Scontro Italia Commissione UE. Puntare i piedi non basta

In questi giorni infuria una polemica tra le istituzioni europee ed il governo italiano. Il premier Renzi fa bene a dire di volersi battere per l’Europa sociale, dell’innovazione, della cultura e dell’occupazione, ma non può limitarsi a questo, occorre anche che avanzi proposte concrete altrimenti, paradossalmente, corre il rischio di stimolare i sentimenti euroscettici. Non possiamo che augurarci che Renzi stia facendo qualche forzatura per costringere i governi europei a rivedere i trattati, tuttavia in un continente impantanato sul fronte istituzionale dagli anni della bocciatura della costituzione europea; nel mezzo di una crisi economica ormai decennale e con la guerra alle porte, non è più il tempo della tattica. Servono proposte.

competizione tra statiA fine dicembre sul sole24ore è apparso un articolo in cui il governatore della banca centrale indiana Raghuram Rajan ha affermato che ormai troppi Stati sono caratterizzati da aggressivi modelli basati sulle esportazioni ed ispirati alla logica “frega il tuo vicino”. Ciò comporta rischi per tutti e di fatto benefici per nessuno. Tra l’altro, se la competizione non disciplinata avviene tra economie molto integrate come quelle che condividono la stessa moneta, ne fanno le spese paesi come quelli mediterranei ove per l’evasione fiscale e per altre ragioni i sacrifici vengono redistribuiti solo su una parte della popolazione. Si elencano qui alcune questioni su cui il governo italiano sembra poco intenzionato a creare coalizioni:

  • Politiche per la crescita

L’area euro per uscire dalla crisi ha la necessità di andare oltre la logica dell’emergenza. Serve un piano di investimenti che da un lato riesca a rilanciare domanda e occupazione, dall’altro possa avere un ritorno per la collettività. L’Iniziativa dei Cittadini Europei Newdeal4Europe chiedeva un piano di investimenti europeo, finanziato con tasse europee che si concentrasse su tecnologie del futuro e su una riconversione verde dell’economia. Il governo italiano non ha appoggiato tale iniziativa, né altre che andassero nella stessa direzione. Nel 2013 Draghi a Jackson Hole aveva fatto riferimento alla necessità di una fiscalità dell’area euro che facesse da complemento alle politiche monetarie della BCE, grandi spazi si potevano creare entrando nel dibattito sul piano Juncker. Sono state occasioni perse per la sinistra europea e per il PD

  • Eurobond

debito comune europeoIl debito in comune sarebbe preferibile ad inutili dispute su due decimali di deficit. Ovviamente tale scelta comporterebbe la necessità di un’evoluzione federale e di un ministro del bilancio dell’area euro. E’ significativo che anche l’economista anti-austerity Thomas Piketty affermi che in Europa coloro che parlano più compiutamente di federalismo e di eurobond sono i tedeschi della Merkel, mentre i socialisti di Hollande parlano di debiti in comune rifiutandosi di aprire qualsiasi dibattito sull’evoluzione federale dell’UE. Non sembra che il governo italiano sia interessato ad un’azione diplomatica su tale fronte

  • Sistema minimo di assicurazione contro la disoccupazione

Molti economisti, tra cui anche alcuni di chiara estrazione liberista come Luigi Zingales, sostengono che la tenuta dell’euro passi per uno schema minimo europeo di assicurazione contro la disoccupazione. Esistono diverse proposte abbastanza dettagliate ed una petizione del Movimento Federalista Europeo. Il ministro Padoan ed il ministro Poletti hanno affermato che il governo italiano è intenzionato a battersi per il sussidio europeo, tuttavia l’effettivo impegno del nostro esecutivo sul tema è difficile da valutare. E’ poco utile parlare di Europa sociale ed attaccare Merkel e Juncker se non si fanno proposte in tema di welfare

  • Meno competizione sui salari soprattutto da parte dei più forti

Europa egoismi nazionaliUna delle critiche correnti alla Germania è che il paese più forte d’Europa dovrebbe puntare sull’innovazione e sulla qualità, invece con Agenda 2010 ha raggiunto la piena occupazione con la contrazione salariale. Il governo italiano non sembra avere una posizione su tale questione cruciale anche ai fini della riduzione del significativo avanzo commerciale tedesco causa di squilibri nell’area euro, anzi a tratti sembra voler importare alcuni elementi negativi del modello tedesco con adattamenti di dubbio senso al contesto italiano

