Legge di stabilità 2016, luci e ombre

Ogni anno è la stessa storia. La legge finanziaria (di stabilità annuncia più un’intenzione che una funzione) scontenta molti e contenta pochi. Strano effetto per la legge più difficile dell’anno. Stabilire chi paga e chi prende non è mai facile per un governo. Ancora meno facile se si tratta di un governo composto da partiti che vivono grazie ai voti degli elettori (ma cambia poco con i governi tecnici che sempre il voto dei parlamentari devono ricevere). Che sono tanti e diversi. Diciamo subito una bestemmia così ci capiamo. Gli evasori fiscali reali o potenziali sono milioni. evasori fiscaliL’idea che se sei furbo abbastanza puoi farcela a pagare meno o niente pesa nelle simpatie elettorali. Sarà per questo che la lotta all’evasione fiscale, tra alti e bassi, è sempre sembrata un gioco di guardie e ladri nel quale i ladri hanno le scarpe giuste per correre e le guardie gli scarponi pesanti? Ma sì, è ovvio. E così il problema si prende alla lontana con mezze misure, con rinvii, con diluizioni. Insomma si fa di tutto per non essere drastici. Con tanti saluti al senso dello Stato e al patto sociale sul quale si regge. Poiché i danneggiati sono i cittadini onesti e sono la maggioranza il gioco funziona fino a che i danneggiati, appunto, lo sopportano.

L’esempio è estremo, ma il senso è chiaro: le scelte politiche fatte nella legge delle entrate e delle spese non sono le più razionali o le migliori in assoluto, ma sono quelle possibili negli equilibri esistenti.

arcipelago interessiLa legge di stabilità per il 2016 non sfugge a queste regole non scritte e si barcamena in un arcipelago di obiettivi ed interessi diversi. La novità è che, dopo anni di vacche magre, è la prima che agisce con una base di 30 miliardi di euro la metà dei quali di allargamento del deficit concesso dalla UE. Logica vuole che almeno questi 15 miliardi che vanno ad aumentare il debito (oltre quelli già previsti) debbano essere spesi bene. Vediamo se è così.

Su tutto domina la riduzione delle imposte che c’è anche quando non si vede. La voce più importante è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia delle precedenti finanziarie che prevedevano un aumento automatico dell’IVA. Si tratta di una minore entrata a fronte di spese già previste. L’effetto è quello di una riduzione di imposte perché avremmo dovuto pagare più IVA l’anno prossimo e non la pagheremo. E sono quasi 17 miliardi di euro. Altri 6 miliardi sono impegnati nella riduzione delle imposte e degli oneri contributivi. imposte sulla casaFra questi 3,7 sono dovuti all’abolizione della tassa sulla prima casa che è parte di un’imposizione fiscale sugli immobili che è triplicata dal 2012 ad oggi. Lasciamo perdere se è giusto oppure no ridurre questa imposizione, ma consideriamo i 3,7 miliardi come una copertura di spesa. Da questo punto di vista, in questa situazione, i 3,7 miliardi potevano essere destinati ad investimenti che avrebbero dato una spinta al rilancio dell’economia con effetti più certi rispetto all’incremento di reddito dei proprietari a cui si toglie la Tasi.

Fra le altre voci di spesa bisogna sottolineare gli interventi contro la povertà che, per la prima volta in assoluto, prevedono misure strutturali cioè stabili per 1,5 miliardi di euro. Non sarà la perfezione, ma è una svolta rispetto al passato. Altri interventi per la cultura e per gli enti locali. Bisognerebbe vedere nel dettaglio in cosa consistono queste spese perché è ormai risaputo che decidere una spesa non corrisponde ad interventi immediati, giusti e ben fatti. Spesso passano anni tra la legge e l’attuazione.

Con l’ulteriore flessibilità in deficit (clausola migranti) il governo prevede di tagliare l’Ires e di intervenire per l’edilizia scolastica.

pagamenti in contantiC’è poi la scelta di allargare il limite di uso del contante a 3mila euro. Che impatto finanziario può avere? Sicuramente non buono. In un mondo ideale non ci dovrebbe essere nessun limite. Poiché siamo nel mondo reale il traffico di contanti favorisce l’evasione, il riciclaggio e qualsiasi altro scambio che non vuole lasciar traccia. Se vogliamo parlare di luci e ombre questa è di sicuro un’ombra e anche abbastanza inutile nel senso che risponde ad un’esigenza di visibilità di un alleato di governo di ben scarso peso, l’NCD, ma dotato dell’arma del ricatto.

