La condanna dell’energia
Può sembrare assurdo, ma la transizione energetica in corso ormai da vari anni ha portato a sussidiare pesantemente la produzione da fonti rinnovabili, ma non ha portato risparmi sui costi per gli utenti finali. Come è possibile? Si chiama sistema del prezzo marginale (marginal price system) ed è in vigore in gran parte d’Europa, non solo in Italia. E’ semplice perché si fissa un prezzo unico basato sull’offerta più costosa necessaria per soddisfare la domanda. Funziona così: il Gestore dei Mercati Energetici (GME) in Italia, e i corrispettivi operatori in Europa, accettano le offerte dei produttori dalla meno cara alla più cara, fino a coprire la domanda; l’ultima offerta accettata (quella marginale che è sempre la più costosa) determina il prezzo per tutti. È così che il prezzo del gas si ripercuote sul costo di tutta l’energia elettrica venduta.
Per alleggerire il costo almeno sui redditi più bassi il governo ha elevato il contributo bollette portandolo ad oltre 300 euro. Il problema è che in un paese dove l’evasione fiscale è molto diffusa ci saranno sicuramente famiglie che, a parità di reddito effettivo, pagano tutto e altre che ricevono il contributo perché considerate povere. E’ il paradosso della povertà che almeno in parte è fittizia perché quando si compilano le statistiche sulla povertà non è possibile fare i conti in tasca alle persone e ci si basa su dati a campione rilevati da dichiarazioni e interviste.
Comunque da anni arrivano proposte di disaccoppiamento delle rinnovabili, ma non si riesce a realizzare ciò che dovrebbe essere facile: a ciascun produttore il suo prezzo. Anche il decreto approvato ieri dal governo non si discosta da questo meccanismo. Il cuore del provvedimento è lo scorporo della tassa sulle emissioni carboniche (ETS) che la UE ha imposto – unica al mondo – come pegno da pagare in nome della lotta ai cambiamenti climatici alle attività produttive inquinanti (in pratica tutte) . Scorporo dal prezzo corrisposto alle energie rinnovabili ovvero dal calcolo del prezzo marginale (più alto) da corrispondere a tutti i venditori. In pratica i produttori che usano il gas non pagherebbero più la tassa ETS che sarebbe messa a carico “a valle” di tutte le bollette, ma togliendola dal prezzo dell’energia prodotta col gas. L’effetto sarebbe una riduzione del prezzo corrispondente alla tassa. I consumatori pagherebbero l’ETS, ma solo quella che penalizza il gas e non anche quella che sarebbe incorporata nel prezzo di tutta l’energia elettrica.
Sembra complicato, ma non lo è. Restano due nodi: il primo è l’esistenza di una tassa sulle emissioni carboniche che non ha nessun senso che non sia il moralismo ambientalista e il secondo dover per forza pagare l’energia da rinnovabili come quella da gas. Un’assurdità che fa apparire la transizione energetica sotto una luce diversa, quella degli enormi profitti che i “rinnovabilisti” hanno incassato avendo ricevuto sussidi per molti anni (fino a 30) e vendendo l’energia così prodotta al prezzo più alto del mercato. Possiamo tranquillamente affermare che le rinnovabili sono state il più grande affare degli ultimi decenni coperto da un mare di propaganda e di ideologia. Ci hanno rimbambito con la salvezza del pianeta, ma erano solo affari
Claudio Lombardi



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