  • Stop alla concorrenza fiscale sleale

Da almeno quindici anni c’è una gara molto serrata per attrarre investimenti esteri abbassando le imposte sulle imprese. Prima la concorrenza fiscale è stata prerogativa dei paesi dell’est, si pensi all’Estonia che fino a qualche anno fa tassava i dividendi e non gli utili non distribuiti, poi sono stati i paesi dell’Europa del nord ad ingaggiare la lotta all’ultima aliquota. Infine lo scandalo LuxLeaks ha imbarazzato il presidente Juncker, ma avrebbe dovuto aprire se non un dibattito su una tassazione minima dei redditi delle società e dei grandi patrimoni, almeno un confronto sul coordinamento degli omologhi europei delle agenzie delle entrate e sui metodi di ripartizione delle imposte che i gruppi multinazionali, o semplicemente internazionalizzati, generano in Europa. Le pratiche dell’amministrazione lussemburghese non suscitano più perplessità di quelle irlandesi e britanniche e del regime delle holding che vige in Olanda. Scrive a proposito un giornalista belga su Le Soir che la Commissione Europea è l’unica istituzione oggi interessata alla lotta all’evasione fiscale. I governi nazionali sembrano invece sempre pronti a cedere ai ricatti delle multinazionali.

In questi anni l’Europa è stata troppo tedesca, ma ciò è avvenuto perché ben pochi hanno rappresentato un’alternativa credibile alla Merkel. Lo scontro tra Italia e Commissione UE senza concrete proposte che possano portare a cambiamenti rilevanti o peggio giocare con la germanofobia comporta rischi e non da’ alcun beneficio. Non basta urlare contro l’austerità, se Renzi vuole un’Europa diversa scelga un’agenda economica e pensi ad una coalizione.

Salvatore Sinagra

Manifesto per un’unione politica dell’euro

Europa ed euroPubblichiamo stralci del manifesto di Thomas Piketty, Florence Autret, Pierre Rosanvallon e altri per la creazione di un’unione politica dei paesi euro.

“La democrazia e le autorità pubbliche devono essere messe nella condizione di poter riacquistare il controllo del capitalismo finanziario globalizzato del XXI secolo e di regolamentarlo in maniera efficace. Un’unica valuta con 18 debiti pubblici diversi sui quali i mercati possono speculare liberamente, e 18 sistemi fiscali e benefit in competizione incontrollata tra di loro non funziona, e non funzionerà mai. I paesi della zona euro hanno scelto di condividere la loro sovranità monetaria, e quindi di rinunciare all’arma della svalutazione unilaterale, ma senza mettere a punto nuovi strumenti economici, fiscali, e di budget comuni. Questa terra di nessuno è il peggio di tutti i mondi immaginabili.

Troppo spesso l’Europa odierna ha dimostrato di essere stupidamente invadente su questioni secondarie (come il tasso dell’Iva dei parrucchieri e dei club ippici) e pateticamente impotente su quelle davvero importanti (come i paradisi fiscali e la regolamentazione finanziaria). Dobbiamo invertire l’ordine delle priorità: meno Europa per le questioni nelle quali i paesi membri agiscono bene da soli, più Europa quando l’unione è essenziale.

In concreto, la nostra prima proposta è che i paesi della zona euro, a cominciare da Francia e Germania, condividano la Corporate Income Tax (Cit, imposta sul reddito d’impresa). Ogni paese, preso a sé, è raggirato dalle multinazionali di tutti i paesi, che giocano sulle scappatoie e le differenze esistenti tra le legislazioni delle varie nazioni per evitare di pagare le tasse. ….. Un’autorità sovrana europea necessita di poteri che le consentano di fissare una base fiscale comune quanto più ampia possibile e quanto più strettamente regolata. Oltre a ciò è necessario universalizzare lo scambio automatico delle informazioni bancarie all’interno della zona euro e fissare una politica concertata che renda la tassazione del reddito e della ricchezza più progressiva, e al tempo stesso è indispensabile combattere insieme e uniti una battaglia efficace contro i paradisi fiscali esterni alla zona. ….

unione politica paesi euroDobbiamo dare vita a una camera parlamentare per la zona euro. Potrà essere un Parlamento dell’eurozona, formato da membri del Parlamento Europeo dei paesi interessati …. oppure una nuova camera basata sul raggruppamento di una parte dei membri dei parlamenti nazionali ….. Noi crediamo che questa seconda soluzione …. sia l’unica alternativa per dirigerci verso l’unione politica. È impossibile esautorare del tutto i parlamenti nazionali dei loro poteri di stabilire le imposte. Ed è precisamente sulla base di una sovranità parlamentare nazionale che si può forgiare una sovranità parlamentare europea condivisa.

