Guerra o pace? Niente sconti a chi non sa difendersi

Chi può desiderare la guerra e non la pace? Probabilmente nessuno, ma la vera domanda è un’altra: chi è pronto a difendere il proprio paese e la propria libertà? Se lo si chiede ad un israeliano o ad un ucraino la risposta è nei fatti e nelle immagini che da anni raccontano di una lotta durissima per resistere a chi vuole cancellare i loro paesi. Entrambi si difendono da chi ha proclamato l’obiettivo di eliminarli. L’Ucraina da più di quattro anni. Israele da 77 anni ovvero da quando il neonato stato israeliano fu attaccato da alcuni stati arabi dando inizio a lunghi anni di guerre e terrorismo per ottenere quel risultato che ha trionfato nelle manifestazioni dei cosiddetti pro pal in Europa: “Palestina libera dal fiume al mare”. Libera dagli ebrei ovviamente. E altrettanto ovviamente con la guerra.

Gli europei sono stati fortunati. Nel corso degli 80 anni che ci separano dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale i conflitti nel mondo non sono mai mancati, ma noi europei abbiamo beneficiato di lunghi anni di pace e di benessere. Giustamente vorremmo che non finissero mai. C’è qualcosa che possiamo fare perché sia così?

L’Ucraina combatte, Israele combatte. Perché non fanno la pace? Oppure perché non si arrendono mettendosi nelle mani di chi li aggredisce? Risposta difficile.

Anche la Repubblica islamica dell’Iran è stata attaccata da Stati Uniti e Israele. Non è stato l’inizio del conflitto, ma solo una fase. Il vero inizio è la rivoluzione islamica del 1979 quando nacque il regime teocratico degli ayatollah che proclamò subito il suo programma: morte ad Israele e all’America. Da allora tante fasi diverse fino al 7 ottobre 2023 quando l’invasione da Gaza scatenò il conflitto che dura tuttora. Il disegno era quello di circondare Israele con le milizie organizzate e armate dall’Iran per annientare le difese israeliane e procedere ad attuare il disegno di sterminio annunciato per decenni.

La mobilitazione congiunta israeliana e statunitense aveva suscitato tante aspettative soprattutto tra gli iraniani massacrati dalle milizie islamiche, poteva essere l’atto finale del regime. Non è andata bene. Il regime (non il popolo) ha combattuto e ha vinto perché sapeva che il presidente degli Stati Uniti non aveva nessuna intenzione di andare oltre un’azione di breve durata e non voleva impegnarsi in una vera guerra. Gli apparati che hanno il potere nella Repubblica islamica, invece, erano disposti a sacrificare tutto pur di rimanere al comando. La scuola è la stessa di Hamas e di Hezbollah: il popolo come carne da cannone per sbarrare il passo al nemico. Trump, invece, ha alzato bandiera bianca concedendo all’Iran una vittoria che lo consacra come grande potenza regionale.

Cosa ha bloccato il Presidente? Il disinteresse per il ruolo di superpotenza globale e l’interesse degli americani di non pagare alcuna conseguenza per una guerra lontana. A Trump è bastato conquistare la ribalta, esibirsi come comandante in capo, tenere il mondo in sospeso con le sue oscillazioni umorali. Capito che gli Stati Uniti avrebbero dovuto impegnarsi in una guerra vera ha abbandonato il campo, i paesi arabi amici e Israele più gli Accordi di Abramo che erano la strategia creata nella sua prima presidenza.

Le conseguenze di questa rinuncia si vedranno negli anni e saranno pesanti. Adesso la dittatura islamica iraniana sa che non può essere piegata facilmente e gli islamisti sanno che nessuno li respingerà e che l’Iran sarà sempre lì a supportarli con più soldi e più mezzi. Gli Stati Uniti non hanno preparato la guerra che poteva cambiare la storia del medio oriente e gli stati europei si sono nascosti dietro la retorica della pace e del dialogo. In parte sono giustificati: decine di milioni di immigrati musulmani uniti da una religione fatta di certezze in un contesto sociale debole e confuso, le generazioni successive rimaste legate a quella identità, l’assoluta contrarietà delle opinioni pubbliche ad accettare la guerra per affermare gli interessi europei, la debolezza delle forze armate, la mancanza di una proiezione geopolitica europea (la Libia è un protettorato russo e turco di fronte alle coste italiane). All’Europa non si poteva chiedere più che discorsi di pace in medio oriente. Già è una svolta storica l’impegno a sostenere con finanziamenti ed armi l’Ucraina. Aggiungervi il medio oriente avrebbe significato un impegno diretto sul campo. Semplicemente impossibile.

Torniamo alle domande iniziali e ne aggiungiamo un’altra. Chi è pronto a difendere il proprio paese e la propria libertà? Può uno stato o un’associazione di stati difendere i propri interessi senza una deterrenza basata sulla capacità militare offensiva e difensiva? Questo è il punto.

Il mondo reale non fa sconti a chi non sa difendersi. Significa che bisogna prepararsi alla guerra? Sì e smetterla con la stupida contrapposizione tra “burro e cannoni” perché senza cannoni il burro se lo prendono i nemici. La mano si può tendere se è forte.

Claudio Lombardi

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