Il provocatore al vertice degli USA
Ma cosa vuole Trump? Hanno provato ad interpretare le sue richieste, ad anticiparle, lo hanno accarezzato per non turbarlo con parole aspre, ma è stato tutto inutile. La sceneggiata sulla Groenlandia è fin troppo chiara. Trump vuole la rottura con l’Europa e la fine della Nato per allearsi senza più freni con la Russia alla quale ha già spianato la strada verso ovest. Tutto qui? No, c’è di più: senza chiedere nulla in cambio. Di fatto sta dando carta bianca al fallito del Cremlino che, forse, ha avuto o ereditato un solo merito nel passato: aver reclutato il futuro presidente degli Stati Uniti. Per quanto possa essere clamorosamente assurdo è questa la verità che la prova dei fatti sta rivelando. Siamo all’80% del disvelamento, manca ancora qualche tessera al mosaico, ma il disegno si vede già benissimo ed è proprio quello.
Si diceva che volesse l’aumento delle spese militari degli alleati europei per alleggerire l’onere per gli Usa. L’ha ottenuto. Si diceva che voleva competere meglio con l’Europa con i dazi cioè facendo pagare una tassa agli americani. L’ha fatto. Si diceva che voleva chiudere la guerra di Ucraina, per questo ha tagliato gli aiuti a Kiev cercando in tutti i modi di facilitare la guerra del Cremlino. Da giugno non manda più nulla e in agosto ha applaudito Putin in Alaska. È stato bravo, ha fatto la sua parte, ma l’Europa si è addossata il sostegno dell’Ucraina e poi gli ucraini stessi si sono messi di traverso ostinandosi a combattere per liberarsi dei russi invasori (di qui le invettive di Trump contro Zelensky ostacolo alla pace). Si diceva che la pretesa di avere la proprietà della Groenlandia rispondeva ad un’antica esigenza strategica degli Stati Uniti e poteva avviare trattative riservate per avvicinarsi a quell’obiettivo e nel frattempo riempire l’isola di basi militari e scavare miniere. Poteva farlo, ma non ci ha pensato nemmeno per un minuto e, in un crescendo di provocazioni pretestuose, è giunto alla minaccia esplicita di uso della forza contro un paese Nato. Una pura volontà di provocazione cercando a tutti i costi uno scontro.
Bisogna prendere atto che il disegno strategico converge verso un solo risultato: alleanza Usa-Russia o, meglio, portare gli Stati Uniti a convergere sugli obiettivi russi perché Putin abbia il suo impero e risollevi con lo sfruttamento e l’aiuto americano la Russia dal disfacimento provocato dalle sue guerre.
Questo sta succedendo. In funzione anticinese? Non si sa. Rompere con l’Europa indebolisce forse la Cina? Gli Stati Uniti stanno conducendo una politica di potenza che spazia dal Sudamerica al medio oriente in nome del contrasto all’espansione cinese. Il controllo del mercato del petrolio ha questa impronta e ce l’hanno anche i minerali della Groenlandia e del Venezuela. Si sa però che sia il petrolio che i minerali richiedono enormi investimenti e tempi lunghi. La realtà che resta è la sovraesposizione degli Usa che rompono le alleanze storiche corteggiando un ipotetico alleato che ha l’unico “pregio” di seimila testate atomiche. Tuttavia il ruolo che la Russia potrà realisticamente avere (anche dopo la sottomissione di mezza Europa che Trump auspica) sarà quello di junior partner degli Stati Uniti esattamente come oggi lo sta diventando della Cina.
Più probabile è che Putin usi Trump e gli Stati Uniti come un tram per tornare ad essere una potenza imperiale e porsi fra questi e la Cina come terzo padrone del mondo.
La provocazione sulla Groenlandia deve dare la sveglia agli europei. Ora si capisce meglio il senso di tanto antieuropeismo sparso a piene mani. Indebolire la preda per il padrone la cui immagine veniva anche esibita sulla maglia da qualcuno che si spacciava per sovranista. Meglio svegliarsi e parlare chiaro tanto non c’è più spazio per mediazioni al ribasso. Chissà se anche Giorgia Meloni capirà che il suo equilibrismo fra Trump e l’Europa non ha più nessun senso
Claudio Lombardi



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