Lettera a Babbo Natale sul Servizio Sanitario Nazionale

Una lettera a Babbo Natale in piena regola è quella che ha scritto il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta che si è messo nei panni del SSN. Una simpatica iniziativa per richiamare alcuni punti caldi che toccano il Servizio Sanitario Nazionale. Ne riproduciamo ampi stralci partendo dall’incipit nel più classico stile natalizio.

servizio sanitario nazionale“Caro Babbo Natale, sai bene che nelle tue peregrinazioni attorno al globo per la puntuale consegna dei regali, l’Italia è uno dei pochi posti dove, in occasione dei tuoi malanni, sei stato assistito e curato da tutti in maniera amorevole e soprattutto gratuita. Questo è possibile perché dal 23 dicembre del 1978 a me, Servizio Sanitario Nazionale, è stato assegnato l’insostituibile compito di «promuovere, mantenere e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione», nel rispetto dell’uguaglianza e della dignità di tutte le persone. Purtroppo, nonostante la mia estrema generosità e il mio spirito di sacrificio, negli ultimi anni vengo ripetutamente maltrattato da tutti, quasi fossi colpevole solo di esistere. Dai vari Governi che tagliano continuamente il mio finanziamento per destinarlo ad altre cose importanti (ma, pur dichiarando i miei conflitti di interesse, mi chiedo cosa c’è di più importante della salute…), da 21 Regioni che hanno interpretato l’autonomia per anarchia, condizionando la tutela della salute delle persone al CAP di residenza, da frodi e ruberie che sottraggono impunemente preziose risorse, da una gestione delle aziende sanitarie guidata da metodi e strumenti dell’industria manifatturiera, da manager troppo spesso obbedienti solo a chi li ha messi sulla poltrona, dalle continue lotte tra professionisti (ospedalieri vs universitari, medici di famiglia vs specialisti, medici vs infermieri), sindacati, società scientifiche, sempre l’un contro l’altro armato per difendere strenuamente il proprio orticello, dall’industria farmaceutica e tecnologica che immette sul mercato innovazioni dal costo immorale oppure assolutamente inutili, da cittadini e pazienti ormai convinti che il mio “nomignolo” stia per Supermercato Sanitario Nazionale. Negli anni ho sempre lavorato a testa bassa cercando di salvare il salvabile, ma ormai stanco e deluso, prima di togliere le tende e uscire di scena in punta di piedi, faccio un ultimo disperato tentativo appellandomi alla tua capacità di soddisfare i desideri di tutti, grandi e piccini. Sai bene che in questi anni non ti ho mai scritto, ma nel giorno del mio 37° compleanno mi sono reso conto che è arrivato il momento di stilare la lista dei regali che vorrei trovare sotto l’albero per continuare a svolgere dignitosamente il mio compito e garantire alle future generazioni il bene più prezioso”.

salviamo ssnEd ecco una sintesi dei regali chiesti a Babbo Natale.

“Vorrei un Governo capace di offrire ragionevoli certezze su quanto ossigeno può garantire per la mia sopravvivenza, evitando gli estenuanti tira e molla sul finanziamento pubblico che mettono a dura prova la mia resilienza”.

“Vorrei che qualcuno si occupasse di regolamentare al più presto la “concorrenza”, perché se il “pilastro assicurativo” continuerà a espandersi subdolamente tra le mie crepe, io morirò senza funerale, ma tutti si accorgeranno del mio trapasso quando al pronto soccorso bisognerà esibire la carta di credito”.

“Vorrei che il ministero della Salute fosse finalmente capace di potenziare gli strumenti di indirizzo e verifica sulle autonomie regionali…..”

“Vorrei che le Regioni avviassero un serio programma di disinvestimento dagli sprechi al fine di recuperare in maniera per me indolore il contributo richiesto loro dalla Legge di Stabilità”.

“Vorrei che le Aziende sanitarie pubbliche e private fossero meno competitive e più collaborative, evitando logiche di marketing e duplicazioni di servizi finalizzate solo ad attrarre cittadini e pazienti, sempre più abbagliati dalle innumerevoli false innovazioni che invadono continuamente il mercato della salute”.

Italia malata“Vorrei che i medici tornassero ad essere leader indiscussi del sistema previa riconquista di posizioni e valori perduti nel corso degli anni: dall’identificazione delle prescrizioni inefficaci e inappropriate a un aggiornamento professionale che vada oltre il “creditificio” e i “baracconi fieristici” dei congressi, dall’autoregolamentazione etica della libera professione alla gestione trasparente dei conflitti di interesse, da una sana collaborazione interprofessionale a una rinnovata relazione con il paziente sotto il segno del processo decisionale condiviso”.

