Armi o spesa sociale? Il dilemma delle chiacchiere
/0 Commenti/in Il Punto /da AdminIncredibilmente nel contesto attuale, con un presidente degli Stati Uniti che non solo proclama di abbandonare la difesa dell’Europa e di poter anche lasciare la Nato, ma che minaccia di aggressione la Groenlandia e che cerca in tutti i modi di spianare la strada alla Russia verso ovest, ci sono ancora molti che si lanciano in accorate invettive moralistiche contro le spese per la difesa. Finché a farlo sono vecchi arnesi dell’estremismo nostalgico delle dittature comuniste passi, ma quando gente del Pd come il sen Misiani denuncia un “aumento enorme” delle spese per la difesa (La Stampa del 9 gennaio) che consisterebbe in 3 miliardi nel 2026 per arrivare fino a 12 miliardi nel 2028 (bum!) c’è da arrabbiarsi. Il tizio ovviamente mette in contrapposizione questa spesa con quella per il taglio dell’Irpef o per la sanità e la scuola e vagheggia di difesa europea in contrapposizione agli eserciti nazionali.
Con queste posizioni il PD si candida a campione dell’irresponsabilità in nome della demagogia e della caccia ai voti. La verità è che se esistesse un governo di sinistra con il Pd, il M5s e AVS già sarebbero state tagliate le armi all’Ucraina e sarebbero state fondate 18 commissioni di studio sulla nuova difesa europea mentre si patteggia con Putin la sottomissione alla Russia. Perché chi di chiacchiere vive di chiacchiere muore
12 gennaio 2026
C.L.






















