Ucraina: non guerra per procura, ma guerra da vincere

Con la semplicità e la profondità della visione di un poeta Erri De Luca intervistato  da Concetto Vecchio per Repubblica inquadra le stragi commesse dai russi e la guerra in Ucraina nella storia più ampia che ci precede. Paragona il crimine di Bucha (e oggi anche di Kramatorsk e delle altre città e villaggi colpite dai russi) alle rappresaglie commesse da altri eserciti in ritirata che, vinti sul campo, sfogano la loro frustrazione sulle persone indifese. Chi si ostina ad avere dei dubbi sulle responsabilità degli invasori per Erri De Luca sconta un pregiudizio favorevole nei confronti dell’esercito russo.

La resistenza ucraina non si può paragonare a quella italiana perché “i nostri partigiani erano una minoranza di fronte a una maggioranza inerte che aspettava la fine della guerra. In Ucraina c’è un popolo intero che è in armi e ha una dotazione sufficiente a ricacciare indietro le forze d’invasione”. Armi che riceve e usa per “liberare il proprio territorio e non per colpire il suolo russo “.

Erri De Luca afferma che “l’Europa è parte in causa di questo conflitto, diventando un’unica retrovia dell’Ucraina ed entrando in un’economia di guerra. La Nato ha funzione deterrente, impedendo alla guerra di dilagare su territori confinanti”.

Su Putin segue la stessa linea di pensiero: semplicità e aderenza ai fatti. Putin ha fatto i suoi piani basandosi sui precedenti delle debolissime reazioni europee all’occupazione della Crimea e alla rivolta separatista nei territori del Donbass. Con questi elementi in mano Putin ha creduto di avere una porta spalancata a Kiev, ma “come spesso succede nella storia, le premesse sono fondate e vere fino a prova contraria”. Inoltre “l’invasione ha trasformato l’Europa da espressione economica a espressione politica e ha fatto insorgere un patriottismo ucraino votato fino al sacrificio. Putin è andato a sbattere contro una prova contraria della storia“.

Erri De Luca prosegue affermando di non riconoscere destre o sinistre in questo momento della storia d’Europa perché essere equidistanti significa essere dissociati dal presente e negare l’evidenza.

Fermiamoci qui perché in queste poche frasi c’è una linea di pensiero opposta a quella dei teorici della “guerra per procura tra Nato e Russia”. Lo sentiamo ripetere da alcuni esperti di geopolitica come Lucio Caracciolo (con aria vagamente annoiata come se dovesse ripetere una banale verità). Lo leggiamo in molti commenti di solito indirizzati ad inquadrare le responsabilità russe in una maggiore complessità che le sminuisca o le faccia apparire quasi una reazione scontata ad una situazione che si è creata.

Perché questo è il punto: se di guerra per procura si tratta non c’è più un Putin aggressore solo nella sua ignominia, ma ci sono due belligeranti. E gli ucraini sono il mezzo non i protagonisti. Il senso dei teorici della guerra per procura è esattamente questo: Putin ha invaso l’Ucraina perchè gli Usa l’hanno sfidato su quel terreno e non poteva non farlo.

Altra conseguenza di questa linea di pensiero: le potenze hanno sempre ragione. La Russia ha più diritto di esistere di una qualunque Ucraina (infatti Putin dice che non è nemmeno una nazione). Se lo ritiene necessario può imporre le sue condizioni (e qui arriva Orsini che ha deciso la vittoria di Putin a tavolino già un mese fa, ma anche il gen Fabio Mini che scrive sul Foglio ogni giorno che l’Ucraina ha perso o perderà).

Altra conseguenza: se di scontro tra potenze si tratta dovrebbe concludersi con una sconfitta militare. Ovvero o la Russia schiaccia gli Usa e la Nato o viceversa. Che senso avrebbe scatenare una guerra per procura e non combatterla? Ma i teorici della guerra per procura non si aspettano una vittoria sul campo dell’Ucraina. In realtà non dicono mai che i russi devono tornare nei loro confini cessando immediatamente l’aggressione, ma alludono sempre ai rifornimenti di armi agli ucraini come se fossero questi a prolungare la guerra. Dunque la “guerra per procura” dovrebbe avere una vittima predestinata: gli ucraini. Invece di dire che la Russia sta puntando a rovesciare gli equilibri mondiali contro di noi, contro le nostre libertà e che, quindi, noi siamo attaccati e dobbiamo  reagire, i teorici suddetti sembrano suggerire una pace che prenda atto delle ambizioni russe e le approvi.

Inseguendo queste analisi che provengono da esperti e studiosi di geopolitica e di politica internazionale che espongono il loro pensiero e non verità scientifiche inconfutabili, si perde di vista la realtà. Questa è la colpa maggiore di questi “esperti”: confondere le idee sui dati di realtà che sono semplici e sono quelli sui quali ragiona Erri De Luca e che nessuno dovrebbe dimenticare.

L’Ucraina è stata invasa dalla Russia per essere sottomessa e sta combattendo per sopravvivere. Il popolo ucraino sta combattendo, come ci ricorda Erri De Luca, e non sparute formazioni partigiane. Peccato che questa semplice verità contraddica il pensiero di eminenti studiosi teorici della guerra per procura e della resa inevitabile. È uno di quei casi nei quali, e citiamo ancora Erri De Luca, le teorie si scontrano con una prova contraria della storia. Magari gli studiosi potranno studiare questo caso per gli anni a venire. Alla gente semplice che vive la realtà la verità e la linea da seguire appare una sola: aiutare gli ucraini a vincere la guerra e ricacciare i russi nei loro confini

Claudio Lombardi

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