Nel complesso una finanziaria di compromesso e di transizione, ma con alcune scelte importanti per un Parlamento nel quale una maggioranza politica chiara non si è mai formata dopo le elezioni del 2013. D’altra parte anche le forze politiche sono in transizione vista la crisi nel centro destra e nel centro sinistra e dunque non ci si poteva aspettare un libro dei sogni. Comunque la discussione è appena iniziata e può darsi che la legge definitiva possa essere migliorata

Claudio Lombardi

I nei della legge di stabilità: contante e Imu

Due misure della legge di stabilità hanno attirati i maggiori commenti: Imu sulla prima casa e limiti al contante.

Di imposte sulla casa si parla da tanto e il dibattito è diventato ormai logorante, ma alcuni punti sono chiari. Per gli economisti sembra assodato che le imposte sul patrimonio danneggino la crescita meno di quelle sui redditi. Poiché di entrate fiscali l’Italia ha bisogno e poiché il problema principale è quello della crescita l’imposta sulla prima casa non dovrebbe essere abolita.

imposte sulla casaC’è chi afferma (la vicesegretaria del PD Debora Serracchiani per esempio) che il problema è la mancanza di un catasto affidabile ed equo. Così, invece, di sistemare il catasto si preferisce abolire l’imposta. Strano ragionamento. Estendendolo si potrebbe considerare l’evasione fiscale che stravolge la progressività del sistema fiscale, causa sufficiente per sopprimere l’imposizione sui redditi.

Stupisce, inoltre, che, dopo un ventennio in cui tutti i partiti hanno esaltato l’autonomia dei comuni ed il ruolo dei sindaci, si tagli un’imposta che è particolarmente congeniale alla finanza municipale. Sarebbe, invece, meglio lasciare margini di autonomia alle amministrazioni locali, così un sindaco di sinistra potrebbe far pagare ai suoi concittadini un’imposta sugli immobili elevata in cambio di servizi, di asili e di un sistema di trasporti efficiente; un sindaco di destra potrebbe abolire l’IMU tagliando i mezzi pubblici e stabilendo che i suoi concittadini dovranno fare affidamento sul libero mercato per i servizi.

autonomia fiscale sindaciNon convince proprio il fatto che il governo indennizzerà i comuni per il mancato gettito dell’IMU perché in questo modo la finanza locale torna a vivere di trasferimenti statali proprio quando con l’elezione diretta dei sindaci dovrebbe essere esaltata la responsabilità verso i propri cittadini. Se aumenta la dipendenza dal governo centrale viene stravolto il vecchio, ma sempre valido, principio “no taxation without representation”. Che poi potrebbe anche valere al contrario “no representation without taxation”. Ovvero: è sbagliato caricare di responsabilità chi non ha autonomia finanziaria.

E’ discutibile anche la decisione del governo di innalzare il limite del contate a 3.000 euro.

Economisti di fama mondiale usano più di un metodo per stimare l’evasione fiscale, e tra questi vi è spesso un modellino che stima almeno in parte l’evasione fiscale sulla base della circolazione del contante.

pagamenti in contantiFra quelli che mettono in relazione l’uso del contante e l’evasione fiscale e quelli che sostengono il contrario portando gli esempi virtuosi dei paesi nordici e della Germania c’è un ampio ventaglio di posizioni.

Particolarmente sensibili al tema sono gli albergatori. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli sottolinea che in questi anni di crisi gli operatori del turismo ed il commercio nelle località di villeggiatura hanno tamponato i danni grazie ai clienti stranieri, che non scontando limiti nei loro paesi sono abituati a pagare tutto in contanti. Altri operatori del settore turistico sono più espliciti. Dicono che in questi anni hanno lavorato molto con clienti stranieri, in gran parte russi, che spendono molto, non sono neanche troppo sensibili al prezzo che pagano, ma non vogliono assolutamente che i loro pagamenti siano tracciati. Forse la legge di stabilità si rivolge a loro? E poi, sono tutti come i russi? Mah.

