“Adolescence” e il calo demografico
La notizia passa quasi inosservata: l’Istat comunica che il tasso di natalità è arrivato a 1,18 figli per donna. Ovvero 1,18 figli ogni due genitori. In un prossimo futuro saremo di meno e in maggioranza vecchi da mantenere e da assistere. Vogliamo far finta che non sia un problema? Certo sempre più macchine guidate dall’intelligenza artificiale sostituiranno gli umani in una miriade di compiti, ma per ora non è così e la richiesta di lavoratori è alta e resta sempre insoddisfatta. L’offerta non incontra la domanda e così più di due milioni non fanno nulla (NEET) ed altri prendono la via dell’emigrazione. La faccenda è maledettamente seria, ma non viene presa sul serio.
Che le donne generino dei figli è un interesse primario della società, ma è una scelta del tutto privata che ricade su chi decide di farli. Una scelta che può migliorare la vita, ma può anche complicarla e persino rovinarla. Un figlio piccolo richiede tanta cura e tanto impegno. Un figlio adolescente è un grande punto interrogativo. La serie TV “Adolescence” ci mostra una verità che ci arriva dalle cronache ogni settimana: più che in famiglia e a scuola gli adolescenti si auto educano attraverso internet. Vivono anche in gruppo, ma il gruppo risponde a criteri che sembrano etero determinati. Non manca loro nulla di materiale. Mancano autorevolezza, regole, gerarchie sociali. Così l’adolescenza diventa una sfida che non incoraggia a fare figli
31 marzo 2025


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