Di bonus in bonus arriva quello per le vacanze

È tempo di bonus. Costano molto e servono a poco. Ne parla Vitalba Azzollini in un articolo tratto da www.phastidio.net

Non c’è due senza tre e così, dopo il voucher per le donne aspiranti manager e il bonus per il baby-sitting anche dei nonni, non poteva mancare una terza misura dello stesso tenore, puntuale come l’estate appena iniziata: il cosiddetto bonus vacanze.

Innanzitutto, come sempre, qualche informazione al riguardo e poi alcune osservazioni. Questo bonus è stato previsto dal decreto cosiddetto “Rilancio” (d.l. n. 34/2020); ne possono fruire, dal 1° luglio fino al 31 dicembre 2020, i nuclei familiari con ISEE fino a 40.000 euro; l’importo è modulato a seconda del numero dei componenti (500 euro per tre o più persone; 300 euro per due; 150 euro per una).

Come chiarito nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate, poi integrate, il contributo è utilizzabile esclusivamente in Italia, per soggiorni in strutture turistiche ricettive (albergo, campeggio, agriturismo ecc.), e può essere richiesto ed erogato solo in forma digitale tramite l’App IO, con SPID o Carta d’Identità Elettronica.

L’iter è digitale, ma il bonus si può usare solo prenotando tramite agenzie, tour operator o contattando direttamente la struttura, senza avvalersi di intermediari digitali. L’importo va speso in un’unica soluzione ed è fruibile nella misura dell’80%, sotto forma di sconto immediato, per il pagamento all’albergatore; per il restante 20% come detrazione di imposta, in sede di dichiarazione dei redditi, da parte del componente del nucleo familiare a cui viene intestato il documento di spesa per la vacanza. Quanto al titolare della struttura ricettiva, il suddetto sconto gli sarà poi rimborsato sotto forma di credito d’imposta utilizzabile, senza limiti di importo in compensazione, o cedibile a istituti di credito.

Qual è l’obiettivo del bonus vacanze? Dalla relazione tecnica della legge che lo ha previsto non si evince. La domanda può apparire oziosa a “Bonuslandia”, il Paese ove le erogazioni di soldi pubblici prescindono da valutazioni preventive  di costi-benefici, ma servono per lo più ad acquisire il consenso di porzioni di elettorato a scelta. Eppure si tratta di una domanda essenziale, dato che la misura comporta un impegno finanziario complessivo netto di circa 2,1 miliardi di euro, e sono soldi di noi contribuenti. Vale la pena, dunque, considerare quali vantaggi il bonus potrà recare alle categorie coinvolte: i cittadini aventi i requisiti per accedervi e gli albergatori (e similari).

Per chi va in vacanza, il bonus è un contributo alle spese, della serie: “piuttosto che niente, è meglio piuttosto”. In altri termini, si tratta di quel tipo di elargizioni – regalini paternalistimance e dazioni in stile “tenga, buonuomo, si faccia una birretta” – che al governante di turno piace tanto vantare nei talk show nostrani.

In concreto, se si considera che, secondo l’Istatla spesa media per una vacanza in Italia è intorno ai 500 euro a testa, che il bonus ammonta complessivamente a 500 euro per nuclei familiari di tre persone (e oltre) e che molti esercizi hanno aumentato i prezzi a causa dei costi per azioni anti-contagio, difficilmente esso potrà avere effetti incentivanti per il turismo.

Infatti, da un lato, tale importo non consente una vacanza alle famiglie indigenti, cioè quelle che non possono permettersi di coprire la spesa della villeggiatura che eccede la somma erogata dallo Stato: con 500 euro una famiglia composta da più di tre persone neanche si mette in viaggio. Dall’altro lato, per coloro i quali – nonostante la crisi – una vacanza l’avrebbero comunque fatta, i 500 euro serviranno a pagare una porzione di spesa che sarebbe avvenuta comunque.

E se pure il bonus è stato concepito solo come un “aiutino”, sarebbe criticabile lo stesso: in base ai motivi sopra esposti, la soglia ISEE prefissata finisce per sfavorire le persone economicamente più svantaggiate e sostenere quelle che meno di altre avrebbero bisogno di un supporto per andare in ferie. Giova ripetere che, senza una ragionata analisi ex ante delle opzioni di intervento in funzione degli impatti attesi, la spesa pubblica è come un’auto guidata da un conducente bendato.

