Il dogma (la schifezza) dei doppi stipendi

I giornali di oggi riportano la notizia dei doppi stipendi di alcuni membri della Giunta nonché collaboratori del sindaco Marino. Per carità nessuna novità, la questione è di vecchia data, riguarda centinaia di persone e somiglia ad un dogma religioso: alcuni dipendenti pubblici cui si richiede (con il loro consenso) di prestare la loro opera in un’amministrazione diversa da quella da cui dipendono o anche in incarichi di rilievo politico istituzionale prendono sia lo stipendio che avrebbero preso se avessero continuato a lavorare da dove provengono sia quello del nuovo lavoro.

Giustificazioni giuridiche non esistono sia perché di lavoro se ne può fare uno alla volta (nonostante i tanti Mastrapasqua che girano nello Stato e negli enti pubblici) sia perché due stipendi dovrebbero compensare due lavori e, in questi casi, l’unico lavoro effettivamente svolto è quello nuovo.

Ovviamente qui non si discute del mantenimento del posto di lavoro originario anche se c’è un’ingiustizia clamorosa rispetto al settore privato. Provate da operaio o impiegato a chiedere di andare in un’altra azienda mantenendo il posto di lavoro che avete (e lo stipendio!) e sentirete la risposta.

Già che sbadati che siamo: qui paga lo Stato cioè tutti e nessuno quindi ogni magia è possibile. Per esempio la conservazione del livello di stipendio raggiunto (se guadagno 100 al Senato per esempio e mi chiedono di andare nel Gabinetto del Sindaco di Roma, per esempio, ho diritto di continuare a guadagnare 100). Strana cosa perché se io amministrazione di provenienza assumo Tizio per un lavoro che serve e che pago bene e se Tizio sceglie di andare da un’altra parte per quale caspita di motivo devo garantire a Tizio lo stesso stipendio? Mistero. Anzi no, è semplice: paga lo Stato cioè tutti e nessuno.

Il caso in questione, però, è ben peggiore perché non solo Tizio continua a prendere lo stipendio dell’amministrazione di provenienza, ma prende anche quello dell’amministrazione in cui presta servizio (o dell’incarico che svolge). Insomma un gioco di prestigio per cui Tizio continuando a fare un solo lavoro prende un doppio stipendio.

Si tratta indubbiamente di un dogma perchè nessuno lo ha mai seriamente messo in discussione. Persino chi si proclama di sinistra non ha fatto scandalo per questo gioco delle tre carte che sfacciatamente e spudoratamente garantisce cospicue rendite di posizione agli uomini di fiducia dei politici. A spese dei politici? No a spese nostre.

Per carità gli esperti di diritto avranno già inventato 100 giustificazioni a questo scandalo, ma voi non credeteci, non c’è copertura giuridica per quella che è una schifezza resa possibile solo grazie al potere. Una semplice legge di natura: la legge del più forte

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *