Legge di stabilità 2016, luci e ombre

Ogni anno è la stessa storia. La legge finanziaria (di stabilità annuncia più un’intenzione che una funzione) scontenta molti e contenta pochi. Strano effetto per la legge più difficile dell’anno. Stabilire chi paga e chi prende non è mai facile per un governo. Ancora meno facile se si tratta di un governo composto da partiti che vivono grazie ai voti degli elettori (ma cambia poco con i governi tecnici che sempre il voto dei parlamentari devono ricevere). Che sono tanti e diversi. Diciamo subito una bestemmia così ci capiamo. Gli evasori fiscali reali o potenziali sono milioni. evasori fiscaliL’idea che se sei furbo abbastanza puoi farcela a pagare meno o niente pesa nelle simpatie elettorali. Sarà per questo che la lotta all’evasione fiscale, tra alti e bassi, è sempre sembrata un gioco di guardie e ladri nel quale i ladri hanno le scarpe giuste per correre e le guardie gli scarponi pesanti? Ma sì, è ovvio. E così il problema si prende alla lontana con mezze misure, con rinvii, con diluizioni. Insomma si fa di tutto per non essere drastici. Con tanti saluti al senso dello Stato e al patto sociale sul quale si regge. Poiché i danneggiati sono i cittadini onesti e sono la maggioranza il gioco funziona fino a che i danneggiati, appunto, lo sopportano.

L’esempio è estremo, ma il senso è chiaro: le scelte politiche fatte nella legge delle entrate e delle spese non sono le più razionali o le migliori in assoluto, ma sono quelle possibili negli equilibri esistenti.

arcipelago interessiLa legge di stabilità per il 2016 non sfugge a queste regole non scritte e si barcamena in un arcipelago di obiettivi ed interessi diversi. La novità è che, dopo anni di vacche magre, è la prima che agisce con una base di 30 miliardi di euro la metà dei quali di allargamento del deficit concesso dalla UE. Logica vuole che almeno questi 15 miliardi che vanno ad aumentare il debito (oltre quelli già previsti) debbano essere spesi bene. Vediamo se è così.

Su tutto domina la riduzione delle imposte che c’è anche quando non si vede. La voce più importante è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia delle precedenti finanziarie che prevedevano un aumento automatico dell’IVA. Si tratta di una minore entrata a fronte di spese già previste. L’effetto è quello di una riduzione di imposte perché avremmo dovuto pagare più IVA l’anno prossimo e non la pagheremo. E sono quasi 17 miliardi di euro. Altri 6 miliardi sono impegnati nella riduzione delle imposte e degli oneri contributivi. imposte sulla casaFra questi 3,7 sono dovuti all’abolizione della tassa sulla prima casa che è parte di un’imposizione fiscale sugli immobili che è triplicata dal 2012 ad oggi. Lasciamo perdere se è giusto oppure no ridurre questa imposizione, ma consideriamo i 3,7 miliardi come una copertura di spesa. Da questo punto di vista, in questa situazione, i 3,7 miliardi potevano essere destinati ad investimenti che avrebbero dato una spinta al rilancio dell’economia con effetti più certi rispetto all’incremento di reddito dei proprietari a cui si toglie la Tasi.

Fra le altre voci di spesa bisogna sottolineare gli interventi contro la povertà che, per la prima volta in assoluto, prevedono misure strutturali cioè stabili per 1,5 miliardi di euro. Non sarà la perfezione, ma è una svolta rispetto al passato. Altri interventi per la cultura e per gli enti locali. Bisognerebbe vedere nel dettaglio in cosa consistono queste spese perché è ormai risaputo che decidere una spesa non corrisponde ad interventi immediati, giusti e ben fatti. Spesso passano anni tra la legge e l’attuazione.

Con l’ulteriore flessibilità in deficit (clausola migranti) il governo prevede di tagliare l’Ires e di intervenire per l’edilizia scolastica.

pagamenti in contantiC’è poi la scelta di allargare il limite di uso del contante a 3mila euro. Che impatto finanziario può avere? Sicuramente non buono. In un mondo ideale non ci dovrebbe essere nessun limite. Poiché siamo nel mondo reale il traffico di contanti favorisce l’evasione, il riciclaggio e qualsiasi altro scambio che non vuole lasciar traccia. Se vogliamo parlare di luci e ombre questa è di sicuro un’ombra e anche abbastanza inutile nel senso che risponde ad un’esigenza di visibilità di un alleato di governo di ben scarso peso, l’NCD, ma dotato dell’arma del ricatto.

