La verità è un bene pubblico e la base delle libertà (di Claudio Lombardi)

Il Governo e la maggioranza che lo sostiene (PDL, Lega, Responsabili) hanno deciso le loro priorità e, in sintonia con le esigenze del Paese alle prese con una crisi economica e finanziaria che minaccia di trasformare in peggio la vita degli italiani, hanno deciso di imprimere una decisa accelerazione alla legge più urgente ed utile fra quelle che potevano essere concepite: quella sulle intercettazioni.

Che questa legge serva a limitare i poteri di indagine della magistratura tutti l’hanno capito così come è molto chiaro che serve ad impedire la conoscenza da parte dell’opinione pubblica dei fatti sulla base dei quali qualcuno viene chiamato a rispondere dei reati dei quali è accusato.

Questi sono i due cardini della legge a cui la maggioranza tiene così tanto: più difficile indagare, più difficile conoscere. La conseguenza logica è: più difficile arrivare alla verità.

E così è stata concepita la norma-bavaglio per i giornalisti che diffonderanno il contenuto di intercettazioni non segretate, ma solo dichiarate irrilevanti benché portate a conoscenza di tutte le parti in causa. Da 6 mesi a 3 anni di carcere per fare il mestiere prezioso di selezionare, diffondere e commentare le notizie sul contenuto di intercettazioni legittime perché già utilizzate in un procedimento giudiziario e non coperte dal segreto.

Ovviamente l’urgenza della situazione è tale che diventa indispensabile porre sostanziosi ostacoli sia alla diffusione delle intercettazioni rilevanti sia alla stessa azione della magistratura.

Ovviamente pochi sono interessati a conoscere gli elementi di accusa a carico di sconosciuti pregiudicati, ma moltissimi sono interessati a sapere chi sono veramente e cosa combinano i rappresentanti politici che hanno in mano le istituzioni. Per esempio se un membro del Governo investito di responsabilità importanti fa uso di droghe e permette o copre la consumazione di reati per questa sua inclinazione, l’opinione pubblica ha diritto di valutare il suo operato? Altro esempio: se un membro del Governo dilapida denaro pubblico permettendo che una banda di alti funzionari ed imprenditori derubi lo Stato in vari modi, ma li protegge in cambio di favori sessuali che questi gli procurano, è importante sapere di questo suo comportamento o sono solo fatti privati? Semplici esempi certo, ma la cronaca giudiziaria ci dimostra che sono casi concreti che meriterebbero il massimo allarme e la mobilitazione di tutti gli onesti. E, invece, assistiamo alla maggioranza compatta che difende i disonesti e tenta di sabotare la magistratura.

Che la conoscenza della verità sia un fondamento della libertà e della democrazia dovrebbe essere accettato da tutti. Così come tutti dovrebbero concordare che le attività di indagine dirette a scoprire e perseguire i reati dovrebbero essere favorite perché una democrazia sana e un regime fondato sulla libertà non può mostrarsi debole con quelli che violano le leggi. Tutte le garanzie possibili sì, l’impunità no. Se un problema di garantire i diritti di difesa c’è, c’è per i più deboli, per quelli che non hanno denaro e potere con i quali pagarsi i migliori avvocati e tentare di condizionare il lavoro dei giudici anche con leggi fatte approvare da una maggioranza che segue come un cane fedele qualunque desiderio del suo padrone. Tra l’altro molti degli avvocati di Berlusconi sono stati fatti eleggere in Parlamento e da lì lavorano, a spese dello Stato, per difendere meglio il loro datore di lavoro.

È un fatto che gli unici italiani interessati direttamente all’approvazione di questa legge sono quelli che commettono reati di tale gravità da richiedere le intercettazioni; per gli altri è molto più importante una maggiore facilità di ricorrere alla giustizia e la certezza che si arrivi in poco tempo ad una sentenza. Esattamente quello di cui non si occupa il governo.

Questa legge non è garantista dato che non attribuisce agli indagati maggiori possibilità di dimostrare la loro innocenza, ma mira solo a rendere più difficile il lavoro di chi i reati li deve perseguire. Quindi è una legge fatta per difendere i ricchi e i potenti che commettono reati. I poveracci, invece, continueranno a finire in galera anche solo per una mela rubata.

Ora, è lecito domandarsi se questa legge serva agli italiani e se aiuti ad ottenere giustizia e verità.