In base a tale proposta, l’Unione europea avrebbe due camere: il Parlamento Europeo esistente, direttamente eletto dai cittadini dell’Ue dei 28 paesi, e la Camera Europea, in rappresentanza degli stati tramite i loro stessi parlamenti nazionali. La Camera Europea in un primo tempo coinvolgerebbe soltanto i paesi della zona euro che vogliono realmente indirizzarsi verso una maggiore unione politica, fiscale e di budget. Questa camera, tuttavia, dovrebbe essere concepita in modo tale da accogliere tutti i paesi dell’Ue che accetteranno di percorrere insieme questa strada. Un ministro delle finanze dell’eurozona, e in definitiva un governo europeo vero e proprio, risponderebbero del loro operato alla Camera Europea. Questa nuova architettura democratica per l’Europa renderebbe finalmente possibile superare il mito secondo cui il concilio dei capi di stato può fungere da seconda camera in rappresentanza degli stati. Questa ingannevole concezione riflette l’impotenza politica del nostro continente: è impossibile per una persona sola rappresentare un intero paese, a meno di rassegnarsi all’impasse permanente imposta dall’unanimità. …..

rilancio EuropaLa nostra terza proposta affronta direttamente la crisi del debito. Noi siamo convinti che l’unico modo di lasciarci tutto ciò definitivamente alle spalle sia di mettere in comune i debiti dei paesi della zona euro. In caso contrario, le speculazioni sui tassi di interesse riprenderanno e continueranno. Questo è anche l’unico modo per la Banca Centrale Europea per attuare una politica monetaria efficace e reattiva …… Di fatto l’operazione di messa in comune del debito è già iniziata con il Meccanismo Europeo di Stabilità, l’emergente unione bancaria e il programma di transazioni monetarie della Bce. È necessario adesso andare oltre, continuando a chiarire la legittimità democratica di questi meccanismi”.

Il testo integrale del manifesto è su http://pouruneunionpolitiquedeleuro.eu/en/#

Thomas Piketty, direttore della Scuola di alti studi in scienze sociali e professore presso la Scuola di economia di Parigi; Florence Autret; Antoine Bozio, direttore dell’Istituto di politica pubblica; Julia Cagé, economista; Daniel Cohen, professore all’École Normale Supérieure e della Scuola di economia di Parigi; Anne-Laure Delatte, economista; Brigitte Dormont, professore Università Paris Dauphine; Guillaume Duval, direttore di “Alternatives Economiques”; Philippe Frémeaux, presidente dell’Istituto Veblen; Bruno Palier, Istituto di studi politici di Parigi; Thierry Pech, direttore generale di Terra Nova; Jean Quatremer giornalista; Pierre Rosanvallon, professore Collège de France; Xavier Timbeau, Istituto di studi politici di Parigi; Laurence Tubiana, Istituto di studi politici di Parigi

Divagazioni sul sogno dei veneti e dei lepenisti (di Claudio Lombardi)

ostilità tra europeiI veneti se ne vogliono andare dall’Italia. I leghisti e i 5stelle dall’euro. La Le Pen incanta tanti francesi rivendicando il diritto di  avere una moneta nazionale. L’elenco potrebbe continuare perché cambiano i suonatori, ma la musica è sempre quella: vogliamo essere liberi e fare come ci pare.