“Vorrei che l’Università insegnasse alle nuove generazioni di professionisti tutto ciò che occorre per affrontare le sfide che li attendono nel mondo reale”.

“Vorrei che i cittadini ridimensionassero le aspettative irrealistiche nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile, accettando che io sono stato creato per tutelare la loro salute e non per soddisfare i capricci più voluttuari”.

“Vorrei che l’appropriatezza fosse considerata da tutti un valore insostituibile che deve condizionare la domanda e l’offerta di servizi e prestazioni sanitarie e orientare il loro finanziamento”.

“Vorrei che fosse sempre la salute delle persone a guidare tutte le politiche del Paese, non solo quelle sanitarie, ma anche quelle industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali”.

“Vorrei dedicarmi sempre di più a prevenire le malattie e sempre meno alla loro faticosa riparazione che oggi assorbe oltre il 95% delle mie attività”.

“Sì lo so, sto chiedendo troppo, difficilmente tutti i regali riusciranno a passare dal camino. In ogni caso, caro Babbo Natale lasciali pure dove vuoi perché io da 37 anni sono sempre sveglio H24 e 7 giorni su 7 per tutelare, sempre più a fatica, la salute di 60 milioni di persone”.

Link alla versione originale http://www.gimbe.org/report_attivita/pubblicazioni/articoli/20151222-S24HS-AdP41-imp.pdf

Una regia nazionale per la lotta agli sprechi in sanità

regia nazionale sprechi sanitàUn interessante articolo di Nino Cartabellotta sul Sole 24 ORE Sanità fa il punto sulla questione dei tagli alle spese regionali inseriti nella legge di stabilità. Di fronte allo scontro tra governo e regioni l’autore si domanda se la politica intenda realmente tutelare la salute dei cittadini italiani, secondo quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione. Il rischio, infatti, è che nello scontro istituzionale in corso la politica finisca per contribuire all’affossamento del nostro modello di Sanità pubblica.

Si sa che in ballo c’è la lotta agli sprechi che esistono e sono fatti di molte componenti: sovra utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate; frodi e abusi; tecnologie sanitarie acquistati a costi eccessivi; sotto utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate; complessità amministrative; inadeguato coordinamento dell’assistenza tra vari setting di cura.

Il fatto è che, ricorda Cartabellotta, ciascuna delle categorie di sprechi può essere arginata solo condividendo gli obiettivi tra Stato e Regioni, utilizzando metodi e strumenti efficaci e coinvolgendo attivamente aziende sanitarie e professionisti. Occorre, quindi, una regia nazionale, senza la quale la spending review “interna” non sarà facilmente attuabile dalle Regioni, in particolare da quelle che sommano: inadempimenti dei Lea, conto economico negativo, aumento delle imposte regionali e mobilità sanitaria passiva.

spese regionaliLa realtà è che ci sono “Regioni avvezze a difendere strenuamente anche servizi sanitari inefficaci, inappropriati e spesso dannosi per mere logiche di consenso elettorale”.

Continua Cartabellotta “se il mantra del Patto per la salute è rinunciare a una spending review centralista, fatta prevalentemente di tagli lineari, lo Stato non può permettersi il lusso di delegare alle autonomie regionali l’identificazione degli sprechi che si annidano a tutti i livelli senza fornire chiare linee di indirizzo, perché rischia di commettere lo stesso errore del 2001, quando con la riforma del Titolo V ha “consegnato” la Sanità alle Regioni, rinunciando alle indispensabili attività di indirizzo e verifica. Oggi le conseguenze di una abdicazione dello Stato sarebbero di gran lunga più disastrose, perché non ci sono risorse in esubero per compensare ritardi, errori e furberie”.

tagli e sprechi sanitàCartabellotta richiama anche la responsabilità e il “contributo attivo dei professionisti, “spettatori innocenti” e incapaci di qualunque reazione propositiva. Tutte le categorie professionali variamente schiacciate tra contingenti necessità di contenere i costi, irrealistiche aspettative dei cittadini e assillanti timori medico-legali, preferiscono concentrare gli sforzi nel mantenere privilegi acquisiti e/o rivendicare i propri interessi di categoria”.

La conclusione è che il SSN non ha bisogno di riforme, ma di “azioni mirate e innovazioni di rottura che richiedono volontà politica condivisa, un’adeguata (ri)programmazione sanitaria basata sulle conoscenze, un management rigenerato, una rigorosa governance dei conflitti di interesse, l’impegno collaborativo di tutti i professionisti sanitari e la riduzione delle aspettative dei cittadini nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile”.

Tratto dall’articolo pubblicato sul Sole 24 ORE sanità del 28 ottobre-3novembre 2014