La risposta non può che essere negativa senza dubbio alcuno. D’altra parte qualunque proposta venga da un Presidente del Consiglio che si fa scudo della sua carica, dei suoi soldi (con i quali pensa di comprare tutti) e del suo potere per condurre una vita immerso nel traffico di prostitute che viaggiano su aerei di Stato e frequentano le sue residenze, in affari oscuri con delinquenti che gli prestano schede telefoniche dei paesi frequentati dai trafficanti di droga, che si destreggia fra accuse e processi per una lunga serie di reati (fra i quali corruzione di testimoni e giudici, appropriazione indebita di denaro delle aziende da lui fondate, prostituzione minorile) per i quali chiunque altro sarebbe già da tempo in galera, qualunque proposta dovrebbe essere considerata irricevibile e respinta per indegnità del proponente.

Sarebbe ora di agire con rigore e di guardare con determinazione al nostro interesse di italiani e di cittadini e di liberare il Paese da una razza padrona che sta saccheggiando lo Stato e che si è dimostrata assolutamente incapace di governare.

Claudio Lombardi

Un’idea semplice: intralciare la giustizia e ottenere l’impunità (di Mimma Modica Alberti)

Mentre tutte le attenzioni erano rivolte alla Norvegia e, relativamente al nostro Paese, alle polemiche innescate dalle dichiarazioni di Borghezio o alla nomina del nuovo ministro della giustizia, si è consumato  l’ennesimo tentativo della maggioranza parlamentare di ridimensionare il ruolo del giudice, inibendogli la facoltà di ridurre le liste testimoniali delle parti.

Le liste testimoni sono spesso vere e proprie lenzuolate, con conseguente ovvia possibilità di allungare a piacere i tempi del processo.

Per non farci mancare niente, ecco l’altra chicca: l’inutilizzabilità delle prove acquisite in altri procedimenti.

Questi sono i due emendamenti introdotti dalla Camera nell’ambito del Disegno di legge n. 2567, il quale tratta l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo e approvate oggi in Senato.

La cosa ci provoca ovviamente sconcerto ed irritazione e, diciamo pure, tanta indignazione .

Queste scelte dimostrano che la strada intrapresa dalla maggioranza Parlamentare va ancora nella direzione diametralmente opposta a quella indicata dai cittadini nell’ultimo referendum: un chiaro e partecipato no al legittimo impedimento e, quindi, un no alla concessione di privilegi a pochi eletti.

Il voto referendario ha implicitamente espresso anche l’auspicio di vedere apparire all’orizzonte una nuova classe dirigente che sappia mettere al primo posto l’interesse generale del Paese e che, in tema di giustizia, inverta la tendenza attuale ad adottare leggi funzionali, in un modo o nell’altro (accorciamento dei tempi per la prescrizione del reato, cancellazione d’imperio dei poteri del giudice, introduzione di cavilli per aumentare le difficoltà procedurali per allungare i tempi) al fine di allontanare  l’esito naturale del processo ovvero l’accertamento della verità processuale e la conseguente condanna per reati eventualmente commessi dall’imputato.

Non tranquillizza i cittadini nemmeno l’attuale progetto di Riforma costituzionale della giustizia penale del Governo perché ridimensiona da un lato la figura del Pubblico Ministero, sottraendolo all’area di autonomia e indipendenza da riservare ai soli magistrati giudicanti e, dall’altra, estromette il suo ruolo dall’ambito della giurisdizione per ricondurlo a quello di una sorta di avvocato dell’accusa o avvocato della polizia.

Cancella la possibilità di proporre appello da parte del Pubblico Ministero contro una sentenza di assoluzione in primo grado, mentre rimane integra la facoltà dell’imputato di coltivare tutti i gradi della giurisdizione.

Modifica la norma costituzionale (art. 109) che assicura la dipendenza della Polizia Giudiziaria dal Pubblico Ministero, stabilendo che le modalità di tale rapporto saranno regolate con legge ordinaria, mentre è già pronto un disegno di legge del Governo (Senato ddl n.1440) che prevede di sottrarre alla dipendenza del PM le funzioni di Polizia Giudiziaria per riservare alla stessa Polizia Giudiziaria l’esclusività della notitia criminis e quindi dell’apertura o meno di una indagine. Essendo, come è noto la Polizia sotto il controllo del Ministero dell’interno, ciò significa che l’avvio di un’indagine sarà riconducibile ad una decisione dell’esecutivo come accade solitamente nei regimi autoritari.

