ISRAELE VOTA
E non è una formalità, ma l’espressione di una vera democrazia dove l’opinione pubblica conta e si fa sentire nella più assoluta libertà. Ci ricordiamo l’anno di manifestazioni contro Netanyahu? E quelle per la liberazione degli ostaggi a guerra in corso? Gli elettori in Israele decidono. E ci sono anche i partiti arabi. Punto. Non c’è altro da dire.
Il problema è che Israele è l’unico paese con queste caratteristiche in una vasta area del mondo ed è a rischio perchè fin dalla nascita ha dovuto fronteggiare gli stati arabi e poi quelli del radicalismo islamico che lo hanno circondato con delle milizie nemiche votate alla sua distruzione.
Israele si estende su circa 21 mila km2 cioè è più piccolo della Toscana e ha 10 milioni di abitanti. Lo circondano 400 milioni di arabi, 90 milioni di turchi e 90 di iraniani.
I numeri dicono che solo la protezione degli Stati Uniti può garantire la sua sopravvivenza, ma l’Iran ha messo con le spalle al muro la macchina bellica americana e la classe dirigente attuale sembra non considerare più una priorità la sua presenza in medio oriente avendo anche incassato duri colpi nel corso della guerra con l’Iran.
Quale sarà il futuro di Israele? Ci ricordiamo chi sono i suoi nemici? Qualcuno sano di mente può pensare che sia meglio puntare su di loro? Il loro vero obiettivo è l’Europa, è Roma sede della Chiesa cattolica, loro non possono rinunciare alla conquista di quelli che considerano infedeli. In realtà Israele tiene a bada quel mondo di aggressività e di ottuso fanatismo. E lo fa anche per noi esattamente come l’Ucraina lo fa con la Russia.
Cosa augurarsi da questo voto? Che vinca qualcuno con l’intelligenza politica di continuare a costruire con singoli attori statali la strada degli Accordi di Abramo fondati sulla collaborazione tra arabi e israeliani. Inevitabile aprire una porta non ad uno stato palestinese assolutamente improponibile oggi, ma al rispetto reciproco. Israele deve essere garanzia di stabilità anche per i palestinesi riproponendo il percorso interrotto nel 2008. Forse qualcuno più disposto a trattare oggi ci sarà tra i palestinesi. I sondaggi dicono che non pochi sono stanchi di guerre e vogliono il benessere, ma questo presuppone la stabilità e la pace
Claudio Lombardi



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