Regioni ed opposizione: due problemi per l’Italia

La situazione grottesca nella quale ci troviamo con le ultime misure di contrasto al covid non potrebbe essere descritta meglio di come fa Stefano Cappellini su Repubblica del 4 novembre.

“È ora di superare benevolenze storiche e pregiudizi favorevoli per dire chiara una cosa: le Regioni sono diventate un problema. Il governo ha le sue colpe nelle indecisioni e nei ritardi delle ultime ore, ma le Regioni hanno superato il limite. Non tutti i governatori portano in pari misura la colpa del caos di queste ore, ma non è un problema di singoli. In gioco c’è la credibilità di tutto l’edificio istituzionale e nel più drammatico dei momenti. La pandemia non si può gestire con l’irresponsabilità di venti staterelli che prima invocano autonomia decisionale (“Vogliamo scegliere noi per il nostro territorio!”), poi strepitano se viene loro riconosciuta (“Deve essere il governo a fare la scelte!”), quindi tornano a piangere se vengono accontentati (“Siamo stati esautorati!”). Nel Paese delle molte targhe alterne, il doppio volto dell’autonomia regionale rischia di svettare per opportunismo: arcigno e fiero federalismo quando si tratta di lucrare meriti e consenso (o di negare l’accoglienza a un pugno di rifugiati, per fare solo un esempio su un terreno che non riguarda il Covid), centralismo frignone quando c’è da prendere decisioni che si ritengono impopolari”.

L’articolo prosegue richiamando il comportamento indecoroso di “governatori” (non lo sono, perché ci si ostina a chiamarli così?) che non vogliono essere coinvolti nelle ordinanze del ministro della Salute che disporranno la chiusura delle zone rosse. Perché? Per scaricare sul solo governo ogni responsabilità. Eppure fino a ieri c’erano presidenti di regione che si esibivano in proclami molto più duri delle disposizioni stabilite nei dpcm. Quando si è trattato di passare all’azione hanno fatto di tutto perché la loro regione rimanesse nella fascia meno colpita.

Eppure adesso il Governo ha cambiato passo: ha prima comunicato al Parlamento le sue intenzioni, poi ha coinvolto le regioni, ha introdotto un metodo trasparente per valutare il livello del contagio con 21 indicatori oggettivi basati sui dati che le stesse sanità regionali comunicano al ministro della Salute.

Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 11-05-2020 Roma, Italia PoliticaIl Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in videoconferenza con le Regioni.DISTRIBUTION FREE OF CHARGE – NOT FOR SALE – Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

 

Certo un sistema così congegnato può funzionare se c’è una vera collaborazione tra istituzioni, non se una parte si sottrae alle sue responsabilità temendo di perdere in popolarità.

Come si fa a chiedere comportamenti responsabili dei cittadini se l’esempio che viene dai vertici è così contraddittorio?

Non si può che essere d’accordo con Cappellini che si augura che, passata la pandemia, si riprenda in mano una riforma della Costituzione per ristabilire le giuste distanze fra Stato e regioni basate su competenze chiare. Lo faceva la riforma del 2016 che fu bocciata perché si scatenò il profondo conservatorismo corporativo di buona parte degli italiani e delle istituzioni che li rappresentano. L’esperienza della pandemia ci ha mostrato che lo pseudo federalismo pasticcione, opportunista e irresponsabile è un peso per l’Italia e uno spreco enorme di risorse.

Già che ci siamo diciamo anche due parole sulle opposizioni. Basterebbe sfogliare le rassegne stampa da marzo ad oggi per giudicare i comportamenti di Lega e FdI (Forza Italia ormai va a rimorchio e, comunque, ogni tanto prova a distinguersi). L’atteggiamento è stato sempre quello di dire il contrario di ciò che il governo proponeva o faceva. Perché? Per metterlo in crisi ovviamente. Fosse stato per i due leader di destra si sarebbe andati ad elezioni già a maggio o ad ottobre. Lo hanno proposto a più riprese. Evidentemente hanno bisogno delle disgrazie per lucrare voti. Le ultime proposte di Salvini e Meloni sono state, rispettivamente, che il Parlamento si doti di un suo comitato tecnico scientifico e fare un patto con Mattarella secondo il quale le destre cercheranno di collaborare ad affrontare la crisi, ma solo con la garanzia che subito dopo si vada ad elezioni.

Ognuno comprende che siamo al ricatto e al tentativo costante di paralizzare il governo sabotando la sua attività. Il tutto, ovviamente, sempre accompagnato dalle più sonore lamentele perché non si viene coinvolti nelle decisioni.

Che dire? Così l’Italia non andrà lontano. C’è solo da sperare che almeno una parte degli italiani capisca in quale vicolo cieco ci stanno ficcando

Claudio Lombardi

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