In ogni caso è abbastanza evidente che la correlazione tra inesistenza di limiti al contante e bassa evasione nei paesi nordici è assolutamente spuria. Infatti se si guarda non ai limiti legali, ma alla circolazione reale del contante risulta che l’Italia, insieme alla Grecia (e non certo la Germania!), sono i paesi dell’Europa occidentale in cui oltre l’80% delle transazioni viene regolato in contanti. Non sarà certo un caso che siano due paesi con un’evasione fiscale esplosiva.

evasione fiscaleC’è poi chi dice che la riduzione del limite all’utilizzo del contante, da quando esiste, non ha contenuto l’evasione fiscale. Affermazione non dimostrata. Infatti, nei periodi di crisi cresce la pressione sulle imprese e conseguentemente la propensione ad evadere. E’ quindi probabile che l’abbassamento della soglia per i pagamenti in contante stabilita dal governo Monti abbia contribuito a contenere l’evasione, ma non abbastanza per bilanciare i fattori che hanno giocato nel senso opposto.

È abbastanza evidente che l’abolizione dei limiti al contante avvantaggia chi vuole far perdere le tracce dei suoi maneggi di denaro sia per evadere il fisco che per attività illecite come lo spaccio di droga, la ricettazione, il riciclaggio di denaro sporco.

Insomma forse prima di togliere i limiti all’uso del contante dovremmo somigliare un po’ di più ai migliori esempi europei

Salvatore Sinagra

Legge di stabilità: l’equilibrio che manca

È indubbio che, per come è stata presentata e sul piano della dimensione, la manovra finanziaria del governo è in discontinuità rispetto ai quattro anni precedenti. Ma sul piano della distribuzione del carico fiscale, e su quello della crescita economica, la valutazione è meno ottimistica

abolizione ImuVi è un pregiudizio sfavorevole verso chi esprime dubbi sull’atteso impatto espansivo della legge di stabilità 2016. Ed esiste un secondo pregiudizio, altrettanto negativo, verso chi si interroga sugli effetti positivi dell’azzeramento delle imposte sulla prima casa, architrave, per le famiglie, dell’attuale manovra finanziaria del governo. Il fatto è che ogni azione di bilancio pubblico va valutata avendo due stelle polari come riferimento: l’impatto sulla crescita economica, da una parte, e la distribuzione e dunque l’equità del carico fiscale dall’altra. È l’ago della manovra posto tra questi due estremi che dà la misura di quanto un intervento di finanza pubblica privilegi l’uno o l’altro capo del binomio, oppure una loro combinazione economicamente e socialmente sostenibile.

Detto ciò, è indubbio che nei termini in cui è stata presentata, la manovra finanziaria è in discontinuità rispetto ai quattro anni precedenti. È una manovra di complessivi 27 miliardi, di cui 13 incideranno sull’aumento del deficit, da 1,4% al 2,2% del Pil. E potrebbe arrivare a 30 miliardi, se Bruxelles autorizzerà l’anticipo dei 3,2 miliardi della clausola migranti (da utilizzare per ridurre l’Ires già dal 2016). Ma se sul piano della dimensione è formalmente espansiva, su quello della distribuzione del carico fiscale, e dell’impatto complessivo determinato dall’intreccio tra il moltiplicatore dei saldi e la distribuzione del carico, la valutazione è meno ottimistica. Dunque, come valutare?

disuguaglianzaÈ una comune eredità dell’economia del benessere e della politica sociale l’opinione secondo cui entro i limiti del possibile in un mercato i punti di partenza degli individui debbano essere ravvicinati per evitare distorsioni nella disuguaglianza e per scongiurare avvitamenti verso il basso nella crescita economica. Già le recenti pagine di Thomas Piketty su crescita e disuguaglianza hanno contribuito a rilanciare, e chiarire, il ruolo della distribuzione della ricchezza nella crescita. Distribuzione della ricchezza e del reddito, aggiungiamo noi, che – per usare un’immagine di Luigi Einaudi – deve essere governata con equità distributiva attraverso l’abbassamento delle “punte” e l’innalzamento dal “basso”, affinché la produzione di ricchezza ne tragga complessivamente vantaggio. Un tema cioè, quello dell’equità, che coinvolge non solo quello della distribuzione e del contrasto alla povertà, ma anche il tema della crescita economica. Insomma, questioni cruciali che non rappresentano solo il punto di vista delle socialdemocrazie (“Noi non combattiamo la ricchezza, ma la povertà”), ma anche quello di una moderna visione liberale dell’economia e della società.