La riforma del Governo prevede, infine, che l’azione penale, pur rimanendo obbligatoria secondo il dettato dell’art. 112 c.p., dovrà tuttavia uniformarsi ai criteri stabiliti per legge. In altre parole sarà il Parlamento con legge ordinaria, e quindi le maggioranze che di volta in volta si stabiliscono, a determinare le priorità nella persecuzione dei reati cui i Pubblici Ministeri dovranno attenersi.

Cosa resta da aggiungere? Un “piccolo dettaglio” : il nuovo assetto disegnato dal progetto di riforma costituzionale, ma anche ciò di cui si sta discutendo al Senato, non incide in alcun modo sulla durata dei processi, vero problema della giustizia italiana, ma incide negativamente sul controllo di legalità e sul principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge poiché non consente al magistrato inquirente di esercitare la propria funzione con indipendenza ed autonomia.
Mimma Modica Alberti coordinatrice Giustizia per i diritti – Cittadinanzattiva

Una legge a favore dei reati e contro la giustizia

La prescrizione breve in corso di approvazione alla Camera in queste ore riduce i tempi per lo svolgimento dei processi in misura superiore a quanto attualmente previsto, ma in misura minima (pochi mesi) e collegando in discorsi, articoli e dichiarazioni questa misura allo svolgimento dei processi di Berlusconi. Quindi riduzione di entità trascurabile che, però, serve al Presidente del Consiglio per evitare anche la sentenza di primo grado nel processo Mills. Questa è l’unica ragione di una straordinaria concentrazione dell’impegno della maggioranza di governo che ha messo al centro dei lavori parlamentari, quasi fosse la somma urgenza dell’Italia, i pochi mesi di riduzione della prescrizione spacciandola per un atto di giustizia contro la lentezza dei processi.

Attenzione non si tratta di norme dedicate a sveltire i processi né per questo obiettivo il Governo ha avanzato proposte concrete né sono stati raggiunti risultati in questi anni per accorciarne la durata per arrivare più rapidamente all’accertamento della verità. Questo non è stato fatto e il provvedimento in corso di approvazione avrà l’unico effetto di troncare i processi senza alcuna sentenza che stabilisca le responsabilità dei reati che avrebbero dovuto accertare.

Ogni volta che in una società si verifica questo effetto si determina un grave turbamento della stabilità e dell’ordine pubblico perché, ovviamente, i responsabili dei reati tenderanno a sfuggire alla giustizia con ogni mezzo e le parti offese non avranno giustizia. Quindi, da domani, se la legge sarà approvata, chi commette reati avrà un’arma in più e una sicurezza in più. Quest’arma sarà stato il Governo a costruirla e a farla funzionare meglio grazie al taglio di risorse agli uffici giudiziari, alla messa in stato di accusa della Magistratura, al rifiuto di aggiornare procedure farraginose che ostacolano il corso della giustizia. Non si tratta, quindi, solo di omissione di atti essenziali alla gestione di un sistema fondamentale come quello giudiziario, ma anche di azioni precise volte ad ostacolare il funzionamento del sistema. Non a caso la stessa maggioranza ha votato al Senato due emendamenti che aggraveranno ancor più le cose ostacolando clamorosamente il lavoro dei giudici (ammissione di testi proposti anche se ininfluenti rispetto al processo e, quindi, di intralcio e impossibilità di dare per accertate le prove in base alle quali sono state emesse sentenze passate in giudicato in processi successivi).

L’assurdità della situazione sta tutta qui: un Governo che approva leggi contro la giustizia e a favore degli imputati di numerosi reati.

Qui non si tratta più di scelte politiche opinabili, ma del venir meno della certezza del diritto e dell’uso delle istituzioni contro la legalità che dovrebbero tutelare.

Che a questo si sia arrivati per assicurare l’impunità a Silvio Berlusconi imputato di ogni genere di reati con i quali ha scandito la sua carriera di imprenditore e di politico è ormai evidente a tutti. Che sia riuscito a circondarsi di una classe di governo che agisce come una banda di malfattori è pure evidente e stupisce che non si ribellino a questo ruolo le persone di valore che pure sono presenti all’interno della maggioranza e che hanno dimostrato di avere capacità mortificate dalla logica banditesca del capo del Governo.

La questione da molto tempo ha superato i confini della lotta politica tra diversi schieramenti. Sarebbe augurabile, anzi, che da ogni parte si manifesti il rifiuto di questa trasformazione dello Stato democratico in regno personale di gruppi coalizzati intorno al disegno, purtroppo in corso di realizzazione a spese degli italiani, di controllare indisturbati la cosa pubblica.

