Migranti: io accuso Salvini

Pubblichiamo parte della lettera inviata a Repubblica dall’ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sulla questione migranti

Io accuso Salvini. Lo accuso perché sta cancellando l’immagine di un’Italia che sull’immigrazione aveva “salvato l’onore dell’Europa”. Lo accuso per la disinvoltura con cui adopera alcune parole. Tanti nemici tanto onore: non è soltanto una sbruffonata autolesionista, come si è visto anche in questi giorni dal nostro isolamento sui tavoli di Bruxelles, è il recupero sfrontato di un linguaggio messo al bando dalla storia.

Accuso Salvini per il danno che sta facendo alla funzione stessa del ministro dell’Interno. Il responsabile della sicurezza di noi tutti non può trascorrere le proprie giornate tra comizi, selfie e addirittura attacchi sguaiati alla magistratura. E soprattutto non può mettere in scena una  strategia della tensione sulla pelle di poche decine di migranti: “Coloro che salvano vite umane non possono essere criminali”, come ha ricordato il Presidente tedesco Steinmeier. Questa piccola strategia della tensione non ha alcuna giustificazione. La chiusura dei porti non è infatti la risposta sbagliata a una situazione di emergenza -che non esiste- ma una truce esibizione propagandistica incompatibile con il diritto internazionale.

Accuso il ministro dell’Interno perché la situazione che aveva ereditato rendeva possibile il raggiungimento dell’unico obiettivo serio che un governo dovrebbe proporsi in tema di immigrazione. Ossia trasformare flussi incontrollati, gestiti da reti criminali, pericolosi per i migranti e fonte di tensione nei paesi di arrivo in flussi controllati, sicuri, indispensabili per la nostra economia.

Questo obiettivo non era utopistico. Gli accordi da me sottoscritti con le autorità di Tripoli e il lavoro del ministro Minniti avevano raggiunto risultati importanti. Il traffico di esseri umani ridotto a numeri insignificanti per l’accresciuta capacità di contrasto delle autorità libiche; un codice di condotta sottoscritto da quasi tutte le Ong e il loro coordinamento con l’attività di soccorso della Guardia costiera e delle missioni europee; la possibilità per la prima volta concessa alle organizzazioni dell’Onu e a varie Ong di squarciare il velo sulle condizioni in cui sono detenuti in Libia da anni centinaia di migliaia di migranti (oggi sono 660mila); l’avvio dei primi progetti di rimpatri volontari assistiti e di corridoi umanitari per i rifugiati; la prosecuzione delle attività di soccorso in mare e di accoglienza con porti che sono rimasti aperti sempre, anche quando arrivavano oltre diecimila migranti in un solo fine settimana.

Risultati fragili, naturalmente. Perché l’Italia si era mossa con un anno di ritardo, forse illudendosi di poter continuare ad essere un paese di transito anche dopo che, alla fine del 2015, tutti avevano blindato le proprie frontiere. E perché fragile era la realtà delle autorità libiche riconosciute dalla comunità internazionale. (…)

Accuso Salvini di non aver utilizzato una condizione relativamente favorevole. Bisognava attuare l’intesa con la Libia, specie nella parte di contrasto al disastro dei diritti umani nei campi. Era il momento di promuovere corridoi umanitari per i rifugiati, cominciando da quelli detenuti in zone a rischio di conflitto. Si trattava di proporre per i migranti economici quote di ingressi regolari e sicuri. Bisognava migliorare i compiti delle missioni navali, non cancellarle. E occorreva rafforzare, con la necessaria rete di alleanze, la stabilità della Libia anziché vedere indebolita l’influenza italiana tra un insulto alla Tunisia e una lite con la Francia. 

La verità? Salvini e il Governo non hanno fatto nulla di tutto questo perché preferiscono il problema alla sua soluzione. Non solo. Hanno anche fatto a pezzi, con il decreto sicurezza, il nostro sistema di accoglienza e integrazione, che con tutti i suoi limiti e qualche evidente stortura aveva comunque contribuito – accanto alla straordinaria attività di molti sindaci e delle reti di volontariato laico e religioso – a contenere i rischi di esclusione e odio sociale che abbiamo visto purtroppo esplodere  in diversi paesi a noi vicini. Quel “la pacchia è finita” rivolta ai migranti irregolari che vengono messi in mezzo alla strada non procura sicurezza, è lo slogan di un governo in cerca di guai.(….)