benefici legge di stabilitàAlla luce di queste considerazioni, quale valutazione possiamo dare dell’attuale legge di stabilità? Come accennato sopra il piatto forte è il taglio di Tasi e Imu sulla prima casa (pari a 3.700 milioni di euro). Certamente, sul piano mediatico, la percezione della riduzione del carico fiscale per le famiglie è immediata se paragonata ad altre forme di riduzione di imposta. Tuttavia, anche secondo la Banca d’Italia, l’eliminazione di Imu e Tasi “potrebbe avere effetti circoscritti sui consumi”, in quanto non contribuisce ad accrescere il reddito disponibile da cui dipendono i medesimi. Non solo. L’abolizione dell’Imu-Tasi sulla prima casa rende esente anche le abitazioni di grande valore e, dunque, i grandi patrimoni a cui afferiscono. Per evitare ciò, si sarebbe potuto valutare una rimodulazione dell’imposta sulla prima casa, che mantenendo la no tax-area per quelle meno pregiate (ed eventualmente i redditi più bassi), e rimodulando l’incidenza sugli immobili di medio valore, avesse lasciato inalterato il contributo “delle punte”.

L’imposta sulla casa è difatti una delle poche forme di imposta patrimoniale effettivamente applicate e ha una sua giustificazione economica molto forte in tema di corrispondenza con i benefici derivanti dalla fornitura dei servizi. È in questo modo che la fiscalità generale dovrebbe agire per spostare risorse verso i servizi universali, dalla sanità all’educazione, all’innovazione. A ciò si aggiunga che in Italia la propensione al risparmio delle famiglie si è fortemente ridotta negli ultimi venti anni (dal 21% al 13% del Pil) e che, quindi, il maggiore reddito disponibile potrebbe essere trasformato dal ceto medio in risparmio, vanificando gli effetti espansivi attesi sulla domanda, mentre quello dei ceti redditualmente più elevati potrebbe avere, come tradizionalmente accade, un impatto molto limitato sui consumi e di conseguenza sulla domanda aggregata.

luci e ombre finanziariaMa l’abolizione dell’imposta sulla prima casa (per un totale di 3 miliardi e 100 milioni) è accompagnata da altre luci e ombre. Si prenda il caso delle attività produttive. Abolire l’Imu sui terreni agricoli (400 milioni) e sugli imbullonati (500 milioni) significa alleggerire il carico fiscale sulle attività produttive e renderle relativamente più competitive. Similmente, effetti positivi sull’economia saranno determinati dalla possibilità per le imprese di portare fino al 140% l’ammortamento degli investimenti effettuati entro il 2016. Infine, l’ipotesi di riduzione dell’Ires al 2017, e se possibile già al 2016, accrescerebbe la redditività. Ma perché non vincolare questi risparmi a nuove forme d’investimento, magari rendendo fiscalmente più favorevoli quelli innovativi e ad alto contenuto tecnologico, per favorire non solo la creazione di ricchezza, ma anche per rilanciare la produttività del lavoro da cui dipende anche il salario?

occupazioneLo spostamento verso l’investimento di risorse della fiscalità potrebbe essere unito al bonus sull’occupazione, che per i contratti firmati entro il 2016 avrà una durata massima di due anni, e per una somma che scende dall’attuale tetto di 8.060 a 3.200 euro. Perché non prevedere che il beneficio fiscale sia ricondotto a forme di riqualificazione del lavoro e alla formazione continua, a spese innovative di processo e di prodotto o a investimenti qualificati? Negli ultimi venti anni in Italia si è assistito a un costante deterioramento della produttività e degli investimenti, alla caduta degli indici di progresso tecnologico, a una perdita di quote di valore aggiunto nel manifatturiero (e particolarmente nei comparti più tecnologicamente avanzati, come la meccanica, che rappresenta il cuore dell’industria italiana). Perché non tracciare già nel quadro complessivo delle spese e delle coperture della legge di stabilità l’impegno per le imprese ad ampliare la loro capacità produttiva e tecnologica, finanziando questa trasformazione attraverso quelle risorse fiscali che la manovra rende disponibili? La competitività internazionale, come il nostro recente mancato sviluppo economico ci insegna, non passa per il costo del lavoro e per la svalutazione interna, ma per la crescita della produttività.

crescita economicaTroppo lunga e dettagliata sarebbe l’analisi complessiva delle misure particolari previste nella manovra (tra cui spicca, per le perplessità che genera, l’innalzamento dell’utilizzo dei contanti fino alla soglia di 3.000 euro). Ma per dare un giudizio equilibrato non basta dire che l’azione economica sarà espansiva in quanto finanziata in deficit. Il sottofinanziamento di settori strategici come la scuola, l’università, la sanità, i deboli segnali sul tema della produttività (che riguarda il cuneo fiscale, ma non i dispositivi atti alla creazione di nuova produttività) lasciano dubbi sulla capacità della manovra di segnare un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Certamente, la ripresa economica, da cui dipende anche il rispetto degli impegni europei, deve essere sostenuta nell’immediato dall’effetto volano dei maggiori consumi e investimenti interni (anche necessari per compensare il motore internazionale della domanda mondiale attualmente in fase recessiva), ma deve essere principalmente spinta verso l’alto attraverso politiche attive (industriali, del lavoro) che mirino al rilancio stabile del progresso tecnologico e della conoscenza.