È appena il caso di ricordare che in Europa nessun paese permette che una prescrizione interrompa un processo in corso. Da noi, invece, leggete gli elenchi seguenti

ELENCO DI ALCUNI DEI PROCESSI CHE SAREBBERO INTERROTTI

Processo Mills per corruzione: imputato Silvio Berlusconi
Strage alla stazione di Viareggio 29 giugno 2009: 32 morti
Crack Parmalat 2003: 80.000 risparmiatori truffati per oltre 14 miliardi di euro
Terremoto a L’Aquila 6 aprile 2009: 278 vittime, di cui 8 ragazzi nella Casa dello Studente
Doping Olimpiadi Invernali Torino 2006
Amianto nei Cantieri Navali di Palermo: 40 operai morti
Calciopoli Napoli 2006
Crack Cirio 2003: truffa per oltre 1 miliardo di euro

ELENCO DEI REATI CHE BENEFICEREBBERO DELLA PRESCRIZIONE BREVE

• articolo 314 del codice penale (PECULATO).
• articolo 315 del codice penale (MALVERSAZIONE).
• articolo 316 del codice penale (PECULATO PER ERRORE ALTRUI).
• articolo 316 bis del codice penale (MALVERSAZIONE AI DANNI DELLO STATO).
• articolo 316 ter del codice penale (INDEBITA PERCEZIONE DANNI STATO).
• articolo 317 del codice penale (CONCUSSIONE).
• articolo 318 del codice penale (CORRUZIONE).
• articolo 319 del codice penale (ATTO CONTRARIO A DOVERI D’UFFICIO).
• articolo 319.ter del codice penale (CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI).
• articolo 320 del codice penale (CORRUZIONE INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO).
• articolo 322 del codice penale (ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE).
• articolo 322.bis del codice penale (PECULATO/CONCUSSIONE/CORRUZIONE COMUNITA’ EUROPEA).
• articolo 323 del codice penale (ABUSO D’UFFICIO).
• articolo 324 del codice penale (INTERESSE PRIVATO IN ATTI D’UFFICIO).
• articolo 326 del codice penale (RIVELAZIONE SEGRETI D’UFFICIO).
• articolo 328 del codice penale (OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO).
• articolo 336 del codice penale (VIOLENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 337 del codice penale (RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 338 del codice penale (VIOLENZA O MINACCIA AD UN CORPO POLITICO, AMMINISTRATIVO O GIUDIZIARIO).
• articolo 340 del codice penale (INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO).
• particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 347 del codice penale (USURPAZIONE DI FUNZIONI PUBBLICHE).
• articolo 348 del codice penale (ESERCIZIO ABUSIVO DI UNA PROFESSIONE).
• articolo 355 del codice penale (INADEMPIMENTNO DI CONTRATTI DI PUBBLICHE FORNITURE).
• articolo 589 del codice penale (OMICIDIO COLPOSO).
• articolo 609.bis del codice penale (VIOLENZA SESSUALE).
• articolo 609.quater del codice penale (ATTI SESSUALI CON MINORENNE).
• articolo 609.quinquies del codice penale (CORRUZIONE DI MINORENNE).
• articolo 609.octies del codice penale (VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO).
• articolo 416.ter del codice penale (SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO)
• articolo 419 del codice penale (DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO).
• particolare prevedendo un aumento del tempo necessario a prescrivere il reato di cui all’articolo 420 del codice penale (ATTENTANTO A IMPIANTI DI PUBBLICA UTILITA’)
• articolo 423 del codice penale (INCENDIO)
• articolo 423.bis del codice penale (INCENDIO BOSCHIVO)
• articolo 424 del codice penale (DANNEGGIAMENTO SEGUITO DA INCENDIO)
• articolo 432 del codice penale (ATTENTATO ALLA SICUREZZA DEI TRASPORTI)
• articolo 624 bis del codice penale (FURTO IN ABITAZIONE).
• articolo 628 del codice penale (RAPINA)
• articolo 629 del codice penale (ESTORSIONE)
• articolo 640 del codice penale (TRUFFA)
• articolo 641 del codice penale (INSOLVENZA FRAUDOLENTA)
• articolo 648 del codice penale (RICETTAZIONE)
• articolo 648.bis del codice penale (RICICLAGGIO)
• articolo 514 del codice penale (FRODI CONTRO LE INDUSTRIE NAZIONALI)
• articolo 583.bis del codice penale (PRATICHE DI MUTILAZIONE DEGLI ORGANI GENITALI FEMMINILI)
• articolo 648.ter del codice penale (IMPIEGO DI DENARO, BENI O UTILITA’ DI PROVENIENZA ILLECITA)
• articolo 646 del codice penale (APPROPRIAZIONE INDEBITA)
• articolo 614 del codice penale (VIOLAZIONE DI DOMICILIO)
• articolo 610 del codice penale (VIOLENZA PRIVATA)
• articolo 644.bis del codice penale (USURA IMPROPRIA)
• articolo 644 del codice penale (USURA)
• articolo 643 del codice penale (CIRCONVENZIONE DI INCAPACI)
• articolo 2621 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI)
• articolo 2622 del codice civile (FALSE COMUNICAZIONI SOCIALI IN DANNO DELLA SOCIETA’ DEI SOCI O DEI CREDITORI).
• articolo 2623 del codice civile (FALSO IN PROSPETTO).
• articolo 2624 del codice civile (FALSITA’ NELLE RELAZIONI O NELLE COMUNICAZIONI DELLE SOCIETA’ DI REVISIONE).
• articolo 2626 del codice civile (INDEBITA RESTITUZIONE DEI CONFERIMENTI).
• articolo 2627 del codice civile (ILLEGALE RIPARTIZIONE DEGLI UTILI E DELLE RISERVE).
• articolo 2628 del codice civile (ILLECITE OPERAZIONI SULLE AZIONI O QUOTE SOCIALI O DELLA SOCIETA’ CONTROLLANTE).
• articolo 2629 del codice civile (OPERAZIONI IN PREGIUDIZIO DEI CREDITORI).
• articolo 349 del codice penale (VIOLAZIONE DI SIGILLI).
• articolo 337.bis del codice penale (OCCULTAMENTO CUSTODIA O ALTERAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO).
• articolo 341.bis del codice penale (OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE).
• articolo 351 del codice penale (VIOLAZIONE DELLA PUBBLICA CUSTODIA DI COSE).
• articolo 334 del codice penale (SOTTRAZIONE O DANNEGGIAMENTO COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE).
• articolo 335 del codice penale (VIOLAZIONE COLPOSA NELLA CUSTODIA DI COSE SEQUESTRATE NEL CORSO DI UN PROCEDIMENTO PENALE O DALL’AUTORITA’ AMMINISTRATIVA).
• articolo 612.bis. del codice penale (STALKING)