Nel complesso una finanziaria di compromesso e di transizione, ma con alcune scelte importanti per un Parlamento nel quale una maggioranza politica chiara non si è mai formata dopo le elezioni del 2013. D’altra parte anche le forze politiche sono in transizione vista la crisi nel centro destra e nel centro sinistra e dunque non ci si poteva aspettare un libro dei sogni. Comunque la discussione è appena iniziata e può darsi che la legge definitiva possa essere migliorata

Claudio Lombardi

Rifugiati: l’ esempio della Germania

Dopo anni di opacità, di scelte mancate, di esibizione degli egoismi nazionali nel giro di pochi giorni è accaduto qualcosa che rimarrà nella storia. La Germania ha deciso di applicare l’articolo della sua costituzione che obbliga all’accoglienza dei rifugiati politici e la cifra degli arrivi previsti nei prossimi mesi indicata dalla signora Merkel – 800mila profughi – è di quelle che lasciano senza parole. La Germania è pronta a riceverli e il popolo tedesco si è lanciato in una gara di solidarietà quale non si era mai vista in nessun paese europeo. Quando i tifosi arrivano ad esporre uno striscione allo stadio nel quale si da’ il benvenuto ai rifugiati vuol dire che l’opinione pubblica si è schierata. E non a parole. Le migliaia di profughi che sono arrivati a Monaco dall’Ungheria hanno trovato ad accoglierli non solo polizia e volontari, ma anche tanti semplici cittadini che li applaudono e che cantano l’inno dell’Europa mentre dagli altoparlanti della stazione si da’ loro il benvenuto.

benvenuti rifugiati stadioNo decisamente qualcosa di simile non era mai accaduto. Popolo, apparati statali, organizzazioni di volontariato uniti dallo stesso obiettivo e una leadership del paese capace di guidarli interpretando un sentimento diffuso, ma imprimendogli la forza del potere democratico che l’ha espressa ed inserendolo dentro un progetto politico. Gli estremisti di destra, i razzisti, i nazionalisti ridotti a povera cosa, a residui, quasi inevitabili scarti di una società complessa. Questi sono i fatti.

L’Europa che appariva sorda, muta e inerte viene rivitalizzata e riorientata dall’esempio tedesco e quella bandiera europea alla testa della marcia dei rifugiati in partenza da Budapest dovrebbe riportare tutti alla responsabilità di essere nella parte del mondo più evoluta, più libera, più ricca. Un Occidente del benessere e dei valori di rispetto della dignità umana e della libertà che ha il dovere di non arroccarsi nei propri confini.

invecchiamento popolazioneSi sa, struttura e sovrastruttura, interessi economici e idee e passioni si intrecciano nelle vicende umane. Che alla base della decisione della Germania ci sia il calo demografico previsto nei prossimi decenni che farà mancare milioni di lavoratori ad un’economia gravata dalla crescita della popolazione anziana è probabile. Gli esperti quantificano in 30 milioni questa necessità di mano d’opera per tutta l’Europa. L’invecchiamento della popolazione però è un problema anche nostro, anche di altri paesi. Soltanto la Germania però ha dato un taglio alle incertezze e alle polemiche decidendo di imboccare la strada dell’accoglienza, puntando ad aumentare la popolazione attuale e futura e sfidandosi ad integrare milioni di immigrati. L’accoglienza riservata ai profughi è il primo atto di questa sfida. Non si tratta però solo di un calcolo economico, altrimenti il popolo non si muoverebbe. Si tratta di qualcosa di più profondo che sfugge ai commenti più superficiali e miserevoli.

chiacchiere inutili SalviniChi fino a ieri sbraitava contro i clandestini e spargeva paura e odio verso tutti i migranti ignorando ragioni umanitarie e ragioni economiche oggi pontifica dicendo che è facile per la Germania scegliere i rifugiati e fra questi le famiglie siriane. E perché non l’hanno proposto loro per primi? Gretti, ottusi, dannosi e inutili per l’Italia. Che gente come Salvini possa essere seguito da tanti italiani segna la distanza culturale e civile con il popolo tedesco e condanna l’Italia a non capire i suoi stessi interessi. Si dice anche che il nostro paese, a differenza della Germania, non può permettersi i costi dei salvataggi e dell’accoglienza. Sì certo dato che abbiamo pagato finora i costi di una corruzione diffusa e di un saccheggio dei soldi pubblici che ha preso anche Rom e migranti come ostaggi così come ogni altro settore di intervento pubblico adesso non abbiamo i soldi per fare le politiche giuste. Ma quando si tratta di far lavorare come bestie gli immigrati (ma anche gli italiani) nella nostra agricoltura allora i clandestini diventano molto utili proprio perché clandestini. Anche loro ostaggi di un’arretratezza civile che fa paura.

cambiamento in EuropaComunque forse qualcosa sta cambiando in Europa ed è arrivato il tempo di una maggiore integrazione che vada oltre il livello intergovernativo. Il tema dell’immigrazione è di quelli più difficili da condividere, ma sta tutto dentro il progetto di un rilancio delle economie europee cui non bastano i capitali se poi mancano le energie fresche degli esseri umani che lavorano, creano e popolano i territori. L’economia europea del futuro dovrà inevitabilmente coltivare con maggior cura il proprio mercato interno perché il motore delle esportazioni da solo non basta più. E il mutamento di fronte al quale sta la Cina e del quale percepiamo solo i turbamenti di Borsa.

È indubitabile che le tragedie in corso in Medio Oriente e la spinta a cercare migliori condizioni di vita che muove milioni di persone in Africa e altrove non si risolvono con l’accoglienza in Europa. L’occidente deve prendersi le responsabilità che gli spettano per avere destabilizzato la Libia, la Siria, l’Iraq provocando gli sconvolgimenti da cui fuggono masse di disperati. Ma occorre fare di più perché nel lungo periodo si creino le condizioni per rendere accettabile restare nel proprio paese di nascita.

Sono temi questi ormai analizzati e dibattuti, maturi perché si arrivi alla decisione politica. La politica è stata per anni la grande assente sulle scene nazionali e su quella internazionale sostituita da decisioni frettolose e improvvisate non lungimiranti e senza progetto o da un dominio del denaro costituito in potere sovranazionale autonomo.

Adesso la Germania ha dimostrato che la politica esiste ed è ancora la funzione sociale di guida delle comunità umane e che nessun parametro economico la può sostituire. Anche questo è l’esempio della Germania che dobbiamo saper capire

Claudio Lombardi

Larghe intese e grandi coalizioni? No, destra e sinistra (di Salvatore Sinagra)

larghe intese nebbiaL’uscita di Berlusconi dalla maggioranza di governo non fa venir meno l’esigenza di ripensare alle larghe intese. Con il governo Monti PD e PDL furono “costretti” in una situazione di emergenza a convivere sotto uno stesso tetto, ma con il governo Letta si arriva ad una scelta deliberata anche in questo caso giustificata da un’emergenza pur se diversa da quella di due anni prima.

Stranezze italiane? No perché il governo di grande coalizione è ben conosciuto in altri paesi europei. Viene sperimentato in Belgio (dopo 541 giorni senza governo). Viene sperimentato in Olanda (liberali,e laburisti). In Germania è ancora Grosse Koalitionen tra democristiani e socialdemocratici (tra l’altro con ben tre diverse sinistre in Parlamento che avrebbero i numeri per governare, ma non lo vogliono fare). Grande coalizione anche in Austria. Un governo formato da socialisti e conservatori anche ad Atene. E poi Repubblica Ceca fino al caso, strano senza dubbio, dell’alleanza liberal-conservartice che governa a Londra, poiché il sistema Westminster è pensato per produrre governi monocolore.

opzioni alternativeRimangono immuni dalle larghe intese la Francia che ha un sistema elettorale a doppio turno di collegio e la Spagna che ha un proporzionale con circoscrizioni molto piccole.

Quasi del tutto esclusi dal governo i partiti dell’estrema destra, dell’estrema sinistra ed euroscettici.

Cosa significa questa “corsa” alle larghe intese a livello europeo? Qualche osservatore dice che le differenze destrasinistra si attenuano e lasciano il posto alla contrapposizione europeisti-euroscettici. Per il sociologo Francesco Giubileo invece, la politica potrebbe essere sconvolta da una nuova “lotta di classe” tra giovani e vecchi.

democrazia digitaleIn ogni caso non una bella prospettiva. Una lotta tra europeisti ed euroscettici potrebbe portare al collasso dell’Unione Europea che nel bene e nel male ha garantito all’Europa, con l’eccezione dei Balcani, quasi settanta anni di pace. E una lotta vecchi-giovani potrebbe portare alla fine di qualsiasi forma di solidarietà ed alla fine della coesione sociale. Insomma in entrambi i casi un futuro di maggiori insicurezze e di violenze. E in nome di quale progetto? Almeno destra e sinistra avevano (e hanno) una visione e un programma fondamentale che le identifica e le differenzia.

coinvolgimento cittadiniLe grandi coalizioni poi hanno due problemi: stanno tenendo ai margini dei governi le forze più estreme che, però, si stanno rafforzando dall’opposizione libere da responsabilità e dall’onere di dimostrare coi fatti le loro ragioni; e spesso i governi di larghe intese durano, ma non decidono. L’esempio lampante è l’Italia ove governi con ampie maggioranze avrebbero potuto agire con grande decisione nel dare una sforbiciata alla burocrazia, nel tagliare gli sprechi, nella lotta all’evasione fiscale e alla corruzione. Avrebbero potuto, ma non l’hanno fatto se non misura minima. Forse perché alcune scelte politiche che vanno a favore della stragrande maggioranza della popolazione non fanno guadagnare voti tra i beneficiari, ma li fanno perdere di sicuro tra le minoranze penalizzate sponsorizzate da un partito di governo?

solidarietàLa risposta a questi problemi è una maggiore chiarezza nei programmi politici a tutti i livelli per far emergere le diverse opzioni che esistono e che non possono convivere se non per brevi periodi e per obiettivi ben determinati. In Europa bisogna che si formi un governo europeo fondato su scelte chiare partendo da un ruolo decisionale del Parlamento europeo. A livello nazionale i partiti che storicamente si sono contesi il governo facciano programmi credibili che non nascondano le differenze, ma le rendano più chiare e legate alle strategie di lungo periodo e non alle convenienze del momento.

Insomma è ora che si torni al confronto destra – sinistra, ai nomi che identificano le grandi opzioni di governo e di sviluppo della società smettendo di far finta che uno stato di perenne emergenza giustifichi politiche di galleggiamento sulla crisi e di conservazione.

Salvatore Sinagra