È un percorso lungo da avviare ora, senza ulteriori ritardi, per mantenere l’equilibrio dinamico tra crescita economica ed equità fiscale. Il rischio è che manovre finanziarie che non coniughino la crescita con la tassazione e la sua distribuzione, finiscano per ricadere negativamente sulla capacità produttiva del Paese e sulla sostenibilità dei suoi conti pubblici.

Giuseppe Travaglini tratto da www.rassegna.it

Una legge di stabilità di sinistra

In molti commenti critici della legge di stabilità 2016 è come fosse sparito il ricordo della situazione in cui l’economia globale si trovò dopo la crisi devastante del 2008 e il ricordo delle criticità che in quella crisi avevano investito il nostro paese, sull’orlo di un default catastrofico. Criticità certamente in comune con tutti i paesi del mondo occidentale ma che in Italia si sommavano alle criticità tipiche del nostro paese e che erano il frutto e l’eredità dei malgoverni precedenti (soprattutto anni 80 e ventennio berlusconiano).

critiche a RenziE manca completamente nelle critiche che si leggono ogni termine di paragone con quelle politiche anticrisi che per 8 anni in Europa sono state ispirate da una rigida austerity e che per certi versi hanno aggravato la situazione.

Se si avesse questa consapevolezza e si ragionasse scevri da ogni bisogno di posizionamento politico (e questo vale soprattutto dentro il PD) si capirebbe che quanto messo in campo dal governo Renzi nel 2015 e nel 2016 ha davvero dello straordinario.

Mi soffermo su un punto che mi ha fatto notare Guido Lay il quale, in un suo post su facebook, giustamente scrive: “i governi Monti e Letta, sostenuti da Bersani, avevano scaricato ben 16 miliardi di euro di aumento dell’IVA sul 2015. Oggi quegli aumenti di fatto sono evitati con finanziamento in deficit. E finanziare la ripresa della economia in deficit è quello che ha fatto Obama negli Usa, è una politica keynesiana e di sinistra contro l’austerità. Fosse stata fatta negli anni precedenti oggi staremmo messi meglio”.

E mi fa specie che chi fa della lotta all’austerità il suo cavallo di battaglia (ma solo a parole) oggi critichi e non veda la sostanziale svolta impressa dal governo Renzi, svolta che è possibile anche grazie ai nuovi equilibri politici in Europa, equilibri che sono cambiati soprattutto dopo il successo del PD alle elezioni europee, vista la catastrofe degli altri Partiti socialisti (e bisogna dire per completare il quadro che è anche a questi nuovi equilibri dovuti alla vittoria del PD che Draghi si è potuto divincolare dalla ortodossia della Deutsche Bank).

misure finanziariaQuesta è la verità. Poi si può discutere delle singole misure. Ma avendo sempre questa consapevolezza.

E se la componente più rilevante dei 27 miliardi (nella speranza che siano 30) della manovra è quella che riguarda l’eliminazione della clausola di salvaguardia dell’aumento dell’IVA bisogna però rimarcare il fatto che per il secondo anno consecutivo si interviene per rendere più competitive le nostre imprese.

E questo nella consapevolezza che la vera battaglia contro la povertà si vince se aumenta il lavoro.

Ed il lavoro aumenta se gli imprenditori investono e riprendono a fare il proprio mestiere di creatori di ricchezza (a meno che qualcuno non pensi ad una nazionalizzazione delle imprese, alla abolizione del mercato e ai piani quinquennali di sovietica memoria).

E le leggi di stabilità 2015 e 2016 puntano su questo attraverso molti strumenti, dalla decontribuzione per i nuovi assunti (prorogata anche nel 2016 con importi dimezzati per evitare di drogare troppo il mercato del lavoro) agli interventi sulla componente lavoro dell’Irap, a quelli decisi sull’IRES (forse già nel 2016, sicuramente nel 2017), alla abolizione dell’IMU sugli imbullonati (in questo strano paese si paga l’IMU per grandi macchinari imbullonati a terra come se fossero una casa), all’abolizione dell’IMU agricola, all’aumento degli ammortamenti fino al 140% per gli investimenti delle aziende (eccettuati gli immobili).

uscita dalla crisiSe i maggiori indicatori macroeconomici (con buona pace di Fassina) sono tutti positivi e se ormai è consolidata l’opinione che il nostro paese ha imboccato la via della uscita dal tunnel della crisi è evidente che un governo serio debba tentare di sostenere questo trend concentrando risorse ed interventi al fine di dare agli imprenditori che creano lavoro e reddito una cassettina degli attrezzi che li accompagni rafforzando i venti della ripresa (ancora non sufficientemente forte).