Va bene. Cerchiamo di capire che significa. I veneti fuori dall’Italia avranno bisogno di una loro moneta e di relazioni con gli stati che gli stanno intorno e anche con quelli più lontani. Ci sarà bisogno di trattati e di accordi commerciali. Le relazioni economiche saranno basate su ciò che il Veneto può produrre, ma sempre un import-export ci dovrà essere. Qualcuno dovrà raccogliere l’uva e le mele, accudire il bestiame, stare al tornio, assistere gli anziani, pulire le case ecc ecc. Lo faranno solo i veneti? E chi lo sa.. I veneti poi saranno in grado di dettare le loro condizioni sui mercati? Non ci sarà concorrenza con le produzioni di altri paesi? D’accordo, il Veneto metterà dei dazi così i prodotti esteri costeranno molto di più, ma pure quelli veneti saranno colpiti dai dazi perché queste cose sono sempre reciproche. E poiché la produzione del Veneto è pur sempre limitata, prima o poi, le importazioni costeranno molto più e le esportazioni renderanno meno. Forse. Non si sa. Ma certo le dimensioni contano e il Veneto sarà sempre un vasetto di coccio in mezzo a giganti che parlano la sua stessa lingua, quella della libertà e dell’assoluta autonomia.

front national FranciaGià perché nel frattempo anche i francesi si saranno liberati dall’odiosa oppressione dell’Europa e cominceranno a competere con le economie simili alla loro. E chi incontreranno subito sui mercati internazionali (l’Unione Europea non ci sarà più e i confini torneranno quelli del secolo scorso)? Ma il Veneto! Vino francese contro vino veneto, mobili contro mobili e così via.

Peccato che il Veneto si troverà di fronte un popolo orgoglioso e per niente disposto alla solidarietà perché guidato dai veri patrioti del FN con la Le Pen Presidente della Repubblica. La concorrenza sarà spietata e la Francia si farà forte della sua economia, della sua moneta, delle sue finanze e, diciamolo, anche delle sue forze armate. Il piccolo Veneto resisterà strenuamente e passerà di svalutazione in svalutazione della sua “monetina” per abbassare i prezzi delle esportazioni. Peccato che la benzina dovrà importarla. Così come altre migliaia di cose. Ma in cambio sarà libero da Roma e dall’Europa! La libertà, si sa, non ha prezzo. Amen.

nazionalismiLa stessa cosa però accadrà in tutta la ex Europa non più unita e i tedeschi si scontreranno con i francesi, con gli italiani residui, con gli spagnoli e tutti se la vedranno con gli inglesi. Ognuno reso duro dal possesso di una moneta nazionale a difesa di economie rigidamente chiuse nei propri confini. Nemmeno uno spillo potrà uscire senza il controllo nazionale. Finalmente niente più moneta unica, niente più circolazione delle merci e, naturalmente, delle persone. Passaporti e frontiere come ai vecchi tempi. E eserciti ben armati.

Un brutto giorno, però, cominceranno a volare parole grosse tra l’uno e l’altro; prima per questioni di dettaglio (il vino tagliato, i formaggi rifatti, il latte inquinato); poi per questioni più grosse (banche e assicurazioni; metallurgia, centrali elettriche) fino ad arrivare alle minacce vere e proprie.

Gli italiani in Germania non saranno più ben accetti; i francesi in Spagna si sentiranno a disagio. Si formeranno organizzazioni giovanili di patrioti che cercheranno il pelo nell’uovo ossia le ragioni delle difficoltà di far girare meglio le economie nelle culture degli altri popoli. Qualcuno scoprirà complotti per sabotare i prodotti nazionali e, infine, si arriverà a schierare le truppe alle frontiere. Mica per fare la guerra, solo per sottolineare la propria presenza.

scontro tra europeiIntanto fioriranno i culti dei caratteri identitari delle tradizioni locali e si guarderà con diffidenza a tutto ciò che apparirà diverso.

Tutti si saranno liberati dall’oppressione dell’Europa, ma si troveranno incredibilmente più soli in balia di pulsioni aggressive e si accorgeranno che la competizione globale non sarà affatto scomparsa e che intere economie continentali si getteranno alla conquista dell’Europa che fu. Il fragile Veneto si sentirà tradito e la disperazione si impadronirà di tanti onesti lavoratori e imprenditori assediati da un mondo ostile guidato solo dal suo tornaconto.

Alla fine una guerra stabilirà chi ha più diritto degli altri. Anni di distruzioni e massacri, la guerra finirà come sempre è finita. Qualcuno ci rifletterà e comincerà a dire che stare uniti è meglio perché dall’unione si può costruire; dalla divisione e dall’ostilità no.

Ora però torniamo alla realtà. Perchè l’incubo non si avveri l’Europa va cambiata profondamente cominciando dalla cancellazione del fiscal compact, dalla trasformazione della BCE in una vera banca centrale e dalla creazione di un debito pubblico europeo. O si farà questo o continueremo a sognare incubi

Claudio Lombardi