La violenza che serve a sabotare le democrazie

C’è chi esulta perchè stanno manifestando tante persone e c’è chi esulta di più perchè moltissimi sono giovani come se meritassero una menzione d’onore rispetto a tutti gli altri. Tuttavia dagli slogan ai cartelli alle azioni l’impressione che si ricava è quella di una minoranza che pensa di poter fare tutto quello che vuole. Anche i pacifici. Vogliono bloccare la tangenziale di Milano? Possono farlo. Vogliono bruciare cassonetti distruggendo beni pubblici e riempiendo l’aria di fumo velenoso? Possono farlo. Vogliono distruggere arredi urbani o veicoli? Possono farlo. Vogliono attaccare le forze di polizia? Possono farlo. A Milano il 18 ottobre hanno saccheggiato e distrutto i negozi del centro. Hanno potuto farlo quasi indisturbati. Se sei giovane e violento puoi farlo. La polizia starà attenta a non farti del male sennò i magistrati la farebbero pagare cara agli agenti che non scrivono manifesti e proclami, ma lavorano e quindi non hanno giustificazioni da condividere sui social.

Basta guardare i provocatori mentre con gesti sicuri fanno barricate e gli danno fuoco oppure lanciano bottiglie incendiarie dove capita e quel che si incendia a loro non interessa. Hanno portato gli attrezzi del mestiere come se fosse normale, ma guai a perquisirli e fermarli. I sacri diritti del giovane violento non si toccano!

In quei momenti chi manifesta e chi genera gli scontri si sente il padrone delle strade. Il numero è copertura e retrovia. Il numero è freno alla reazione della polizia. Il numero è giustificazione ultima di ogni azione. Sì molti condannano i violenti, ma tanti altri no. Basta seguire le interviste colte al volo per le strade e questo è il dato che colpisce: i “condanno ma”. E’ il ritornello delle sinistre e il monito del Capo dello Stato: “la repressione non basta, guardare alle cause del disagio”. Come se andare contro la polizia sfruttando le manifestazioni di massa fosse sintomo di disagio da capire e non da colpire.

Non è tutto spontaneo. C’è chi ha deciso di drammatizzare le rivendicazioni sempre più astruse e confuse che sembrano fatte apposta per non portare a nulla. Si provi a dire alla folla eccitata che il governo concede uno sgravio fiscale totale a chi affitta la casa ai giovani a canone concordato. Non sentirebbero nemmeno perchè sono in piazza per sfogarsi non per ottenere risultati concreti.

L’obiettivo a cui tengono è rovesciare il governo e insediarne uno che accolga le richieste poste a suggello delle proteste: no alle armi ossia niente riarmo europeo ossia niente Unione europea autonoma nella difesa e via dalla Nato ossia campo libero alla Russia che è una potenza imperialista completamente votata alla guerra.

Questo è il senso del clima pre insurrezionale che si sta creando. Le opposizioni al governo Meloni lasciano fare e applaudono perchè a loro basta che i giovani scendano in piazza e dimostrino che il governo Meloni non riesce a mantenere l’ordine pubblico. A legargli le mani ci pensano loro, i loro giornalisti, i loro magistrati, i loro intellettuali. La linea è chiara: non bisogna reprimere bensì prevenire ma senza poter usare gli strumenti per farlo e poi bisogna capire il malessere. Già il malessere di chi vuole disarmare l’Europa e favorire l’espansione russa con il pretesto del carovita. A sinistra lo sanno benissimo che è tutta una manfrina, ciò che conta è riprendersi il potere cantando Bella ciao e fingendo di essere antifascisti. Rimettere le mani sulle poltrone, spartirsi il sottogoverno e le nomine, essere di nuovo i grandi tessitori che muovono i fili dell’Italia, gestire la spesa pubblica rimettendo in pista vecchi e nuovi gerarchi abituati ai benefici del potere.

Una cosa è certa però: le piazze non finiranno con le opposizioni al governo se non passerà la linea Conte-AVS che poi è anche quella Salvini-Vannacci. Amicizia con la Russia e debito a valanga pronti ad uscire anche dall’euro e dalla UE. Altro che esercito europeo. Il Cremlino concederà solo la polizia municipale

Claudio Lombardi

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