Peraltro, va pure detto che la richiesta del bonus tramite App non è alla portata di tutti, e non ci si riferisce solo a chi ha difficoltà nell’utilizzo di strumenti informatici (in Italia la digitalizzazione, anziché semplificazioni, finisce spesso per creare complicazioni) o a chi non possiede uno smartphone: la procedura non è attualmente accessibile per i non vedenti.

Ma andiamo oltre, per verificare l’efficacia della misura dal versante albergatori. Va preliminarmente accennato che per il comparto turistico la pandemia «ha innescato una crisi senza precedenti (…). Le stime rivedute dell’OCSE sull’impatto del COVID-19 indicano un calo del 60% del turismo internazionale nel 2020», in linea con quelle dell’Organizzazione mondiale del turismo. Con riguardo all’Italia, a questo settore «sono riconducibili oltre il 5 per cento del PIL e oltre il 6 per cento dell’occupazione del Paese»; se si includono anche gli impatti indiretti, si arriva al 13% del Pil e al 15% del totale dei posti di lavoro. Per le strutture italiane, pur «promuovendo le destinazioni nazionali», il calo del fatturato resterebbe importante»: secondo una stima di Unioncamere, esso ammonterà a circa il 73%.

Il bonus vacanze è funzionale a stimolare il settore? Al riguardo, occorre partire dalla singolare presentazione, in stile vincita alla lotteria, che del bonus fa l’Agenzia delle Entrate per i titolari delle strutture ricettive: «fino al momento della riscossione del Bonus Vacanze da parte di un tuo cliente, non serve che tu faccia nulla: solo far sapere a chi sceglierà la tua struttura per le vacanze che aderisci all’iniziativa!».

Ebbene, nonostante il messaggio allettante, gli albergatori hanno capito che non si vince nulla, anzi il risultato sarà addirittura un minore incasso. Infatti, se si considera che – come ipotizzato – il bonus verrà per lo più fruito da coloro i quali le vacanze le avrebbero comunque fatte, dato che gli altri non possono permettersi la spesa residua, i titolari di strutture ricettive riceveranno una cambiale, anziché essere pagati con “soldi veri”.

Cioè, invece di un’entrata immediata, con denaro subito disponibile, essi otterranno un credito esigibile dallo Stato (o cedibile a una banca, con le complicazioni del caso). E questo è un assurdo perché, in un periodo in cui gli operatori dispongono di minore liquidità rispetto ad altri momenti, lo Stato paradossalmente chiede loro di anticipare liquidità. Dunque, non ci si stupisca che finora, ad esempio, solo il 4,2% delle strutture «sulle 27.370 offerte presenti sul sito di Federalberghi» abbia aderito all’iniziativa.

Peraltro, quelle che aderiscono non si sa nemmeno bene dove reperirle, perché il vantato sistema digitale, implementato via App, non prevede un elenco degli esercizi convenzionati: dalle immancabili FAQ si apprende che «sta alla struttura informare i clienti, attraverso propri canali, del fatto che accetta o meno il Bonus Vacanze».

Vero è che ci sono piattaforme tipo Booking, Expedia ecc. per trovare un albergo: peccato che – come detto – il bonus vacanze non possa essere speso mediante tali piattaforme. Precluderne l’utilizzo ha evidentemente lo scopo di far arrivare agli albergatori l’intera somma del bonus: tuttavia, poiché i portali citati sono un rilevante strumento per far incontrare domanda e offerta – l’Istat attesta che circa il 69% delle prenotazioni avviene per il loro tramite – escluderli sembra complicare detto incontro.

Inoltre, considerato che tali portali servono a dare visibilità alle strutture ricettive, un meccanismo normativo che induce a usarli solo per trovare un hotel, senza poterli poi “remunerare” mediante una prenotazione, non sembra molto corretto. Lo Stato dimostra ancora una volta una sorta di ostilità per i gestori di queste piattaforme digitali (v. la norma cosiddetta «anti-booking», inserita nella legge sulla concorrenza del 2017, con la nullità delle clausole di “parità tariffaria”). 

Dunque, in conclusione, il bonus vacanze – a fronte di una spesa pubblica rilevante – non apporta particolari benefici ai cittadini meno abbienti, non giova agli albergatori e penalizza i gestori di siti di prenotazione on line. Si resta in attesa di verificare come andrà a finire e, nel mentre i ministri per il Turismo e per l’Innovazione già esultano per l’accoglienza della misura, e non poteva essere diversamente: a Bonuslandia è tempo di vacanza!

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