Aprire gli occhi sul medio oriente

Chi pensa che il medio oriente non ci riguardi e che la guerra in corso contro Israele dal 1948 non abbia alcun impatto su di noi può fare a meno di leggere questa riflessione. Anche chi è disposto a cedere la propria libertà ad un padrone dispotico che non ha alcuna remora ad usare la violenza in cambio dello status quo e di forniture di gas e petrolio può evitare di andare oltre.

Qui si parla di un conflitto che è ormai diventato storia e le cui caratteristiche possono non essere chiare a chi si è fatto inquinare la mente dall’odio per Israele e per gli ebrei credendo alla narrazione della causa palestinese autentico passe-partout con il quale si è inventata una epopea di liberazione dove c’era solo l’uso di masse umane di disperati per eliminare una presenza scomoda dal medio oriente e acquisirne il controllo dopo il crollo dell’impero ottomano e la fine del Mandato britannico. La soluzione indicata dall’ONU nel 1947 dei due stati fu rifiutata dagli arabi che scatenarono la prima guerra nel 1948. Da allora il conflitto non si è mai fermato. Di causa palestinese non si parlò quando Gaza fu sottoposta al dominio egiziano e la Cisgiordania a quello del Regno di Giordania ovvero dal1948 al 1967. Fu inventata l’epopea del popolo palestinese dopo che Israele nella guerra del 1967 conquistò quei territori. Fu l’inizio dell’epoca del terrorismo che accreditò le organizzazioni palestinesi e i loro leader come interlocutori importanti delle sinistre occidentali e persino di alcuni governi. La rivoluzione in Iran del 1979 accrebbe la forza d’urto dei nemici di Israele e segnò l’avvio anche di un conflitto tra musulmani per l’egemonia nella regione. Le guerre finirono con quella del 1973 e arrivarono le paci e poi una distensione tra stati arabi e Israele che sfociò negli Accordi di Abramo strategia di pacificazione del medio oriente fondata sulla convergenza e sulla collaborazione. Nel 2023 era prevista l’adesione dell’Arabia Saudita che avrebbe segnato una svolta storica. L’Iran degli ayatollah e dei pasdaran sarebbe rimasto ai margini con le milizie al suo servizio che circondavano da ogni lato Israele.

Poi arrivò il 7 ottobre 2023 quando fu lanciato il più feroce e sanguinoso attacco contro lo Stato ebraico dalla sua fondazione nel 1948 e, contemporaneamente, nel mondo intero si sviluppò una campagna di delegittimazione dell’esistenza di Israele che attecchì molto più nelle opinioni pubbliche europee che in quelle dei paesi arabi. La narrazione delle sofferenze dei palestinesi avviata subito dal segretario generale dell’ONU quando invitò a cercare le cause del massacro fu sostenuta dalla scelta politica della maggior parte dei media di diffondere la versione dei fatti di Hamas su ciò che accadeva a Gaza. Lo scopo era quello di far saltare la pacificazione della regione.

Per questo si può dire che il capolavoro dell’islam politico si riassume in tre parole: TUTTI CONTRO ISRAELE. E tutti all’insegna della parola d’ordine che racchiude il programma di guerra e genocidario dell’islamismo: Palestina libera dal fiume al mare ovvero cancellare la presenza di Israele. Non occorre aggiungere altro e non c’è nessuna pace possibile su queste basi.

Riesce però difficile capire il motivo per il quale questo indirizzo sia stato abbracciato da una ampia parte dell’opinione pubblica, da intellettuali, forze politiche, associazioni e operatori della comunicazione. Difficile pensare che non abbiano capito il contesto e le finalità dell’operazione avviata il 7 ottobre.

Difficile anche pensare che nessuno si sia accorto di favorire in questo modo l’ala più radicale dell’islam politico quella riconducibile alla Fratellanza musulmana e all’Iran degli ayatollah/pasdaran che controlla le due principali vie marittime tra l’Asia e l’Europa, Bab el-Mandab e Hormuz e quella che voleva far saltae la pacificazione nella regione attraverso gli Accordi di Abramo.

O forse la spiegazione è semplice: i numeri gestiti dai musulmani in Europa attraverso la rete delle moschee, i finanziamenti che arrivano dal mondo islamico, le minacce del terrorismo, il controllo delle piazze attraverso i giovani delle periferie capaci di scatenare sommosse che la polizia non riesce a controllare, l’ accesso al petrolio e al gas, la possibilità di commerciare senza essere attaccati. Un patto di non belligeranza che apra le porte dell’Europa nel quadro di una politica mediterranea che allontani gli Stati Uniti ed emargini Israele. Il medio oriente agli islamisti radicali in attesa che questi diano la scalata ai paesi europei cominciando dalle cariche istituzionali di base. In fin dei conti nelle elezioni amministrative sono comparsi nelle liste del Pd i primi candidati che si sono rivolti alla loro comunità invocando la protezione di Allah. Per un partito che era di sinistra un “bel” risultato.

Ma l’Iran non è solo e la pesante sconfitta che ha inflitto agli Stati Uniti porta le firme della Russia e soprattutto della Cina. Sull’onda della favoletta della causa palestinese che viene rilanciata all’ONU con la conta farlocca dei morti e di nuovo nei media progressisti si espande l’influenza cinese. Il nuovo mondo antioccidentale fa un passo avanti e non porterà la pace

Claudio Lombardi

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