La situazione in Libia è profondamente deteriorata e non basta più rivendicare le scelte di due o tre anni fa. Serve subito uno stop ai bombardamenti. Servono subito corridoi umanitari per i rifugiati detenuti nelle zone di conflitto. Serve un’azione concordata con i maggiori paesi europei

Tratto da Repubblica del 6 luglio 2019

Tra sbarchi e immigrati. La politica dello sfascio

Scrive Francesco Daveri su www.lavoce.info che i dati dell’Onu sugli sbarchi via mare mostrano che gli accordi con la Libia del ministro Minniti hanno prodotto risultati due volte più grandi della chiusura dei porti e della guerra alle Ong del ministro Salvini.

Il calo si è verificato a partire dal 2018 con 115 mila arrivi via mare in Europa contro gli oltre 172 mila del 2017. All’interno del dato complessivo ci sono i 23.371 sbarcati in Italia e gli oltre 57 mila arrivi in Spagna.

Ma cosa ha contato di più: gli accordi voluti da Minniti con le tribù libiche o la chiusura di Salvini? L’analisi dei dati mensili fatta da Daveri porta ad una conclusione: l’effetto Minniti ha portato ad un calo totale di sbarchi pari al 68,9 per cento del totale; l’effetto Salvini ha segnato un 31,1 per cento del totale. Ciò senza considerare che gli effetti delle azioni di Minniti non sono cessati con il cambio di governo, ma sono proseguiti anche sotto la gestione Salvini.

Dunque la durezza di per sé non è risolutiva mentre molto più produttiva è la strada di bloccare le partenze. Su questo dovrebbe concentrarsi il governo. Non da solo, però, ma puntando al coinvolgimento degli altri paesi europei. In sostanza la strategia elaborata già col governo Renzi (Migration compact) e proseguita con Gentiloni è ancora l’unica guida sicura per affrontare un problema complesso come quello della migrazione dall’Africa.

La vicenda dei quarantanove migranti a bordo delle navi al largo di Malta e che sembra essersi risolta oggi sta, però, mettendo in evidenza le ipocrisie del M5S e della Lega che si lamentano perché l’Europa non farebbe la sua parte, ma non fanno nulla per spingerla a cambiare. Nell’ormai mitico contratto di governo è precisato che “È necessario il superamento del Regolamento di Dublino” per ottenere “il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli stati membri dell’Ue”. Sembrerebbe un impegno preciso, tra l’altro spinto e rafforzato da una riforma del suddetto regolamento approvata dal Parlamento europeo nel novembre 2017 nella quale si proponeva l’abolizione del principio del paese di primo ingresso. All’epoca non c’era ancora il contratto e non c’era il governo e così la Lega si astenne e il M5S votò contro.

Ma da giugno è operativo il nuovo governo e, in base al contratto, dovrebbe perseguire la stessa riforma votata dal Parlamento Europeo. Lo sta facendo? Ovviamente no.

Abbiamo invece avuto il cosiddetto decreto sicurezza che affronta il problema dei migranti già presenti nel territorio nazionale, regolari e irregolari. Come è noto chi ha la protezione umanitaria la perde e viene escluso dalla rete Sprar oltre a non poter più iscriversi all’anagrafe. Rischiano la stessa sorte anche coloro che vengono privati del contratto di lavoro che giustifica il permesso di soggiorno. In entrambi i casi, invece di dare un’identità e regolarizzare centinaia di migliaia di persone che sarà impossibile rimandare nei paesi di provenienza, li si trasforma in irregolari privi di assistenza e di percorsi di integrazione. Si crea dal nulla un gigantesco problema sociale, di convivenza civile, di sicurezza.

Come si spiega che la riforma del regolamento di Dublino non sia al centro della politica del governo sull’immigrazione? E come si spiega che non vi sia nemmeno l’integrazione di chi già vive qui?

La risposta è una sola: non si vogliono affrontare i problemi dell’immigrazione e dell’integrazione; si vuole che tutto resti aperto in modo da poter generare un clima di emergenza permanente. Se questi problemi fossero risolti, verrebbe meno il principale motore della propaganda sovranista. Tutto deve rimanere sospeso in modo che anche 49 migranti possano diventare un pretesto di eccitazione dell’opinione pubblica.

Ciò che conta per Salvini è avere migranti per strada e farli passare per il pericolo pubblico numero uno. E avere migranti per mare per spaventare gli elettori.

Uno schemino semplice semplice: c’è un problema, lo si usa per farci una campagna elettorale stando all’opposizione. Una volta conquistato il governo, il problema lo si lascia intatto o si cerca di aggravarlo in modo da poter continuare a specularci su. In mezzo ci sono milioni di italiani e di immigrati usati gli uni e gli altri per costruire la scalata al potere assoluto. Salvini e i 5 stelle stanno facendo esattamente questo

Claudio Lombardi