E se i cittadini si interessassero veramente al servizio giustizia ? (di Mimma Modica Alberti)

Molto si parla di giustizia e l’opinione pubblica è chiamata a schierarsi; le dichiarazioni roboanti e provocatorie si susseguono; chi ha cariche istituzionali importanti non si fa scrupolo di accusare altri poteri dello Stato di eversione non per atti eccezionali, ma per il semplice esercizio delle proprie funzioni.

Grandi sono la confusione e lo sconcerto in chi ancora vorrebbe credere all’esistenza e alla supremazia di uno Stato di diritto. Il tema della giustizia viene affrontato come il luogo segreto dove si combatte una battaglia epocale tra poteri dello Stato le cui prerogative però erano già state disegnate dai nostri Padri Costituenti in modo equilibrato proprio per dare ai cittadini, ed al nascente stato democratico, maggiori garanzie agli uni e “lunga vita” all’altro.

Di tutto si parla tranne che della reale situazione del servizio giustizia. E, quindi, non è chiaro cosa possa fare il cittadino per conoscere, valutare ed agire a favore di una giustizia più efficiente e giusta.

Per Cittadinanzattiva, invece, è proprio dalla reale situazione del servizio giustizia, vera grande opera che sostiene l’impianto sociale, che occorre partire.

La domanda dalla quale bisognerebbe partire è semplice: siamo consapevoli che la giustizia è un bene comune, un servizio universale ed essenziale per i cittadini? Sappiamo che la giustizia, e la magistratura indipendente ed autonoma che l’amministra, costituisce un baluardo della nostra democrazia ed una garanzia per l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge? Ci rendiamo conto che in questo sistema ci sono le garanzie e le condizioni per tutelare i diritti sia vecchi che nuovi?

Se la risposta a ciascuna delle domande appena poste, come sembra ovvio, è sempre e solo si, allora tutti i cittadini dovrebbero occuparsi di giustizia prescindendo dalla eventuale esperienza che ciascuno possa aver fatto in veste di testimone o di parte in causa civile oppure di  vittima o imputato.

