle variazioni del meteo e all’alternarsi della notte e del giorno. Occorre un sistema di base che produca sempre la potenza necessaria e questo non può che essere il nucleare. Ovviamente si presume che i progressi ci siano anche in  questo campo. Sembra più fantascientifico disporre della quantità di batterie per conservare l’energia per tutti gli usi possibili nel mondo intero che trovare il modo per aumentare la sicurezza delle centrali ad energia atomica.

Perché mai l’ottimismo della volontà dovrebbe funzionare in tutti i campi e non nel nucleare?

Claudio Lombardi

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