Una sintesi del discorso di Mario Draghi

Quello di Draghi è un discorso da leggere per comprenderne il senso più profondo. I concetti ispiratori sono semplici: responsabilità, dovere, missione e ne costituiscono il filo conduttore. Di seguito alcuni dei brani più significativi.

“Il primo pensiero che vorrei condividere, nel chiedere la vostra fiducia, riguarda la nostra responsabilità nazionale”. Nessuna formula politica può definire il governo. “Un esecutivo come quello che ho l’onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese”. Nato su impulso del Capo dello Stato “riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono”.

Di questo c’è bisogno non solo per la lotta alla pandemia, ma anche perchè “la crescita di un’economia di un Paese non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze”.

“Nei momenti più difficili della nostra storia, l’espressione più alta e nobile della politica si è tradotta in scelte coraggiose, in visioni che fino a un attimo prima sembravano impossibili. Perché prima di ogni nostra appartenenza, viene il dovere della cittadinanza. Siamo cittadini di un Paese che ci chiede di fare tutto il possibile, senza perdere tempo, senza lesinare anche il più piccolo sforzo, per combattere la pandemia e contrastare la crisi economica. E noi oggi, politici e tecnici che formano questo nuovo esecutivo siamo tutti semplicemente cittadini italiani, onorati di servire il proprio Paese, tutti ugualmente consapevoli del compito che ci è stato affidato. Questo è lo spirito repubblicano del mio governo”.

Sulla durata del governo parole chiare: “conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni. Il tempo del potere può essere sprecato anche nella sola preoccupazione di conservarlo”.

E torna il concetto di responsabilità che oggi è quella “di avviare una Nuova Ricostruzione” come dopo la seconda guerra mondiale quando “forze politiche ideologicamente lontane se non contrapposte” collaborarono. “Consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti”, “questa è la nostra missione di italiani”. “È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse”.

La missione che spetta ai rappresentanti eletti degli italiani è quella di costruire un futuro migliore “nella speranza che i giovani (….) ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo”.

La prospettiva strategica è chiara: “sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”.

Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa”. Perché “senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine”.

Per Draghi l’Italia è “una grande potenza economica e culturale” e fra i suoi primati indica “la profonda ricchezza del nostro capitale sociale e del nostro volontariato”.

A fronte dell’aumento della povertà e dell’indice della disuguaglianza sta un sistema di sicurezza sociale che non protegge a sufficienza “i cittadini con impieghi a tempo determinato e i lavoratori autonomi”.

Per le vaccinazioni afferma che “non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private” perché la velocità è essenziale.

La sanità ha bisogno di essere riformata. “Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base” riservando agli ospedali “le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative”.

Per la scuola ha indicato come esigenza quella di tornare a “un orario scolastico normale”, ma occorre anche “recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno”. Bisogna, però, guardare oltre e “investire in una transizione culturale” che combini “le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo”. Indica la centralità della formazione tecnica con particolare attenzione all’area digitale e ambientale perché “la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno da anni cambiando il mercato del lavoro”.

Incombono i mutamenti climatici.  È necessario “un approccio nuovo” perché la sfida è poliedrica con “al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane”.

Dalla pandemia non si uscirà tornando semplicemente alla vita di prima. Per questo dovranno essere protetti tutti i lavoratori, “ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”.

Ed ecco un’affermazione inaspettata da parte di chi ha dedicato ampia parte della sua vita a gestire le politiche monetarie italiana ed europea: “Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”.

Sulla parità di genere l’impostazione di Draghi è che questa “non significa un farisaico rispetto di quote rosa: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi” puntando al “riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro”.

Per il Mezzogiorno l’aumento dell’occupazione è l’obiettivo e per questo bisogna “sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali”. Occorre, però, “creare un ambiente dove legalità e sicurezza siano sempre garantite”.

Per gli investimenti pubblici. “Occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma nazionale di Ripresa e Resilienza” che “indicherà obiettivi per il prossimo decennio” ma avendo un orizzonte che guarda oltre fino al 2050 “anno in cui l’Unione Europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti”.

Sul piano della politica europea indica l’obiettivo di “uno scambio più intenso con i partner con i quali la nostra economia è più integrata” e cioè Francia e Germania. Ma anche una più solida collaborazione con gli stati ai quali siamo accomunati “da una specifica sensibilità mediterranea e dalla condivisione di problematiche come quella ambientale e migratoria: Spagna, Grecia, Malta e Cipro”.

“Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati”.

In conclusione ritorna sul senso dell’impegno per l’Italia perché “oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere”

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