Abbiamo già perso?
La domanda è brutale, ma legittima. Abbiamo già perso perché si vede chiaramente la convergenza di diversi fattori verso una trasformazione del nostro mondo che non ci piacerà. Il soggetto “noi” si riferisce a noi europei che ci sentiamo parte di un sistema occidentale identificato con alcune realtà di fatto: siamo liberi, siamo uguali, possiamo scegliere chi ci rappresenta, non subiamo imposizioni in nome di una religione. Per noi è stata dura arrivarci perché nel passato ognuno di questi elementi ha richiesto lotte, guerre, scontri, sacrifici. Per costruire il nostro mondo abbiamo dovuto sconfiggere nemici feroci, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Sono passati solo 80 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ma sembrano secoli.
Pensavamo di poter stare tranquilli, che la guerra fosse ormai lontana dalle nostre vite, che il benessere fosse non sicuro, ma possibile, che lo stato ci avrebbe riservato servizi di crescente qualità. La scuola, la sanità, i trasporti, l’assistenza, la pensione. Problemi, difficoltà, ingiustizie,un sentiero in salita, ma percorribile grazie al nostro sistema democratico. Così fino a ieri.
Oggi domina l’incertezza e l’impressione che molti stiano rivolgendosi a noi non come amici, ma come predatori. La saggezza antica ci ha consegnato frasi che incidono il marmo e restano scolpite. “Si vis pacem para bellum” sembra contraddire la fiducia di poter trascinare gli altri in un mondo di pace con il dialogo. E invece è verità che vorremmo non riconoscere, ma è convalidata dai fatti. Oggi si dibatte su armi sì armi no e non sono pochi che ci dicono armi no, ma è un’illusione che speriamo di non dover mai verificare.
In un mondo percorso da conflitti noi siamo quelli pieni di dubbi, dibattiamo molto e agiamo poco, volentieri impartiamo lezioni morali, ma tra noi perché “fuori” non interessano a nessuno. Siamo disposti a mettere tutto in discussione: il Natale festa d’inverno, il velo imposto alle donne espressione della loro libera scelta (e le femministe francesi lo indossano in solidarietà con le islamiche), l’integrazione interpretata come noi che accogliamo la loro diversità e non loro che accettano la nostra normalità. Cerchiamo di non avere certezze.
“Dum romae consulitur saguntum expugnatur” (mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata).
Qual è la nostra Sagunto? È la nostra Europa, sono gli Stati Uniti, sono i sistemi liberali, è l’uguaglianza innanzitutto tra uomini e donne, è la laicità dello stato.
L’assedio al nostro mondo è in pieno svolgimento. Gli Houthi avanzano nello Yemen, conquistano il pieno controllo dello stretto di Bab el-Mandeb e bombardano l’oleodotto dell’Arabia Saudita mettendola sotto scacco. Ora gli islamisti sciiti possono condizionare il flusso di petrolio e gas dalle monarchie del Golfo e il transito delle navi commerciali dal Golfo Persico e dal mar Rosso verso Suez. Strozzare i commerci e conquistare l’egemonia sul medio oriente è la posta in gioco. Il quadro degli Accordi di Abramo è sconvolto e con questo la via verso una pace duratura. Chi si sta imponendo vuole la guerra ed è disposto a tutto per vincerla. Repubblica islamica dell’Iran con i suoi aggregati Hezbollah e Houthi e Fratellanza musulmana sotto protezione della Turchia e madre di Hamas vogliono la sconfitta di Israele che è la porta attraverso la quale passa il controllo del medio oriente e da lì si arriva all’Europa. Come già accaduto a Gaza possono sacrificare milioni di persone senza nessuno scrupolo morale e gettare sulle inebetite opinioni pubbliche occidentali gli inevitabili massacri di una guerra che Israele non può non combattere. Poi si trova sempre qualcuno di sinistra che corre a dare man forte ai macellai per comprendere le loro ragioni e sollevarli da qualunque responsabilità.
Gli Stati Uniti mostrano la loro impotenza a tenere aperte le rotte commerciali, l’Europa è inesistente. Trump ha iniziato la guerra all’Iran senza pianificazione e avendo indebolito le forze armate e gli apparati di intelligence cacciando gente competente e sostituendola con persone a lui fedeli. Cose da basso impero insomma.
L’Iran si è preparato allo scontro per molti anni. Gli Usa scoprono adesso che le scorte di armi sono insufficienti. L’Iran sembra ne abbia in abbondanza. L’Europa in questi calcoli non conta proprio avendo utilizzato la copertura americana senza pensare alla sua difesa e perdendosi dietro infinite chiacchiere sulla pace e l’amicizia.
I nodi sono venuti al pettine. Mentre Trump distrugge le alleanze degli Stati Uniti, Putin e Xi ampliano e consolidano le loro e lo fanno nonostante la guerra di conquista dell’Ucraina da parte della Russia. I BRICS saranno pure un’accozzaglia di stati diversi, ma restano insieme e l’alleanza militare tra Russia, Iran, Corea del nord con la Cina che sovrintende funziona. Sud globale, BRICS e Shanghai Cooperation Organisation procedono tenuti insieme dalla Cina.
In Italia i filorussi eseguono i voleri di Mosca e non transigono sull’aiuto all’Ucraina che vogliono stoppare. AFD in Germania è sulla stessa linea. Nei paesi dell’Europa dell’est è forte la componente filorussa. La Francia si avvia verso una presidenza Le Pen. Lo scenario è drammatico. Si rischia l’egemonia russa sotto ricatto nucleare mentre da sud avanza la conquista islamista. In buona parte dell’Europa la conquista è già in atto e si esprime con l’acquisizione di spazi politici e istituzionali funzionali al consolidamento delle comunità islamiche e all’introduzione della sharia.
Abbiamo già perso? Oggi ancora no. Se l’Ucraina resiste, la Nato resta e il modello dei volenterosi si consolida possiamo farcela
Claudio Lombardi


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