TROPPA ENERGIA FA MALE?
Un articolo sul Corriere economia ci parla del paradosso delle rinnovabili. Nel 2025 hanno superato il carbone diventando la prima fonte globale di elettricità. Un successo costruito in poco più di un decennio grazie al crollo dei costi del solare e dell’eolico (la Cina ovviamente), agli incentivi pubblici (pagati dai consumatori in bolletta) e alla corsa europea all’indipendenza energetica dopo la crisi del gas del 2022.
Ma proprio questo successo sta aprendo una nuova fase della transizione energetica, quella della cosiddetta «over generation». Il problema, oggi, non è più soltanto produrre energia pulita. È riuscire a utilizzarla tutta, quando serve. Il problema è soprattutto del solare. Nelle ore centrali delle giornate più soleggiate, la produzione fotovoltaica supera sempre più spesso la capacità della rete o della domanda di assorbirla. Il risultato è un eccesso di offerta che spinge i prezzi dell’elettricità sottozero e costringe gli operatori a staccare temporaneamente gli impianti.
In Germania e Francia, durante la primavera, i prezzi dell’energia sono arrivati fino a meno 500 euro per megawattora nelle ore di massimo irraggiamento solare: i produttori erano disposti a pagare pur di non staccare gli impianti. È il cosiddetto effetto di «cannibalizzazione» del fotovoltaico: più pannelli entrano in funzione contemporaneamente, più il valore economico dell’energia prodotta si riduce proprio nei momenti di picco produttivo.
Il paradosso è evidente: il sistema elettrico europeo rischia di avere troppa energia pulita concentrata negli stessi momenti, ma non abbastanza infrastrutture per distribuirla, accumularla o spostarne i consumi.
Il problema è evidente ed è di non facile soluzione a meno che non si adotti lo spegnimento o l’isolamento dei produttori in eccesso. COMUNQUE LA QUESTIONE CRUCIALE è CHE NELLE BOLLETTE (almeno in Italia) PREZZI NEGATIVI NON NE ABBIAMO VISTI. I meccanismi di formazione dei prezzi non possono continuare come sempre a premiare tutti con il prezzo delle fonti più costose. Si creano così rendite parassitarie assurde che i consumatori pagano senza nemmeno rendersene conto. E pensare che c’è chi chiede altri incentivi per le rinnovabili (guardare ad AVS e PD più ambientalisti vari).
Bisogna essere chiari: bloccare il cambiamento climatico o, peggio ancora, salvare il pianeta non può portare ad un drastico peggioramento delle condizioni di vita delle persone come sembra avere accettato la leadership europea con il green deal e con l’istituzione di una tassa sulle emissioni di carbonio (ETS). Espandere il ricorso alle rinnovabili non esime dal mantenere una base costante di produzione elettrica che colmi l’intermittenza di quelle fonti. L’ideale è il nucleare perché combina la neutralità delle emissioni con la stabilità. Certo, per l’Italia è un’energia del futuro dati i tempi di realizzazione, ma se tale scelta fosse stata fatta prima, oggi anche l’Italia avrebbe la sua quota di produzione elettrica indipendente dalle fonti fossili.
Per stabilizzare un sistema con una forte componente di rinnovabili occorre il nucleare, ma già oggi idroelettrico, solare ed eolico possono contribuire ad abbassare i prezzi in bolletta. È accaduto invece il contrario perché i consumatori hanno pagato per decenni gli incentivi e pagano l’elettricità al prezzo più alto in base al “famigerato” system marginal price che paga tutti i fornitori al prezzo di quello più caro sul mercato. Un’assurdità che si perpetua a danno delle famiglie e delle imprese e non c’è nessun segnale che si voglia cambiare sistema. È comprensibile e la spiegazione è nei moltissimi miliardi che vengono intascati dai produttori. Qualche dubbio su chi ha la faccia tosta di invocare altri incentivi per le rinnovabili viene…
- L.



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