E credo che tutti siamo d’accordo nel ritenere che qualsiasi robusto potenziamento del welfare ed un suo ammodernamento sarà possibile solo con una ripresa sostenuta.

Se tutto questo è vero trovo inutilmente simbolica la polemica sulla eliminazione dell’IMU per tutti, una manovra che costa 3,5 miliardi sui complessivi 27 miliardi e che non è certo la “cifra” che definisce la legge di stabilità del 2016 anche se essa riguarda circa l’80% delle famiglie italiane (non dimenticandoci che nelle grandi città, quelle dove in primavera si va al voto, l’IMU e la Tasi incidono non poco sul bilancio di una famiglia).

I ricchi ed i super ricchi non possiedono soltanto la prima casa dove vivono ma hanno sicuramente una grande varietà di patrimoni immobiliari sui quali continueranno a pagare salatamente IMU e Tasi (garantendo quella progressività che per una tassa rigida è difficile da stabilire).

interrogativi manovra governoCosì come inutile e specioso è accusare il governo di non voler fare la lotta alla evasione fiscale soltanto perché è stato alzato il limite dei pagamenti in contante da 1000 a 3000 euro, un limite che non ha avuto nessun ruolo positivo e che è stato aggirato in maniera tranquilla dagli evasori veri ed ha provocato rotture di coglioni alle persone per bene che invece sono rispettose delle leggi.

E su questo faccio mie le parole di Luigi Marattin, giovane consigliere economico di Palazzo Chigi. Scrive Marattin: “a me interessa un paese in cui l’evasone fiscale si combatte nei fatti e non con i facilissimamente aggirati ed aggirabili simboli. Mi interessa che in un anno sia stata approvata una legge sull’autoriciclaggio, reintrodotto il falso in bilancio, abolito il segreto bancario, firmato accordi per la prima volta nella storia con Svizzera, Liechtestein e Vaticano per scovare gli evasori, adottate riforme come lo split payment per combattere l’evasione IVA, realizzata la delega fiscale che cambia ed informatizza il rapporto tra fisco e contribuente, cambiato i vertici di Equitalia. E mi interessa soprattutto che tutte queste cose abbiano prodotto i maggiori risultati in epoca recente in termini di recupero della evasione fiscale. E siamo solo all’inizio.”

cambiamentoMa la legge di stabilità non è solo IVA, diminuzione delle tasse ed interventi per creare lavoro.

E’ anche tante altre cose. E’ anche gli interventi di 450 milioni sulla “terra dei fuochi” e gli ulteriori interventi previsti per il rilancio dell’ILVA, l’aumento che ha portato da 600 milioni a 1400 milioni di euro il fondo contro la povertà minorile, e poi i fondi per assumere personale ai beni culturali come da impegno preso dopo le vicende di Pompei e del Colosseo.

E finalmente si interviene nel mondo delle Partite Iva che erano state trascurate e per un certo verso maltrattate l’anno scorso con un errore che Renzi riconobbe impegnandosi a modificare tutto nella legge di stabilità del 2016. E si interviene in tanti modi. Innanzitutto, guardando ai giovani, le imposte saranno scontate al 5% per le start up per i primi cinque anni di attività. Si corregge poi l’errore dell’anno scorso sul regime forfettario (con l’aliquota al 15%) puntando ad elevare le attuali soglie di ricavi – differenziate per attività – con un incremento di 10mila euro per tutti che diventa di 15mila euro per i professionisti (in questo caso la soglia salirebbe a 30mila euro.

A conclusione di questo excursus si può allora affermare che questa legge di stabilità targata Renzi-Padoan non è in nulla simile alle leggi lacrime e sangue degli anni che abbiamo alle spalle.

E’ una legge che prova a ridare fiducia agli italiani. E’ una legge pienamente di sinistra, non ho dubbi.

Enzo Puro tratto da http://manrico.social/blog/item/102-una-legge-di-stabilita-di-sinistra.html