Per riprendere un vecchio slogan del Tribunale per i diritti del malato, potremmo affermare che “i cittadini sono azionisti del Servizio giustizia”, dato che lo pagano, e che, quindi, è loro diritto, ma anche dovere, occuparsene. Il miglior modo per farlo intanto è cominciare a conoscere e  distinguere le vere cause del disservizio dai temi oggetto dell’aspro conflitto in atto tra governo e magistratura.

Vi è anche un’altra ragione, altrettanto importante, che sollecita una maggiore partecipazione: il diritto alla giustizia è un bene costituzionale e, quindi, lo è anche il servizio attraverso il quale si amministra. La giustizia per noi cittadini è pertanto un bene comune da salvaguardare e da tutelare attraverso il nostro impegno diretto.

Ma veniamo adesso ad alcune delle proposte contenute nel Rapporto di Giustizia per i Diritti che esprime l’impegno di un anno di lavoro sul campo da parte di Cittadinanzattiva: un piano straordinario, la revisione della geografia giudiziaria, la valutazione civica dei tribunali civili.

Innanzitutto, un Piano straordinario per rafforzare il controllo di legalità sul territorio, soprattutto ma non solo al sud, e quindi prioritariamente: dotare di attrezzature e di tecnologie informatiche le sedi giudiziarie; arricchire le competenze della polizia giudiziaria e dei magistrati; qualificare sezioni dei tribunali per rispondere più celermente a specifiche e più ricorrenti domande di giustizia; aumentare l’organico laddove sia necessario; scongiurare la prescrizione dei reati e rendere effettive le pene; razionalizzare l’uso delle risorse e tagliare gli sprechi.

Rivedere la geografia giudiziaria perché sembra sottrarsi ai più elementari principi di buona organizzazione degli uffici pubblici la vecchia ed irrazionale distribuzione delle attuali sedi giudiziarie, considerato che sono venute meno le difficoltà legate alla mobilità dei cittadini e degli operatori di giustizia.

In Italia ci sono 165 Tribunali e relative Procure, di cui non pochi istituiti con leggi speciali ad hoc, 220 sezioni distaccate di Tribunali e 848 uffici del Giudice di pace. Dei citati Tribunali e Procure, 93 rappresentano il 56% degli uffici giudiziari ed hanno non più di 20 Magistrati; circa 60 hanno sede in territori che già possono contare sull’esistenza di un Tribunale nella sede del capoluogo provinciale (abbiamo ad esempio 19 Tribunali in Sicilia, con 4 Corti d’Appello, 17 Tribunali in Piemonte; a Sulmona il Tribunale più piccolo ha 1 Presidente e 3 Giudici).

Ci si attende quindi dal Governo e dal Ministro della Giustizia la verifica urgente dello stato di “salute”, e quindi della loro utilità per i cittadini, degli uffici giudiziari italiani i cui organici risultano sottodimensionati partendo da quelli con dotazione di organico al di sotto delle 10 unità ponendosi l’obiettivo di migliorare l’offerta di giustizia e, contemporaneamente, di procedere alla razionalizzazione delle risorse disponibili; la riduzione e razionalizzazione degli Uffici dei Giudici di Pace (oggi circa 850), procedendo per via amministrativa alla chiusura o all’accorpamento di almeno 100 uffici non utili ai cittadini, provvedendo a riconsiderare sia il numero dei casi trattati che il bacino di utenza di riferimento.

Una giustizia “a macchia di leopardo” non è comprensibile se non si dispone di informazioni trasparenti ed attendibili sul funzionamento dei tribunali e sulla loro organizzazione interna. L’esigenza è quindi quella di sviluppare anche nell’ambito del settore giustizia una iniziativa nazionale di valutazione civica dei tribunali attraverso la costituzione di équipe miste (operatori e cittadini) adeguatamente formate ed una metodologia di valutazione specificamente progettata, sulla base dell’esperienza ultra decennale maturata da Cittadinanzattiva, per analizzare e comparare la qualità delle strutture e dei servizi erogati dal Servizio giustizia italiano, a partire dai tribunali civili.

Il programma di lavoro di Cittadinanzattiva sulla giustizia può essere il terreno in cui “coltivare” la partecipazione civica per la cura e la tutela del bene comune giustizia. 

Mimma Modica Alberti Coordinatore nazionale Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva