Il mondo non ci fa sconti

Partiamo da un’affermazione di Giorgia Meloni nelle comunicazioni di oggi alla Camera e al Senato: “Le crisi di oggi non ammettono debolezze e ambiguità: o l’Europa difende i propri confini, la propria libertà e benessere o è destinata all’irrilevanza in un mondo che non fa sconti a nessuno “. Ecco il cuore della questione. Due guerre – una in Ucraina e l’altra in medio oriente iniziata a Gaza e proseguita in Iran – dicono che è così: siamo in un mondo “che non fa sconti a nessuno”.

Vorremmo ascoltare dai governi europei e dai nostri politici delle risposte all’altezza di questa situazione. Non ci interessa il tipo di uso delle basi militari né i dieci centesimi di aumento della benzina. Il rischio che corriamo è di essere comunque parte di una di queste guerre e di pagare un prezzo molto più elevato.

La Russia invade l’Ucraina per sfondare verso ovest e ricostituire un’area di dominio imperiale come quella dell’Unione Sovietica. L’Europa è preda in questa azione e l’intesa fra Trump e Putin ci pone in questa difficile posizione obbligando i paesi europei a bruciare le tappe per fornirsi di una difesa a 360 gradi inclusa la deterrenza atomica.

A sud una possibile evoluzione del medio oriente fondata sui Patti di Abramo con una prospettiva di pacificazione epocale sancita dalla convergenza verso un nuovo sviluppo economico che ne avrebbe fatto lo snodo di una via commerciale nuova tra India ed Europa (Corridoio IMEC), ha visto l’Iran con la sua galassia di milizie islamiste ergersi per sbarrare questa strada scatenando la guerra di Gaza per innescare un conflitto generale contro Israele. Non è accaduto perché gli stati arabi della regione hanno capito benissimo che il fine ultimo della teocrazia iraniana è non solo la caduta di Israele, ma anche diventare la potenza islamica dominante. La costruzione della bomba atomica e l’incremento dell’arsenale di missili e droni è al servizio di questo disegno. L’attacco israelo/americano vuole che fallisca, disarmare l’Iran e ristabilire il percorso dei Patti di Abramo. Chi lamenta l’assenza di una strategia finge di non sapere che di questo si tratta. Finge per non doversi schierare.

Tutto il dibattito europeo e quindi italiano va verso l’irrilevanza dell’Europa come se ciò che accade in medio oriente non la riguardasse e come se il grande scontro sulla rinascita del medio oriente basata sulla collaborazione tra paesi arabi e Israele potesse essere affrontato solo nella logica del dialogo e dei negoziati. Emerge la contraddizione tra il no alla bomba iraniana che riscuote una grande maggioranza di consensi in Europa e negli USA (ma ci sono anche i favorevoli) e l’impossibilità di fermare quel programma senza un intervento militare.

È difficile prendere atto che questo è un nodo che non si scioglie senza l’uso della forza e che è meglio impedire la costruzione della bomba piuttosto che farci i conti quando sarà montata sui missili. Cosa sia la Repubblica islamica fin dalla sua fondazione nel 1979 dovrebbe essere chiaro. I suoi fini sono sempre stati la guerra per distruggere Israele, per attaccare l’occidente e per prevalere nel mondo islamico. L’Iran ha perseguito questi obiettivi finanziando e organizzando milizie nei territori palestinesi, in Libano, in Siria, in Yemen, in Iraq. E ha puntato alla costruzione della bomba atomica all’ombra dei negoziati che hanno distratto gli Stati Uniti e l’Europa. D’altra parte se lo scopo fosse stato il nucleare civile non ci sarebbe stato motivo di superare il 60% di arricchimento e di costruire laboratori segreti sotto le montagne. Tuttora i governi europei sembrano cullarsi nell’illusione che non fosse così e che sarebbe bastato proseguire nei negoziati.

Certo, l’attacco di Stati Uniti ed Israele si pone fuori dal diritto internazionale, ma questa dimensione già non esiste più da anni. Sicuramente non esiste più da quando la Russia, membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU, ha invaso l’Ucraina. Lì si è sollevato il sipario che nascondeva la realtà di un mondo dominato dai rapporti di forza. È sempre stato così e, quando è sembrato che dominasse il diritto, è accaduto perché c’erano potenze che lo garantivano. Non si tratta quindi di entrare in un’era finora sconosciuta, ma di lavorare per ricostruire un nuovo ordine che, per essere credibile, deve passare dalla sconfitta delle forze del disordine e della guerra che oggi sono la Russia dominata dal putinismo e l’islamismo che vuole sottomettere il mondo degli infedeli.

Questi il contesto e le strategie in campo. Purtroppo non bastano le esortazioni al dialogo e la litania della pace. Nessuno nei paesi democratici fondati sulla libertà vuole la guerra. Sono i nostri nemici a volerla. Forse la rivoluzione culturale che bisognerebbe fare è accettare di avere dei nemici e di dover difendere la nostra vita, le nostre società, i nostri valori, i nostri stati

Claudio Lombardi

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